28/02/15

DALLA PARTE DI ZEROCALCARE

Inauguriamo una serie di nuove collaborazioni con altri soci e amici di Slowcomix: si parte con l'articolo di Anna su un argomento spinoso e di strettissima attualità.


Oggi la Lega Nord scenderà in piazza a Roma per manifestare contro il Governo Renzi e il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, avrà al suo fianco i simpatizzanti di estrema destra di CasaPound.
Da giorni Salvini pubblicizza sui social network la sua "Marcia su Roma", soprattutto su Twitter, dove ha fatto partire la sua campagna con l'hashtag #noiconsalvini.
Ma Roma non ci sta e il noto fumettista Zerocalcare neanche.
Michele "Zerocalcare" Rech, che è da sempre vicino agli ambienti dei centri sociali, si è fatto il promotore di una contro-manifestazione a cui parteciperanno personaggi del calibro di Erri De Luca, Elio Germano, Moni Ovadia oltre a varie associazioni per i diritti LGBT, i circoli ANPI e Rifondazione.
«A Roma abbiamo già un sacco di cose che negli anni ci siamo portati appresso – ha detto Zerocalcare – come Mafia Capitale, i palazzinari e i vari siti come Romafaschifo; ma se c’era una cosa di cui potevo vantarmi con i miei amici del nord era che non avevamo la Lega».

25/02/15

ODI ET AMO


Io non lo so se le persone che hanno stroncato senza mezzi termini il Tex di Serpieri sui social network siano degli "hater", non sono nemmeno sicuro del significato esatto di questa parola, però devo ammettere che alcune critiche, quelle più violente, mi hanno lasciato con l'amaro in bocca. Forse dipende dal fatto che mi sono avvicinato a questo fumetto con il cuore, lasciando da parte le analisi fredde e circostanziate, ma del resto credo che sia questo l'approccio giusto per un vero appassionato, quale mi ritengo.
Lo dico subito, a me è piaciuto molto, senza riserve, e ho apprezzato anche quelle cose che sono state additate come sbagliate, noiose o semplicemente malfatte. Per me, che pure non sono mai stato un fan di Aquila della Notte, L'eroe e la leggenda è come il vessillo piantato su un ultimo avamposto, quello del fumetto popolare italiano nella sua accezione più classica, che è quella, orgogliosamente e inevitabilmente, bonelliana. Sul finale della storia, il vecchio con le fattezze di Serpieri che funge da voce narrante, ammette con amarezza che Tex e Carson appartengono ad un mondo che non esiste più, e se vogliamo dare a questa affermazione anche una valenza meta-fumettistica, la potremmo considerare come una dolorosa constatazione su un certo modo di fare (e leggere) i fumetti. I campioni di vendite e le superstar multimediali di oggi, infatti, sono giovani che producono, si suppone molto rapidamente, storie adatte ad essere fruite con altrettanta velocità, senza prestare troppa attenzione alla bellezza del segno, per concentrarsi invece sull'immediatezza e la freschezza del messaggio. Gli eroi dei fumetti contemporanei sono omini-stecchino, e presumo che per molti autori dell'ultima generazione sia impossibile realizzare una storia senza l'apporto dell'elettronica, come invece ha fatto Serpieri che, ricordiamolo, sta per compiere 71 anni.

22/02/15

UN ANNO DOPO


E così è passato un anno. Un anno da quando decisi, senza neanche pensarci troppo sopra, di pubblicare un post quotidiano su un fumetto diverso ogni volta.
Ecco quindi gli inevitabili bilanci che, come vuole la tradizione, comprendono delle considerazioni generali, i ringraziamenti e qualche numero.

Inizio subito dicendo che sono molto soddisfatto di questa esperienza, anche se un po' stanco, perché rispettare la scadenza giornaliera per un anno è stato qualche volta abbastanza complicato. Sono contento, comunque, non solo per essere riuscito a portare a termine una piccola impresa, ma anche perché, in questo modo, ho contribuito a far conoscere sia la nostra associazione sia tanti fumetti belli, e questa è sicuramente la cosa più importante. Mi piace ricordare, infatti, che lo scopo di Un fumetto al giorno era (è?) soprattutto divulgativo, e anche per questo ho parlato pochissimo di albi o libri che non mi sono piaciuti, perché non è mai stata mia intenzione affiancarmi alla critica ufficiale, certo molto più preparata di me. Ho parlato, positivamente, anche di fumetti che non rientrano troppo nei miei gusti, ma ho ritenuto giusto farlo proprio per lo scopo della rubrica, cercando quindi di evidenziarne i valori più o meno assoluti, aldilà delle preferenze personali.
Mi rammarico un po' di non essermela sentita di scrivere su alcune opere di grande rilevanza (tipo unastoria di Gipi), mentre se non ho quasi mai consigliato nessuna pubblicazione realizzata da amici, l'ho fatto solo per pudore e per il timore di non essere sufficientemente distaccato. So che mi potete capire!

