28/07/15

Nirvana #14



A me Nirvana mancherà moltissimo. La serie scritta da Emiliano Pagani e disegnata da Daniele Caluri, che si conclude con questo quattordicesimo numero, era uno dei pochissimi fumetti che aspettavo con gioiosa trepidazione, nonché una delle cose migliori e più originali uscite in edicola da parecchi anni a questa parte. Mi sembra però che non se ne sia parlato abbastanza, e non come meritava, forse perché era un fumetto piuttosto atipico per lo stagnante panorama editoriale italiano, che propone soprattutto lavori fatti anche molto bene ma completamente avulsi dalla realtà, e sempre ambientati in qualche confortevole “altrove” spazio-temporale.
Le disavventure di Ramiro Tango, un meschino delinquente di piccolo calibro, sono invece perfettamente contemporanee, inconfondibilmente italiane, e rappresentano un potente antidoto contro la scontata eppure ricorrente stupidità di cui ci nutriamo ogni giorno sui vari social network. I mostri dei nostri tempi si scatenano lì, e sono gente come la ragazza che incita allo stupro ma ama i gattini batuffolosi, oppure come il devoto di Padre Pio che vuole sterminare i poveri, e in questo fumetto tutte le loro contraddizioni, tutta la loro arrogante ipocrisia, sono messe cinicamente alla berlina. Attenzione però, non si tratta di un pretenzioso trattato di sociologia spicciola, ma di una divertentissima girandola di situazioni paradossali, magnificamente interpretate dai disegni di Caluri, che deforma i classici “pupazzetti” da fumetto umoristico in maschere grottesche, sintesi perfetta di certi tipi umani che incontriamo ogni giorno.
La vicenda si conclude in modo abbastanza inaspettato, con una violentissima orgia di sangue, dopo la quale, però, non ho potuto fare a meno di sciogliermi in ultimo sorriso, amaro, assertivo e liberatorio.

Alessio Bilotta




Nirvana #14 - Colpo di pistola (Adius)
Panini Comics | 64 pagg. b/n | € 2,90

24/07/15

RIPETIZIONI DI STORIA: "HYPNAGOGIC REVIEW"


Il sonno e i sogni sono stati un tema molto importante nei fumetti fin dagli albori di questo medium, con le fantasmagoriche avventure di Little Nemo ad opera di Winsor McCay.
Più di recente, alla fine degli anni '90, è stato l'autore serbo Aleksandar Zograf, più noto per i suoi reportage a fumetti sulla guerra dei Balcani, a dare un contributo originale con Hypnagogic Review, un'autoproduzione composta da 6 piccoli albi spillati.
Le visioni "ipnagogiche" protagoniste di questo singolare fumetto altro non sono che le strane e spesso inquietanti immagini che si formano nei brevi istanti fra veglia e sonno, e che Zograf ha accuratamente raccolto e fissato su carta nel corso di diversi anni. Per quanto generate dall'inconscio profondo dell'autore, non fatichiamo a riconoscere queste misteriose apparizioni, se non proprio come familiari, almeno come attendibili, forse perché certi meccanismi onirici sono comuni a tutti.
Un esperimento affascinante e curioso, che ci fa immergere in un delirio visuale che pochi altri artisti hanno saputo intercettare.