UWAS#42: "KC GREEN"

 Kc Green è una specie di leggenda di internet.
Pubblica i suoi fumetti on line dal 2001, e sono insomma più di tredici anni. Il suo tratto non è mai stato particolarmente gradevole, originale, innovativo. Le sue storie sono il più classico nonsense, con un umorismo nero, grottesco ed iperbolico che ha tantissimi esempi nell'intrattenimento contemporaneo, e mi limito a citare a titolo di esempio i Monty Piyhon. Fumetti tutto sommato comuni, roba già vista mille volte, soluzioni grafiche già vecchie ai tempi di Tiramolla o Alan Ford. Niente di straordinario.
Eppure pubblica dal 2001, è una celebrità nel comicdom digitale e fa il fumettista di professione.
Qual'è il suo segreto?

Per come la vedo io la risposta è: umiltà.
Kc Green ha sempre avuto, sin dalle sue prime apparizioni sul web, l'umiltà di riconoscere che, per lui, di strada da fare ce n'è tanta. Maturare uno stile proprio, affinare la narrativa, impadronirsi dello storytelling, migliorarsi. La cosa straordinaria dei webcomics, non mi stancherò mai di ripeterlo, è la capacità che hanno di fornire sempre uno sguardo in retrospettiva sul percorso dell'artista. Basta avere la pazienza di scorrere gli archivi e inseguire i link per trovarsi immersi nel percorso di maturità di un artista. Kc non diventerà mai un grande artista, ma è un fumettista, e questo è già tantissimo: è riuscito a realizzare, con tenacia e pazienza, il sogno di tanti giovani entusiasti che prima o poi si danno per vinti. Non è un artista di successo, ma pubblica libri, lavora su commissioni, ha la libertà di scegliere cosa fare e quando farlo. La sua produzione ha una mole enorme, è difficile seguire tutte le serie sulle quali ha lavorato, disperdendo il suo talento (che c'è, non ci si sbagli) in una miriade di progetti differenti: umorismo, horror, storie per bambini, illustrazioni, anche una serie di tavole autoconclusive su commissione per i suoi lettori (un'idea tutto sommato niente male, che mi sentirei di raccomandare a tanti giovani fumettisti per farsi le ossa e farsi conoscere).

A me piace il lavoro di Kc Green, lo seguo da tempo e continuerò a farlo. E più che un fumettista, lo definirei un amante del fumetto, uno di quelli che ha scelto la strada più lunga, quella in salita, quella difficile.
C'è una frase che Jack Kirby disse ad un giovane James Romberger:
Don't do Comics. Comics will break your heart.
E davvero lo hanno fatto.
Heike
Risorse web:
- Kc Green dot com (il sito ufficiale)
- Gunshow (la storica serie di Kc, terminata recentemente)
- The anime club
- Pinocchio di Carlo Collodi (quello che sembra, adesso in stand-by)
- Back (un horror western)
- Fumetti su commissione (li fa ancora, se lo contattate privatamente)

21/02/15

UFAG #310: "IL GIORNO DI HULK"


Domani la rubrica Un fumetto al giorno completerà un anno di esistenza, e oltre al consueto post di Heike sui webcomics, ci saranno varie considerazioni mie sui 12 mesi appena trascorsi.
Goditi allora quest'ultimo consiglio prima dell'imminente ricorrenza, che in realtà è un altro tuffo nei ricordi, perché il #181 de I Fantastici Quattro dell'Editoriale Corno è stato il primo fumetto che ho acquistato, nel lontano 1978, all'età di appena 7 anni. Il cerchio, almeno per un primo grande giro, si chiude.

Attenzione! Può darsi che alcuni dei ricordi che seguono siano offuscati dai sentimenti, ma del resto, quando si parla di affetti, credo che questo sia inevitabile.

Conservo questo giornalino (all'epoca si chiamavano così...) ancora come una reliquia, e non lo apro più ormai da tanti, tantissimi anni. E voglio che continui a essere così, perché forse rileggerlo con la consapevolezza di oggi, gli toglierebbe quella patina favolosa che invece ho piacere che rimanga intatta.
Sono legato soprattutto alla storia di copertina dell'albo, perché i fumetti che completavano la foliazione erano un episodio di Warlock di Jim Starlin, che all'epoca mi risultò del tutto incomprensibile, e che avrei iniziato ad amare solo molti anni dopo, e uno de Gli Inumani, una serie minore che non ha lasciato alcuna traccia, nonostante i disegni di Gil Kane. 
L'episodio con protagonisti i Fantastici Quattro si apre con i nostri eroi intenti a gozzovigliare nell'area VIP di un volo di linea, vestiti in borghese con il gusto discutibile degli anni '70. Ad un certo punto, un'ala dell'aereo viene divelta quasi inconsapevolmente da Hulk, che sta saltellando per caso (?) proprio da quelle parti e se la trova davanti... Ecco quindi che i nostri eroi entrano in azione per fare atterrare l'aereo e salvare tutti i passeggeri: Mr. Fantastic si trasforma in un gigantesco paracadute umano, la Donna Invisibile tappa la falla con il suo campo di forza, mentre la Torcia Umana (l'unico in grado di volare) stabilizza la traiettoria del velivolo afferrando l'ala superstite con le mani. La Cosa non fa nulla fino all'atterraggio, quando attacca Hulk, ma solo per diventare suo alleato nell'ultima pagina, in un cliffhanger forse un po' raffazzonato ma di sicuro impatto emotivo.

20/02/15

UFAG #309: "LA GUERRA DEI MOSTRI"


Si apprezza ancora meglio la personalità di un artista, a mio modesto avviso, quando il soggetto in questione è in grado di districarsi al meglio anche con le produzioni di tipo industriale, oltre che con quelle più personali. È il caso, ad esempio, di Alberto Ponticelli, del quale avevo già consigliato l'ottimo Blatta (guarda qui), opera sicuramente autoriale e senza nessuna concessione alle mode o alle fisse dei lettori; sulla scorta di quel lavoro, quindi, risulta ancora più sorprendente accostarsi a Frankenstein, Agent of S.H.A.D.E., serie di 16 numeri uscita in USA fra il 2011 e il 2013, ideata per la DC da Jeff Lemire e disegnata da Ponticelli, che si basa sui concetti che definire bizzarri è forse addirittura riduttivo. L'ennesima versione della tormentata creatura stavolta è un agente segreto che opera per conto dello S.H.A.D.E., un'organizzazione evidentemente "ispirata" al quasi omonimo S.H.I.E.L.D. della Marvel con la missione di difendere l'umanità da minacce superumane o sovrannaturali; ha sede in una minuscola sfera fluttuante per entrare nella quale bisogna essere teletrasportati e ridotti di dimensione, il suo capo ha le fattezze di una scolaretta e oltre a Frankenstein dispone di una squadra di mostri comprendente anche la ex moglie quadrumane della creatura, una mummia, un licantropo, un vampiro e una donna-pesce.

19/02/15

UFAG #308: "MAX E MORITZ"

Copertina dell'edizione BUR (1974)
Per una volta, questa rubrica potrebbe intitolarsi "un protofumetto al giorno", poiché fra gli studiosi è abbastanza diffusa la convinzione che Max und Moritz del tedesco Wilhelm Busch, realizzato addirittura nel 1865, non fosse ancora un fumetto vero e proprio, ma qualcosa che ne preannunciava il prossimo avvento. Non sta certo a me entrare in questioni storiche sulle attribuzioni di primogenitura, però mi fa un po' sorridere la considerazione che la paternità del fumetto sia contesa anche dalla Germania, paese che, in seguito, non ha contribuito poi così tanto allo sviluppo di questo linguaggio.
Gli appassionati dovrebbero aver tutti ben presente chi sono i due monelli protagonisti, per tutti gli altri ricordo che le loro avventure sono in realtà scherzi atroci ai danni di alcuni sprovveduti abitanti del loro villaggio rurale, come una vedova, il sarto, il vecchio maestro e persino lo zio. Come recita il sottotitolo, si tratta di "una storia di bambini in sette scherzi", realizzata attraverso illustrazioni accompagnate da testi in rima, un po' sullo stesso stile che avrebbe fatto la fortuna del Corriere dei Piccoli nei primi anni del '900.

18/02/15

UFAG #307: "VERTIGINI"


Come ho già scritto altre volte, non sono un lettore regolare dei fumetti Bonelli, e tranne qualche rara eccezione scelgo gli albi da acquistare in base agli autori, anziché ai personaggi. Un artista che seguo sempre con estremo interesse è Alessandro Baggi, sebbene i suoi lavori per l'editore milanese siano figli di inevitabili compromessi con quell'approccio un po' troppo prudente voluto dai capoccioni di via Buonarroti. Quindi, recupera pure avidamente tutte le sue storie per Dampyr, però mettiti alla ricerca anche del volume che ti consiglio oggi, pubblicato ormai nel secolo scorso (1998) dalla compianta Phoenix e che rappresentò il mio primo incontro con i lavori di Baggi.
Si tratta di una raccolta di storie brevi pubblicate in prima battuta su rivista, che ancora oggi rappresentano un paradigma per chiunque voglia cimentarsi con l'orrore. Il tema principale, comune a tutti i racconti, è quello del confronto con entità "altre" e terrificanti che sfuggono alla nostra comprensione, e che di volta in volta producono mutazioni, orribili simbiosi, omicidi o magari kafkiane ristrutturazioni edilizie, come nel gioiello I lavori.

17/02/15

UFAG #306: "RONALD McDONALD"


Per festeggiare degnamente il Martedì Grasso, avevo provato a cercare qualche fumetto a tema, ricordando vagamente alcune vecchie storie horror della Marvel ambientate a New Orleans proprio nell'ultimo giorno di Carnevale. Come spesso succede, però, la navigazione in rete senza una meta precisa mi ha condotto da tutt'altra parte, e certo non potevo fare a meno di condividere con te questa bizzarra scoperta involontaria, e cioè il fumetto dedicato nientepopodimenoché alla mascotte di McDonald's. Anche perché, a ben vedere, si tratta di una specie di cortocircuito, considerando come quello da clown sia un travestimento buono per il Carnevale e che i pagliacci siano, da sempre, protagonisti anche di storie spaventose. 
Questo fumetto, che per l'esattezza è il n. 3 della serie di soli 4 albi pubblicata nel 1970 dalla Charlton Comics, è abbastanza spaventoso, anche se non nel senso di cose come It. Si tratta, infatti, di una manciata di storie brevissime con soggetti talmente puerili e trame così scontate che l'orrore nasce proprio dalla sfacciata sciatteria con cui il misterioso Bill Yates ha riempito le pagine del giornalino. Forse queste storielle dalle ambizioni comiche nascevano dalla convinzione che i bambini lettori di fumetti fossero dei decerebrati, ma davvero si fa fatica a trovare qualche spunto che strappi almeno un sorriso di circostanza. L'unico motivo di interesse vero risiede proprio nell'operazione complessiva, che non è altro che una bizzarra licenza editoriale concessa forse con un po' troppa leggerezza, anche perché i bambini co-protagonisti del fumetto sono degli evidenti plagi dei Peanuts di Schulz, Snoopy compreso.
Ho sempre considerato il Carnevale come una festa pericolosamente sospesa fra il grottesco e la malinconia, e sono proprio questi i sentimenti che ho provato leggendo Ronald McDonald, sebbene con accezioni leggermente alterate. Se anche tu ami i reperti trash dal retrogusto stucchevole, puoi fare come me e trovare il fumetto qui: buona lettura e buon Martedì Grasso!