Alessio Bilotta

23/07/15

Pretty Deadly vol. 1


Prima di scrivere questi inviti alla lettura, mi documento un po' in rete. Scopro quindi con ritardo, grazie a Fumettologica (qui), che questo titolo sarebbe stato al centro di controversie legate non direttamente al fumetto, ma alla locuzione "western al femminile". Se la cosa vi interessa, leggete il bell'articolo al link che vi ho indicato, in questo post ci serve solo sapere che per Pretty Deadly si deve parlare di autrici e protagoniste, al femminile assoluto, perché sono tutte donne, compresa la colorista Jordie Bellaire.
La serie scritta da Kelly Sue DeConnick è ambientata in un bizzarro west magico, con suggestioni e personaggi che rimandano un po' alla mitologia di Sandman, considerando che una delle eroine è figlia della Morte mentre un'altra dovrebbe esserne la predestinata alla successione. Una trama a dire il vero un po' involuta e poco chiara in certi passaggi, ma si passa sopra volentieri a queste sbavature grazie ai disegni di Emma Ríos, che valgono da soli l'acquisto del volume. Al di là dello spettacolare tratto "fusion", che amalgama efficacemente comics e manga, quello che colpisce è la rinuncia quasi completa ai bordi e al tradizionale spazio bianco fra una vignetta e l'altra. La soluzione più utilizzata prevede l'inserimento di riquadri piccoli all'interno di illustrazioni a tutta pagina, in una tensione all'horror vacui che, se da una parte può lasciare storditi, dall'altra non concede nulla alla noia. Degno di nota anche il montaggio spezzettato e frenetico, che tiene sempre altissimo il ritmo della narrazione.

Alessio Bilotta


Pretty Deadly vol. 1 - L'avèrla
Bao Publishing | 144 pagg. colore | € 14


22/07/15

LA NUOVA ALBA DEI MORTI VIVENTI


È uscito oggi, in allegato con La Gazzetta dello Sport, il primo numero di una nuova collana settimanale dedicata a Dylan Dog, che riproporrà in albi singoli tutte le 52 storie già apparse finora sul Color Fest, testata che ha ospitato spesso autori che abitualmente non lavorano per l'indagatore dell'incubo.
L'eccezione è rappresentata da questa prima uscita che, con una sfiziosa scelta editoriale, propone un inedito remake della primissima avventura di Dylan, pubblicata nel lontano 1986.
Il soggetto funziona ancora, e la sceneggiatura di Roberto Recchioni, pur con molte meno pagine a disposizione, riesce a rispettarne la mitologia, presentando il personaggio ai possibili nuovi lettori e curando con grande attenzione le atmosfere, elemento fondamentale di qualunque storia dell'orrore, grazie anche al decisivo contributo di Emiliano Mammucari ai disegni e Annalisa Leoni ai colori. Per un team meno dotato poteva essere un'impresa complicata restituire il giusto clima dovendo rinunciare al classico bianco e nero, e invece i personaggi risultano incisivi quasi in ogni vignetta, e gli ambienti fortemente evocativi, in particolare il bosco notturno. Peccato solo che la notevole copertina di Carmine Di Giandomenico raffiguri una ragazza diversa dalla protagonista.
Come scritto nell'introduzione, il formato dell'albo è "quasi" quello di un comic-book (solo un po' più basso), quindi decisamente difforme rispetto al classico libretto bonelliano, soprattutto nella foliazione; non so se questa iniziativa avrà anche il valore di un test, ma se così fosse,  il successo di un formato più agile potrebbe aprire nuove e interessanti prospettive nell'editoria a fumetti italiana.

Alessio Bilotta


La nuova alba dei morti viventi
(Dylan Dog - I colori della paura #1)
RCS MediaGroup | 36 pagg. colore | € 1,99

21/07/15

MOHAWK RIVER


Per poter definire "classica" un'opera, in genere si deve aspettare il responso del tempo, che la colloca in una categoria piuttosto che in un'altra sulla base di dati e sensazioni via via accumulati. Esistono alcuni esempi, però, che sembrano dei classici all'istante, e che possiamo riconoscere come tali prendendo come parametro di paragone principale la solidità, sia della sceneggiatura che dei disegni.
Il fumetto di oggi, uscito da poco in edicola, può essere un "classico istantaneo", perché si pregia di una storia avvincente e di personaggi ben scritti, ad opera di Mauro Boselli, oltre che di una parte grafica che forse è una delle cose migliori fatte da Angelo Stano nella sua brillante carriera. Non è facile caratterizzare in maniera così netta i volti di tanti personaggi utilizzando uno stile naturalistico, ma Stano riesce nell'impresa, anche grazie al suo stile un po' spigoloso, che accentua al meglio le differenze. Le tavole più spettacolari sono forse quelle di ambientazione naturale e notturna, in cui il senso di grandiosità e pericolo si avverte distintamente, e dove possiamo apprezzare al meglio il tratteggio sporco e sfumato.
Una storia piena di violenza feroce e di personaggi umanissimi e dubbiosi, dove le contese coloniali fra inglesi e francesi della seconda metà del Settecento, alla fine, sono soltanto una scenografia per parlarci della dignità, del coraggio e del senso di giustizia delle persone, che travalicano alleanze di comodo e schieramenti politici. Molto belli e bene amalgamati con i disegni anche i colori, sempre realizzati da Stano.
Alessio Bilotta