Alessio Bilotta

16/02/15

UFAG #305: "DI QUI E DI LÀ"

Copertina del volume celebrativo per i 60 anni di Tiramolla
Credo che il personaggio di Tiramolla, creato nel lontano 1952 da Roberto Renzi e Giorgio Rebuffi, sia uno di quelli ricordati con maggior affetto dai lettori, anche se non è mai stato particolarmente amato dalla critica con ambizioni intellettuali. Solo da qualche anno l'associazione Annexia ha iniziato a dare alle stampe volumi molto curati che raccolgono le storie di Tiramolla e altri eroi passati del fumetto umoristico (come Cucciolo e Pugacioff e in generale tutti i personaggi creati da Giorgio Rebuffi), in un'operazione di recupero sicuramente da premiare.
Il fumetto che consiglio oggi è tratto proprio dal primo dei due volumi dedicati finora a Tiramolla, ed è stato pubblicato per la prima volta sul #6 della sua testata personale nell'anno 1953. Lo segnalo, oltre che per ricordare questo indimenticabile personaggio, perché rappresenta un episodio abbastanza bizzarro nella vita editoriale di Tiramolla, pure piuttosto ricca di storie molto particolari.

15/02/15

UWAS#41: OUTFOXED

Leggere fumetti web è una bella avventura. Ogni volta che ne trovo uno bello, interessante o semplicemente strano me lo appunto sulla barra dei segnalibri, promettendomi di farci un articolo in seguito. Da quando ho preso l'impegno di scrivere questa rubrica ne ho letti tanti, sono andato alla ricerca di perle rare o esperimenti coraggiosi, sperando di trovare, nel prossimo link, qualcosa di cui valesse la pena parlare. Alla fine a decidere sono sempre i miei gusti personali, non posso pretendere di mettere tutti d'accordo, e più passa il tempo più mi accorgo che devo addentrarmi nell'internet profonda, scandagliando i fondali alla ricerca di qualcosa che ancora non conosco.


Ma a volte è piacevole tornare al punto di partenza. Dopo tanti fumetti web interattivi, multimediali, estremi e sperimentali, trovare un fumetto web che è, prima di tutto, un fumetto, è rilassante. Ed è una storia molto bella, di altri tempi, una favola fuori dal tempo che ci parla di noi senza parlare di noi. Dylan Meconis è un giovane artista americano dal tratto classico che ha sulle spalle diverse pubblicazioni, tutte passate dal web alla stampa. Il suo nome è un omaggio a Dylan Thomas, e il suo stile narrativo, intimista ed evocativo, ha il ritmo di certe poesie. Outfoxed è una storia breve (solo 23 pagine) di impianto classico, illustrata con un disegno sicuro e luminoso, condito qua e là di intuizioni grafiche drammatiche ma mai inutili. La colorazione antirealistica ci guida in un universo fatato, dove volpi parlanti esaudiscono i desideri ma, come in tutte le favole, forse esaudire i tuoi desideri potrebbe non essere ciò che volevi.
Heike
Risorse web:
- Outfoxed
- Family man (un altro fumetto di Meconis in corso di pubblicazione)
- Bite Me! (una satira vampirica)

14/02/15

UFAG #303: "MY HEART BROKE IN HOLLYWOOD!"

Copertina di "Our Love Story" #5 (1970) by John Romita Sr.
Gli appassionati di comics spesso conoscono nei minimi dettagli i lavori dei loro autori preferiti con protagonisti i supereroi, ma le produzioni di storie di altro genere non è detto che siano così note.
Il fumetto di oggi, in qualche modo imposto dalla concomitante festa degli innamorati, è un gioiellino poco conosciuto di Jim Steranko, forse uno dei disegnatori americani più celebrati e innovativi di sempre, nonostante che, alla fine, non abbia realizzato che una manciata di storie.
Questa che consiglio oggi è la sua unica incursione nel genere romantico, pubblicata nel 1970 su una delle tante riviste contenitore a tema molto popolari nel passato (Our Love Story #5) e realizzata quando i suoi capolavori su Captain America e Nick Fury avevano già visto la luce. La prevedibile e fiacca sceneggiatura di Stan Lee racconta, in appena 7 pagine, le improbabili vicissitudini amorose di Victoria Grant, un'aspirante attrice che si innamora del famoso (?) e sofisticato regista Artur Lavelle durante uno stage.

13/02/15

UFAG #302: "CINDERALLA"


Grazie a The Walking Dead, ormai gli zombi sono tornati di moda, tanto che anche il fumetto di Robert Kirkman da cui è tratta la serie televisiva sta vivendo una stagione di grandissima popolarità, anche se alla sua prima apparizione italiana passò abbastanza inosservato. Nel 1995, invece, cioè quando fu pubblicato in Giappone il fumetto che consiglio oggi (tradotto da noi nel 2006), i morti viventi non erano così apprezzati, e quindi questa Cenerentola in versione zombi doveva sembrare ancora più bizzarra.
La protagonista è una ragazza molto giovane che lavora con il padre nel loro ristorante di yakitori (tipici spiedini giapponesi), fino al giorno in cui il genitore muore, ma solo per ritornare in "vita" la sera stessa della sepoltura come zombi. Si sposa quindi con una zombi femmina, che porta in dote le sue due figlie, anch'esse non-morte. La povera Cinderalla, che inspiegabilmente si aggira spesso in topless, sarà costretta dal padre e dalle circostanze a sgobbare duramente per gestire il ristorante e soddisfare i capricci di matrigna e sorellastre, ma l'incontro con un cantante zombi, il Principe, di cui si innamora perdutamente, cambierà in meglio il corso della sua vita.

12/02/15

UFAG #301: "STAR-LORD - LA CORONA VUOTA"


Ogni tanto escono dei fumetti che decido di prendere solo perché mi sembrano oggetti editoriali affascinanti, indipendentemente dal loro contenuto, che però in questo caso si rivela assolutamente all'altezza delle aspettative. Si tratta di un libro gigante (25,5 cm x 35,5 cm), cartonato, stampato su carta lucida e dotato di quel caratteristico odore di stampa che mi riporta alla mente i volumi belli della mia infanzia; ne esiste anche una versione speciale con sovraccoperta che diventa un poster, e la copertina è un inaspettato omaggio a quelle di Urania, ormai da oltre 60 anni la collana italiana per eccellenza di romanzi di fantascienza. Un mix, quindi, di diverse suggestioni fantastiche, evidentemente diretto a chi naviga intorno ai 40 anni di età, al cui interno troviamo la ristampa di vecchie storie in bianco e nero risalenti alla fine degli anni '70, dove fa la sua prima apparizione Star-Lord, cioè il personaggio assurto a recenti vette di popolarità grazie a Guardians of the Galaxy, l'ultimo blockbuster hollywoodiano tratto dai comics. Qualcuno, alla sua uscita, lo paragonò a Star Wars, per cui è abbastanza singolare scoprire che la storia principale del volume (scritta da Chris Claremont e disegnata da un John Byrne il cui stile era ancora molto vicino a quello di Neal Adams) risale al 1977, cioè l'anno in cui fui proiettato per la prima volta proprio Star Wars... probabilmente il clima culturale americano di quegli anni era un terreno fecondo per le saghe spaziali intrise di grandeur eroica.

11/02/15

UFAG #300: "VIRA, LA DONNA DEMONE!"


Non mi sembra vero, eppure questo è il post n. 300 di Un fumetto al giorno, rubrica pressoché quotidiana iniziata quasi un anno fa. Per i bilanci ci sarà tempo al compimento esatto dei 365 giorni (quindi il prossimo 22 febbraio), oggi si festeggia la terza centinaia, dedicando l'articolo alla storia che mi fece innamorare per sempre dei fumetti, e di cui avevo già detto qualcosa qui, alla ricorrenza dei 20 anni dalla morte di Jack Kirby.
Si tratta della storia contenuta nel n. 2 di 2001: A Space Odyssey, forse una delle serie più strane realizzate da Kirby e dalla Marvel, pubblicata fra il 1976 e il 1977 (appena 10 numeri) e tradotta da noi su Gli Eterni a partire dal 1978. Avevo sette anni quando acquistai il n. 3 di quella rivista di formato gigante, credo rimasta nel cuore di tutti i vecchi aficionados della Corno, e sebbene avessi già iniziato a leggere fumetti di supereroi, nessuna avventura con i personaggi in calzamaglia avrebbe potuto prepararmi al traumatico incontro con Vira: una donna preistorica selvaggia e fiera, coperta solo di pelliccia e ossa di animali (e dalla pelle inspiegabilmente viola), che nel giro di poche pagine si sarebbe trasformata prima in una astronauta, poi in una signora della buona società e infine in una specie di feto spaziale. Il tutto sotto lo sguardo lontano del misterioso monolito nero, un blocco di pietra nera crepitante di energia.

10/02/15

UFAG #299: "TU SEI LA DONNA DELLA MIA VITA..."


Del fumetto portoghese, praticamente sconosciuto alle nostre latitudini, avevo già parlato con entusiasmo in questo vecchio post, e quindi oggi sono molto contento di poterti consigliare anche una storia lunga, pubblicata in patria nel 2001 e tradotta da noi l'anno scorso dalla MalEdizioni, una casa editrice con già all'attivo diverse proposte interessanti e di cui forse non si parla abbastanza.