Mohawk River (Speciale Le Storie #2)
Sergio Bonelli Editore | 128 pagg. colore | € 6,00

20/07/15

DA DOVE VENGONO I CANI ROSA?

Avete presenti gli abitanti qualunque di Topolinia e Paperopoli? Quelli che appaiono quasi solo sullo sfondo e che al massimo pronunciano qualche battuta? E che, invariabilmente, hanno le scialbe fattezze di un cane rosa (disneyano, certo, ma pur sempre cane) vestito di tutto punto? Ecco, io ne sono ossessionato da sempre, perché non ho mai sopportato quell'omogeneità anonima che tanto li differenziava dagli altri personaggi.
A dire il vero, non so neppure se siano ancora presenti nelle storie di topi e paperi, ma quando ero bambino i fumetti ne erano pieni zeppi. Ho potuto anzi riscontrare, grazie alle recenti ristampe, che anche Carl Barks e Romano Scarpa li usavano tantissimo. Chiaramente in questo modo le fattezze dei veri protagonisti risaltavano di più, e però penso si potessero studiare anche altre soluzioni.

I cani rosa attaccano Paperone

Di tanto in tanto, compariva anche qualche maiale

Da dove arrivano questi cani rosa? Uno dei prototipi fu probabilmente il criminale Giuseppe Tubi (Joe Piper, in originale), antico antagonista di Topolino in una celebre storia di Floyd Gottfredson del 1938, che precedette di poco Basettoni e Manetta. Il momento preciso nel quale i cani rosa si sono moltiplicati nei fumetti Disney, tuttavia, mi è ancora ignoto.

Giuseppe Tubi

Qualche anno fa, l'artista Niklaus Rüegg realizzò un libro (Spuk, cioè "fantasma") eliminando personaggi, balloon ed onomatopee da alcune storie di Carl Barks e raggiungendo in tal modo l'effetto straniante che potete ammirare nella tavola seguente:


Una desolazione resa ancor più inquietante dai colori piatti e violenti, che suggerisce un punto di vista inedito per studiare le storie con personaggi Disney e anche tutti gli altri fumetti più in generale.
Spero che qualcun altro, prima o poi, ripeta l'esperimento lasciando anche i cani rosa, sono sicuro che scopriremmo trame nascoste e incredibili.

Alessio Bilotta

18/07/15

UWAS#57: "SUPER PIXEL QUEST"


Okay, c'è un piccolo problema qui, che mi era stato anticipato quando ho cominciato a recensire fumetti web. Ad un certo punto, mi si diceva, ad un certo punto non saprai più di che parlare. Ad un certo punto sarai a corto di argomenti. Certo, puoi tirar fuori XKCD, Boulet, Eriadan, ma guarda che poi ad un certo punto dovrai raschiare il fondo del barile, dovrai smettere, ad un certo punto, o parlare della merda. E non della merda in senso scatologico, della merda in senso qualitativo, che ad un certo punto, mi si diceva quando cominciai, i bei fumetti finiscono e cominciano quelli mediocri, poi finiscono anche quelli e ci sono quelli brutti, poi finiscono anche quelli e c'è la merda, e la merda su internet non è come la merda delle autoproduzioni, eh no, mi si diceva allora, la merda delle autoproduzioni comporta dei soldi, la merda di internet comporta solo uno scanner e tanto tempo a disposizione, sarai circondato dalla merda, ad un certo punto, sarai sommerso dalla merda, sarai SEPOLTO da chilometri e chilometri di merda impubblicabile e incommentabile ed illeggibile, ed allora a quel punto smetterai.
Tra quanto, chiedevo io.
Eh, dopo una cinquantina di recensioni, mi si diceva.