La storia è molto semplice, e racconta della crisi di coppia fra lo scrittore Tomás e la pittrice Elsa, con ispirazioni che faticano ad arrivare e compromessi morali per sfondare nel mondo sofisticato e snob della cosiddetta "arte che conta". Mi rendo conto che questa brevissima sinossi potrebbe far pensare ad un lavoro malinconico e persino deprimente, ma in realtà il graphic novel scritto da Pedro Brito e disegnato da João Fazenda frequenta altri territori, che sono quelli del sogno e della leggerezza, grazie alla quale anche la fine di un matrimonio può trasformarsi subito in una girandola di belle opportunità. Questo approccio è ovviamente favorito dal particolare stile di Fazenda, che utilizza un segno lieve e sottile, molto grafico, ravvivato da macchie di rosso vivo che colorano i vestiti, i sogni e i contrasti.
I disegni sono liberi di occupare le pagine quasi sempre senza la costrizione dei bordi della vignetta, proprio come i pensieri del protagonista, che si dipanano e si arrotolano per conto loro seguendo intuizioni e sensazioni che sembrano assurde, quasi completamente prive di logica, ma che profumano di poesia e di magia.

09/02/15

UFAG #298: "AH, L'AMOUR! 2"

Come già successo per le altre nostre pubblicazioni, anche stavolta Moreno Burattini, scrittore e principale sceneggiatore di Zagor, ha voluto parlare sulla sua pagina Facebook (cioè qui) di un altro fumetto targato Slowcomix, e cioè Ah, l'amour! 2 di Andrea Barattin, presentato con successo all'ultima edizione di Lucca Comics&Games.
Si tratta di una recensione davvero molto lusinghiera, che riporto integralmente a seguire e di cui ringrazio tantissimo Moreno: le sue parole ci rendono felici e orgogliosi, anche perché fra i suoi molti talenti c'è anche quello di essere un ottimo autore umoristico.

Vi ricordo, infine, che sono disponibili ancora poche copie, quindi vi conviene affrettarvi, San Valentino è ormai alle porte e non riuscirete a trovare un regalo più originale e divertente di questo!

Alessio Bilotta


Ho letto "Ah, l'amour 2", di Andrea Barattin (SlowComix, 2014, 100 pagine a colori, brossoura, euro 9.90). Della bella e brava Andrea Barattin (Belluno, 1987) avevo già parlato (bene) qualche mese fa, ottenendo in premio un suo disegno che mi mette in caricatura, ovviamente graditissimo. Se continuo a parlarne con entusiasmo non è però perché ne aspetto un altro o nella speranza che accetti un mio invito a cena. È che proprio mi piacciono (parecchio) i suoi disegni e il suo modo garbato di affrontare l'argomento sesso, felicemente senza peli sulla lingua, se non quelli che la materia sottintende. Dildo, fellatio, fantasie erotiche, film porno, masturbazione, omosessualità, non ci sono tabù di cui non si possa parlare, ma l'autrice lo fa in modo così gradevole, ilare, spensierato, delicato, sereno e leggero da rendere la lettura catartica e liberatoria. L'originale tratto della Barattin, puramente grafico, esclude ogni voyeurismo: non si vede nulla, però è come se lo si facesse. Come nel caso del volume precedente, ovviamente intitolato solamente "Ah, l'amour", si tratta di vignette stampate però una per pagina in formato cartolina (o appena un po' più grande), su cartoncino, con la linea tratteggiata che guida le forbici o il taglierino nel caso vogliate ritagliarle e consegnarle (scegliendo quella adatta al caso) al vostro lui o alla vostra lei. Idem per i tagliandi finali con il gioco dell'oca erotico per la coppia o i "buoni" per prestazioni o appuntamenti che si trovano in chiusura.

07/02/15

UFAG #297: "IL SAN VALENTINO DI ARLECCHINO"


Fra una settimana esatta si festeggia la ricorrenza forse più odiata dagli intellettuali e dai raffinati, e che certamente non fa nulla per risultare un po' più simpatica, condizionata com'è da logiche da cioccolatino a forma di cuore. Può quindi essere un salutare esercizio andare a ripescare questo vecchio lavoro dei fuoriclasse inglesi Neil Gaiman (Sandman, Mr. Punch, Coraline e poi i romanzi Stardust, American Gods et al.) ai testi e John Bolton (X-Men ClassicMan-Bat e un bel po' di altra roba sparsa) ai disegni, pubblicato in USA nel 2001 e da noi l'anno successivo.
Non si tratta certo di una delle opere più importanti di Gaiman, ma conserva ancora un certo interesse, un po' perché lo scrittore si conferma comunque come un grandissimo e delicato affabulatore, e un po' perché questa rappresentazione delle dinamiche romantiche è curiosa e abbastanza toccante. Non ho scritto "rappresentazione" a caso, dal momento che Gaiman utilizza, e come al solito reinterpreta con grande classe, alcune figure classiche del folklore popolare, in questo lavoro le maschere della Commedia dell'Arte.