E invece.
E invece io sono ancora qui sepolto sotto una montagna di roba di qualità che ogni settimana non so quale pescare senza far torto a qualcuno di cui ancora non ho parlato. Scavo scavo scavo, e ancora trovo l'oro.
Oggi si parla di un gioiellino senza testo, b/n, minimalista e con una animazione ridotta all'osso di un illustratore francese non molto conosciuto da noi, Emmanuel Espinasse, che qualche anno fa raggiunse una certa notorietà digitale con Super Pixel Quest. Che cos'è? E' una storiella semplice, un giochino da tesi di laurea per illustratori, un omaggio alla sottocultura nostalgica del pixel e dei videogiochi della LucasArts. Il protagonista è un anonimo omettino nudo dai grandi piedi che deve trovare una lampadina, e nel farlo si trova a vagare, come nella migliore tradizione, tra sotterranei e castelli stregati, cercando di sfuggire alle minacce messe in atto da un malefico gnomo. Lo storytelling è originalissimo, e risponde con intelligenza alle limitazioni del monitor, creando dal nulla uno schema narrativo che non segue alcuna linearità tradzionale. Molto carino, molto piacevole, una lettura veloce adatta ai climi tropicali di questi giorni. Pare che esista anche un'altra avventura, ma per ora non l'ho trovata. Se qualcuno la scopre, mi faccia sapere.
Heike
- Super Pixel Quest
- Emmanuel Espinasse

17/07/15

RIPETIZIONI DI STORIA: "OMEGA LO SCONOSCIUTO"

Cover del #1, di Ed Hannigan e Joe Sinnott (1976)

Gli anni '70 sono stati senz'altro uno dei periodi creativamente più interessanti per la Marvel, perché furono pubblicati molti titoli sperimentali, alcuni dei quali capiti e rivalutati solo molto tempo dopo. È il caso di Omega the Unknown, serie di appena 10 numeri scritta con grande originalità da Steve Gerber e Mary Skrenes e disegnata con gusto classico da Jim Mooney. Nonostante l'interregno di sceneggiatori più anonimi nei numeri 7 e 8, forse ingaggiati nel tentativo di riportare la serie su binari più classici per aumentarne le vendite, Omega si distingue come uno dei fumetti più particolari di quel fecondo periodo. C'è un eroe alieno, che resta senza parlare per 8 numeri, impegnato a combattere contro dei robot che vogliono invadere la Terra, e che è misteriosamente legato al vero protagonista della serie, un ragazzino orfano di 12 anni adottato da due bonazze (yes). Come ricordato negli ottimi articoli a corredo del riuscito remake di Jonathan Lethem e Farel Dalrymple nel 2007 (questo), la novità principale fu l'introduzione della scomoda e cruda realtà, quella fatta di bullismo, traumi psicologici e drammi adolescenziali.
All'epoca non ci si aspettavano queste cose da un fumetto, e infatti la fortuna non gli arrise, ma oggi possiamo dire che si trattò di un lavoro parecchio in anticipo sui tempi, ricordato in Italia con molto affetto anche perché apparve su quella rivista strana e bellissima che era Gli Eterni della Corno.
Qui un bel racconto di Alessandro Dezi che lo riporta alla memoria.

Alessio Bilotta

Il giovane protagonista scopre che sua madre è un robot (brividi...)


16/07/15

IL RAPPRESENTANTE



Ci sono narrazioni a fumetti che non seguono percorsi lineari, schemi consolidati o espedienti di sicura presa sul lettore. Ci sono narrazioni che, se ci rifacciamo alle categorie abituali, forse non possiamo neppure definire tali. Sono storie prive di una struttura classica, che nascono da un affastellamento progressivo e intimo di sensazioni, suggestioni, emozioni. Nascono da un accumulo di stimoli trasformati dall’autore in output visuali, che ciascun lettore/spettatore deve completare secondo la propria sensibilità.
L’ultimo lavoro di Francesco Frongia per il collettivo Mammaiuto, che raccoglie, rielabora e riordina una serie vignette e illustrazioni pubblicate on-line fin dal 2011, si muove esattamente nella direzione appena descritta, e all’interno di ognuna delle pagine che lo compongono possiamo scoprire molte storie e direzioni diverse, forse a volte persino divergenti, e comunque sempre immerse in una dimensione onirica, sospesa fra l’inquietudine del mistero e il suo scherzoso disvelamento.
Rispetto ai libri precedenti, il segno di Frongia sembra ancora più sicuro e ricercato, sostenuto da un tratteggio minuzioso che vanta alcune ascendenze nobili, come Quino o Crumb.
Uno dei temi ricorrenti è quello delle mani, forse perché questo rappresentante sui generis ha deciso di rinunciare quasi del tutto alle parole, suadenti e ambigue per antonomasia, per suggerirci la verità contenuta nei gesti e nelle azioni. O forse è solo una tecnica da illusionista, per distrarre la nostra attenzione dalla banalità del mondo circostante e condurci direttamente nella testa dell’artista.

Alessio Bilotta


Il rappresentante | Associazione Culturale Mammaiuto | 200 pagg. b/n | € 22
(puoi acquistare il libro qui)


Se ti è piaciuto questo post leggi anche:
- La notte che arrivò l'inverno
- Mammaiuto

15/07/15

BATTAGLIA #3



La storia moderna d’Italia è costellata di episodi oscuri, delitti senza colpevole, stragi senza un chiaro movente: la puoi anche immaginare come una lunga scia di sangue che attraversa un interminabile corridoio, sul quale si affacciano stanze buie.
Chi allora meglio di un vampiro mercenario poteva essere la guida ideale che per accompagnarci lungo il percorso? E se Pietro Battaglia, il nostro Virgilio succhiasangue creato 20 anni fa da Roberto Recchioni e Leomacs, non ci risparmia crudeltà e cinismo in questa nuova avventura editoriale, i suoi eccessi sembrano niente in confronto a quelli dei suoi mandanti, spietati burattinai che governano le sorti del nostro sciagurato Paese.
Sovrapporre la tragica cronaca italiana ai temi e ai modi dei fumetti “neri” degli anni ’70 era un rischio che poteva anche sortire risultati sgradevoli, e invece la velenosa miscela funziona bene, forse perché l’orrore è davvero la chiave di lettura più efficace.
Particolarmente riuscito l’episodio tuttora in edicola, incentrato sulla strage di Ustica, in cui la sceneggiatura di Giovanni Masi tiene un ritmo altissimo attraverso una sequenza continua di scene madri, e dove i disegni di Francesco Francini, violentissimi e imperfetti, restituiscono la giusta atmosfera, sporca e ineluttabile.
Una delle rare eccezioni del fumetto popolare italiano, che in genere ha sempre preferito altre latitudini e altre epoche, non interessandosi delle italiche questioni. Fosse anche solo per questo, Battaglia merita l’acquisto.

Alessio Bilotta


Battaglia #3 - Muro di piombo | Editoriale Cosmo | 128 pagg. b/n | € 2,90

14/07/15

BLACK SCIENCE vol. 1


Ricordo una vecchia discussione con un amico disegnatore in cui sosteneva che uno dei compiti più importanti del fumetto dovrebbe essere quello di forgiare immaginari. Questa osservazione mi trova completamente d'accordo, soprattutto perché stiamo parlando di un linguaggio che utilizza, appunto, le immagini.
Il fumetto che consiglio oggi mi sembra che raggiunga perfettamente l'obiettivo, grazie principalmente ai disegni dell'italiano Matteo Scalera e ai colori di Dean White, che creano un mondo fantastico in cui anche le creature o le tecnologie più assurde sembrano verosimili, e dove l'empatia con i personaggi, dai tratti lievemente caricaturali, scatta fin dalle prime vignette. Sarebbe forse più corretto, anzi, parlare di mondi, al plurale, perché la storia scritta da Rick Remender racconta di viaggi interdimensionali, di fughe infinite attraverso mille realtà aliene ed eccitanti, dove i protagonisti non sono i soliti eroi noiosi tutti d'un pezzo, ma un gruppo di uomini e donne pieni di debolezze e difetti.
Come hanno già osservato diversi commentatori, questa notevole serie della Image (l'ennesima, a dire il vero...) si può leggere anche come una versione contemporanea dei vecchi romanzi pulp di fantascienza, aggiornata al gusto e ai ritmi di oggi. Divertentissima, mozzafiato e immaginifica, Black Science in USA è arrivata al #16, mentre qui da noi è uscito da poco il volume 1, che raccoglie i primi 6 numeri. Peccato solo per il formato, che penalizza un po' la magnificenza di disegni e colori.