06/02/15

UFAG #296: "CONCERTO EROTICO"


Ogni tanto, specie dopo aver letto l'ennesimo brutto fumetto pieno di pretese, spesso anche dichiarate, ma realizzato da persone del tutto prive di talento, mi viene la tentazione di consigliare solo lavori come quello di oggi, prodotti a suo tempo (1986) con grande umiltà e praticamente in clandestinità, eppure ben fatti e divertenti, di sicuro senza l'ambizione di voler scomodare l'arte o la letteratura.
Siamo alla fine dell'età d'oro dei tascabili erotici italiani, ormai prossimi ad essere soppiantati completamente dalle VHS a noleggio e da tutto ciò che verrà dopo nel campo della fruizione di materiale pornografico; anche l'ambientazione della serie che ospita questo episodio, cioè un bordello parigino di fine '800 gestito dalla prosperosa Madame Con (nomen omen, se conosci un po' di francese), sembra voler indicare un'età crepuscolare, ovvero il termine di un'epoca.
La trama di questo numero (il 21, per la precisione), ad opera di Rubino Ventura (pseudonimo di  Giorgio Pederiali), vede protagonista un compositore molto apprezzato, al quale sovviene un'idea davvero balzana: mettere in scena un concerto dove utilizzare i corpi delle bellissime lavoratrici del bordello come particolari "strumenti musicali", nel folle tentativo di suonare una sinfonia fatta di musica e gemiti di piacere. Indubbiamente un soggetto molto particolare e appiccicoso, che però gli elegantissimi disegni di Leone Frollo, autentico maestro dell'erotismo per immagini purtroppo oggi un po' dimenticato, rendono piacevole e sfizioso. Un segno molto classico quello dell'autore veneziano, che riesce a rendere terribilmente sensuale ogni donna della storia, in ogni vignetta, senza mai dimenticare che si tratta di un fumetto, quindi ricercando sempre soluzioni grafiche che privilegiano la sintesi.
Rispetto ad altri prodotti di questo tipo, il Concerto erotico evidenzia una certa grazia, e nonostante i dialoghi un po' troppo rozzi e sbrigativi, si distingue per non aver bisogno di ricorrere all'effettaccio e all'orrore, riportando il sesso ad una dimensione più brillante e giocosa.

Puoi provare a recuperare questa storia alle fiere e ai mercatini dell'usato, oppure puoi cercare questa interessante antologia del 2007 dove è stata ristampata.

Voto: 7

Alessio Bilotta

Una illustrazione di Frollo
(non contenuta nella storia in questione)

05/02/15

UFAG #295: "GEMMA BOVERY"


Nelle sale italiane è in programmazione proprio in questi giorni il film tratto dal graphic novel Gemma Bovery dell'autrice inglese Posy Simmonds, per la regia di Anne Fontaine e con la bellissima Gemma Arterton nel ruolo della protagonista: una scelta a mio avviso discutibile, perché la Gemma in carne ed ossa non somiglia molto alla Gemma disegnata, ma non avendo ancora visto il film, sospendo il giudizio. Non è il primo film tratto da un lavoro di Simmonds, perché già nel 2010 uscì Tamara Drewe, sempre con la Arterton protagonista ma stavolta con il blasonato Stephen Frears alla regia; un caso direi più unico che raro, dal momento che di lungometraggi tratti da romanzi a fumetti non se ne ricordano molti, mentre sono tantissimi quelli ispirati dalle serie e dai personaggi più popolari.

A voler essere pignoli, in realtà Gemma Bovery non è tecnicamente neppure un graphic novel, dal momento che in prima battuta è uscito a puntate sulle pagine del Guardian, cioè uno dei più importanti e prestigiosi quotidiani britannici.  E senza contare che anche la struttura narrativa del fumetto, davvero peculiare, non è proprio quella che uno si aspetterebbe da un graphic novel così come lo si intende normalmente, poiché la sceneggiatura fa un largo uso di abbondanti parti di testo, che spesso risultano preponderanti rispetto alle classiche vignette. Il risultato finale è tuttavia sorprendentemente equilibrato, anche perché queste parti scritte servono soltanto per dare voce al panettiere Raymond Joubert, cioè colui che narra la storia in prima persona e che è il testimone, più o meno attivo, della grottesca tragedia che finirà per travolgere quasi tutti.

04/02/15

UFAG #294: "DYLAN DOG #341"


Lo ammetto, per me non è facile scrivere di questo fumetto, per un sacco di ragioni che provo a riassumere di seguito:
- primo, ne hanno già scritto in moltissimi, fra i quali anche tutti i siti di settore più importanti;
- secondo, non sono un lettore assiduo di Dylan Dog e non lo sono mai stato (vogliatemi bene lo stesso...);
- terzo, e forse punto più importante, le sterili polemiche dell’ultimo anno sulla nuova gestione della testata da parte di Roberto Recchioni, che nella maggior parte dei casi non sono altro che gratuiti attacchi personali per me inspiegabili, mi stavano facendo passare la voglia persino di acquistarlo.