Alessio Bilotta




Black Science vol. 1 | Bao Publishing | 176 pagg. colore | € 15

13/07/15

COMIC-CON 2015

L'attore Bryan Cranston (Breaking Bad) cosplayer di se stesso

Nello scorso weekend si è svolta a San Diego l'edizione 2015 del Comic-Con, cioè una fra le più importanti convention dedicate al fumetto e all'intrattenimento, giunta alla sua 48esima edizione.
Dai reportage spontanei di chi c'era, e che ho potuto sbirciare sui vari social network, l'impressione è stata quella degli ultimi anni: quasi tutto lo spazio è occupato da quello che è "collaterale" al fumetto, tanto che la denominazione della fiera ormai non la rappresenta più, visto che i comics sono soltanto uno dei molti universi che si possono trovare a San Diego, e forse nemmeno il più rilevante.
È quindi abbastanza strano che l'attribuzione degli Eisner Awards, premi fra i più importanti del mondo del fumetto, abbia luogo ancora durante il Comic-Con, ma forse lo si fa per continuare una tradizione.
Scorrendo la lista dei vincitori (che puoi leggere qui), mi hanno colpito tre cose:

1. la Marvel è rimasta praticamente a bocca asciutta, ma anche DC e Image non hanno brillato;
2. Saga ha vinto per il terzo anno consecutivo come miglior serie regolare;
3. ci sono un sacco di categorie.

Mi sembra che i riconoscimenti abbiano voluto premiare l'originalità e la ricerca stilistica, cose che agli eroi dei cine-comics, alla fine, non interessano granché. Ecco perché c'è questa discrepanza con i campioni di vendite e incassi, ed ecco perché è forse giunto il momento di rinunciare a festival ecumenici per privilegiare fiere più caratterizzate: dopotutto anche fra l'Oscar e l'Orso d'Oro c'è una bella differenza.

Alessio Bilotta

11/07/15

UWAS#56: LUKE PEARSON

 Forse l'avete già visto, nel vostro vagabondare per fumetterie, magari l'avete pure comprato.
Avrete pensato, che bellino, questo lo regalo alla nipote, lo faccio leggere ai bambini, piacerà anche a nonna.
Vi siete detti che il tratto era delizioso, i personaggi adorabili, la colorazione pucciosa.
L'avete comprato.
L'avete letto.
L'avete posato sul tavolo, vi siete alzati, avete bevuto un bicchiere d'acqua e siete andati a letto.
Ma non riuscite a dormire.
Perché avete paura.
Ma non capite di cosa.

Luke Pearson disegna Adventure Time, ma non solo: i suoi fumetti sono pubblicati in Inghilterra da quelle meraviglie di Nobrow, e in Italia da queste meraviglie di Bao. I suoi libri raccontano le avventure di Hilda, una bambina capace di vivere avventure straordinarie, parlare coi giganti, incontrare elfi e gnomi, correre a perdifiato nel bosco. Sono storie delicate, piene di quel mistero con cui è costruita la vita dei bambini, di quella magia che li alimenta.
Eppure...
Eppure c'è sempre, alla fine di quelle tavole luminose e felici, un velo di inquietudine che non ti abbandona neppure quando chiudi il volume. C'è qualcosa, in questo tratto pulito, che sembra alludere ad altro, ad un mistero più grande, più terribile. Forse è qualcosa di cui non si può parlare, in un libro per bambini, ma certo non si può ignorare, sembra dire Pearson, ai bambini non si può nascondere la verità.
Nel suo sito Luke pubblica preview dei suoi libri, ma soprattutto le tavole dei racconti apparsi su antologie e riviste. E qui appare, forse, il suo lavoro più vero e sentito: queste storie, siano fantastiche, macabre, infantili, trasudano uno humour nero che forse non è più soltanto humour. Mi ricordano, e non solo per la cura maniacale nell'illustrazione e la chiarezza del tratto, certi lavori di Chris Ware: l'amarezza, la disillusione, il pessimismo, la consapevolezza di trovarci di fronte ad un universo crudele, feroce, indifferente, al quale possiamo opporre niente altro che la nostra immaginazione bambina.
Heike
Risorse web:
- Luke Pearson (l'archivio dei fumetti on line)
- I suoi lavori su Nobrow
- I suoi lavori su Bao

10/07/15

RIPETIZIONI DI STORIA: "DR. DOOM"

Deliri di onnipotenza

Fra i personaggi di Jack Kirby, cioè il Re dei comics, il Dottor Destino (Dr. Doom nella versione originale) è sicuramente uno dei meglio riusciti, tanto che anche il più celebre Darth Vader gli deve moltissimo.
Appare per la prima volta nel lontano 1962, precisamente nel #5 di Fantastic Four, distinguendosi subito come uno dei più formidabili antagonisti del quartetto e, più avanti, di tutti i supereroi Marvel in generale. 


Il Dott. Victor Von Doom, questo il suo nome completo, è il più classico dei super-cattivi, e infatti altro non vuole che dominare il mondo, anche se con il tempo ha mostrato una personalità complessa, quasi faustiana. Nel graphic novel Triumph and Torment (1989, con i disegni di un giovane Mike Mignola), ad esempio, scopriamo che ha salvato la madre dagli inferi al prezzo di sacrificare il suo amore per lui. Anche le orrende cicatrici che sfigurerebbero il suo volto dopo un incidente di laboratorio, e che lo costringono a indossare una maschera, sarebbero in realtà solo una sua specie di psicosi, o almeno queste erano le intenzioni di Jack Kirby (vedi immagine sotto).



Monarca assoluto dell'immaginario stato centro-europeo di Latveria, è un genio della scienza ma anche un grande esperto di magia nera, riunendo così in un solo personaggio le figure del mad doctor e quella dello stregone.
Possiede un look riuscitissimo e inossidabile, e una sua versione futuristica è stata protagonista di una serie di culto negli anni '90, mentre negli anni '70 ben due antologici hanno ospitato le sue avventure in solitario.



Vi invito a scoprire grazie a questo prezioso blog le primissime 4 storie del dottore come titolare di una sua serie (Astonishing Tales #1-4, 1970-71): sono disegnate dal grande Wally Wood, quindi non possiedono la potenza esplosiva di Kirby, ma emanano un sofisticato ed elegantissimo profumo retrò. Buon divertimento!

Alessio Bilotta

09/07/15

Fight Club 2 #1



In quest'epoca nostalgica di remake e sequel, dove trovare un'idea originale sembra diventata un'impresa quasi impossibile, non poteva sfuggire alla moda neppure uno scrittore di successo come Chuck Palahniuk, che se non altro ha cambiato mezzo affidandosi al fumetto, forse per essere originale o forse per prudenza. Del romanzo originario, e soprattutto del film, opere che in qualche modo hanno segnato l'inizio del nuovo secolo, rimangono nel fumetto le idee di base, e alla fine questo primo episodio serve solo per ricostruire l'atmosfera e aggiornare le situazioni, 10 anni dopo la conclusione del primo Fight Club. Un albo introduttivo e di presentazione, nel quale la sceneggiatura ripropone con insistenza le voci fuori campo e le sovrapposizioni fra realtà e immaginazione, sostenuto dai disegni solidi di Cameron Stewart, che non spiccano per troppa originalità e si limitano ad accompagnare la narrazione. Peccato per la netta discrepanza con la suggestiva cover di David Mack, a ulteriore dimostrazione che neppure un albo a fumetti deve essere giudicato dalla copertina. Molto curata e divertente la parte redazionale.
Il primo numero è uscito a maggio, ne sono previsti altri 9 con cadenza mensile, mentre al momento non si sa nulla di un'eventuale edizione italiana.

Alessio Bilotta


Fight Club 2 #1 | Dark Horse Comics (USA) | 32 pagg. colore | $ 3,99

Qui qualche dettaglio in più con anteprima di 8 pagine.

08/07/15

Daryl Dark #00


Lo ammetto, il significato di operazioni come questa mi sfugge. Se infatti in epoca pre-internet poteva avere un senso produrre imitazioni a basso costo di personaggi famosi, giocando sulla disattenzione degli acquirenti, oggi che sappiamo quasi tutto molto prima della pubblicazione, nessuno può peccare di ingenuità, tanto più che questo Daryl Dark è disponibile gratuitamente (qui). I presupposti devono quindi essere altri, e forse si possono intuire subito a pag. 4, dove conosciamo l'antagonista dei due detective dell'occulto che, vale la pena sottolinearlo, sono stati disegnati con le fattezze di Stanlio e Ollio. E chi sarebbe il cattivone? Uno scrittore ricchissimo e arrogante che ha stretto un patto direttamente con il demone dell'avarizia, dell'ingiustizia ecc., e che è fin troppo evidentemente "ispirato" alla figura di Roberto Recchioni...
Le frecciate al curatore di Dylan Dog si sprecano, ma purtroppo non fanno ridere mai, e anche i disegni lasciano parecchio a desiderare, evidenziando carenze importanti persino nei fondamentali, come proporzioni, prospettive e anatomie.
Se l'operazione voleva essere una pungente farsa del fumetto italiano, l'obiettivo mi sembra fallito, ma se la vediamo come l'ennesimo tassello di una magnifica ossessione (non ho verificato, ma mi dicono che l'editore di Daryl Dark e quel blog che ce l'ha a morte con Bonelli e Recchioni siano molto vicini), allora si sfiorano le vette del sublime. Oppure no.

Alessio Bilotta

Dick Drago, quando il trash era più ruspante

AGGIORNAMENTO del 14 luglio 2015:
Ci scrive Giorgio Messina, presidente dell'Associazione Culturale Cagliostro E-Press, cioè la casa editrice di Daryl Dark, per chiarire che nessuno di Cagliostro E-Press ce l'ha con la Sergio Bonelli Editore o con Roberto Recchioni, smentendo anche la vicinanza di Cagliostro E-Press ad altri blog ipotizzata nel post.
Ne prendiamo atto.

La Redazione

07/07/15

EVILSIO


Questo bizzarro progetto, nel quale mi sono imbattuto durante i miei vagabondaggi elettronici, conferma una tesi che sostengo da tempo, e cioè che i veri personaggi dei fumetti contemporanei sono gli stessi autori, che si sovrappongono e si sostituiscono volentieri alle loro creature.
I Fumettisti Uniti, tutti chiaramente identificati e riconoscibili, sono protagonisti di una sgangherata saga in cui cercano di scoprire la verità su una versione potentissima e malvagia di Sio, cioè uno degli autori più popolari e venduti del momento (ne aveva parlato Heike qui). Il fumetto, tuttora in corso, è disponibile solo sull'apposita pagina Facebook, dove viene detto che qualunque autore può dare il suo contributo, aggiungendo un capitolo per proseguire la storia.
Siamo dalle parti dell'affettuosa presa in giro più che della satira, e temo che le vicende possano essere comprese appieno solo da chi conosce molto bene il mondo del fumetto italiano, compresi tutti i suoi risvolti "social". I disegni spaziano fra diversi stili, e anche se la qualità è altalenante e l'originalità poca, qua e là si riesce a trovare qualche spunto interessante. Vediamo come va avanti, nella speranza che i prossimi episodi siano più taglienti e cattivi.
Alessio Bilotta

Recchioni e Zerocalcare nella versione di
Simone D'Angelo
I Fratelli del Cielo nella versione di
Antonio Holdenaccio Rossetti