Insomma, un elenco di premesse davvero ingombranti, che certamente ha condizionato la lettura della storia, ma un effetto credo inevitabile per chi segue le vicende degli autori e della casa editrice anche attraverso la rete. Ed è proprio su alcune derive delle moderne tecnologie di comunicazione digitale che viene costruita la sceneggiatura di questo ultimo Dylan Dog (ad opera proprio di Recchioni), e anzi sembra che saranno gli orrori veri e immaginari insiti nella “modernità” i nuovi antagonisti dell’indagatore dell’incubo. Infatti la nuova nemesi presentata su queste pagine, tale John Ghost, non è altri che un magnate operante in tutti i settori trainanti dell'economia moderna, primo fra tutti, ça va sans dire, la comunicazione. Un personaggio ben studiato e promettente, fedele alla regola che un "cattivo" riuscito è la premessa necessaria per far funzionare qualunque storia d'avventura. Lo sforzo di portare la serie nella contemporaneità, quindi, aggiunge nuovi e importanti elementi a quanto già visto nei numeri immediatamente precedenti, e al di là di certe sbavature e ingenuità, la direzione intrapresa mi convince.

03/02/15

UFAG #293: "JIM CURIOUS"


Per noi lettori di fumetti di vecchissima data, dalla carriera quasi quarantennale come me, ormai sono rimasti pochi i lavori in grado di stupire e incuriosire. Alcuni riescono forse a farci riflettere, o magari a farci commuovere, ma è diventato molto difficile provare quella meraviglia pura che richiede forse meno primavere sulle spalle e un approccio più libero e scanzonato. Questo meraviglioso libro del francese Matthias Picard, uscito da noi lo scorso inverno, rappresenta quindi una vera manna, perché riesce nella missione (quasi) impossibile di sedurre il lettore/spettatore per trascinarlo in un viaggio indimenticabile nelle profondità dell'oceano, fra relitti e incredibili creature marine. E stavolta la dicitura "spettatore" non è soltanto un mio vezzo, ma un termine che meglio descrive la fruizione di questo fumetto, che infatti è realizzato tutto con immagini stereoscopiche da godersi con gli appositi occhialini 3D in dotazione.

02/02/15

UFAG #292: "PER UN PUGNO DI SANGUE"


La suddivisione in "generi narrativi" di un linguaggio è un'operazione delicata e arbitraria, sempre destinata a fallire proprio per la necessaria approssimazione con cui devono essere individuate le varie categorie. Nemmeno il fumetto, ovviamente, sfugge a questa regola, sebbene sia una forma di racconto che di generi ne ha creati di propri, come i supereroi e gli animali parlanti, e che ne mescola allegramente altri con cifre stilistiche abbastanza peculiari. Si tratta di quei fumetti che definirei "sopra le righe", nei quali i codici di certi generi sono portati al parossismo, con l'unico obiettivo di divertire il lettore/spettatore attraverso l'esagerazione e la citazione. È il caso di questo vecchio albo del 2002, che vede protagonista una bellissima maggiorata, letale in combattimento e quasi sempre nuda, al centro di una faida western fra zombi e vampiri.

01/02/15

UWAS#40: "ITCHY FEET"

Recentemente ho scoperto l'esistenza dei dizionari visuali, un utilissimo compendio per chi viaggia in paesi dei quali non parla la lingua o per coloro i quali amano libri belli da vedere ma che poi non leggono. In effetti c'è poco da leggere: sono raccolte di immagini - in genere fotografie - di oggetti di uso comune, cibo, veicoli, simboli, da puntare col dito quando ci si trova a Shangai, non si parla il cinese, ma si vuole sapere dove si trova il ristorante italiano più vicino. Cerchi la pagina con la foto della pizza, la mostri al passante ed ascolti la spiegazione della direzione da prendere, sperando che gesticoli molto.
Altrimenti un'alternativa è avere come compagno di viaggio qualcuno che parla molte lingue. Una volta, in Germania, io ed Elle avevamo il dubbio di essere sull'autobus sbagliato. Chiesi ad Elle la frase giusta per chiedere conferma della direzione all'autista, mi alzai e gliela dissi con una pronuncia perfetta. Lui accostò l'autobus, si voltò a guardarmi e mi parlò per due minuti buoni senza interruzioni, indicando l'orizzonte e mimando destra e sinistra con le mani. Quando tornai da Elle lei mi chiese cosa mi avesse detto, e io risposi "non lo so, ma mi sento più tranquillo."

Itchy Feet è un "fumetto di viaggi e lingue" di Malachi Ray Rempen. Le sue brevi storie sono piccole riflessioni minimaliste sulle differenze tra i linguaggi, le culture e le forma mentis tra i diversi abitanti del globo. Pillole di umorismo innocuo ma sorridente, le avventure di un backpacker americano che ama viaggiare e parlare con gli indigeni di ogni dove, con una ingenuità innocente che ben si accoppia con il suo tratto semplicissimo. Non ci sono sfondi, nelle sue vignette, né altri elementi al di fuori dei personaggi, i quali recitano come davanti ad una quinta teatrale. Il centro di tutto è il linguaggio, sembra dirci, e le differenze di sfumature che riusciamo ad imprimere nelle nostre parole. Il problema di far comprendere al suo pubblico ciò che viene detto in lingue sconosciute è risolto con uno strategemma molto semplice: i fumetti sono colorati con le bandiere nazionali, ad indicare quale lingua è sottintesa al testo in inglese. Tutto è leggero e semplice, così come deve essere il bagaglio di un vero viaggiatore.
Heike
Risorse web:
- Itchy feet
- Il Twitter di Itchy Feet
- Un bellissimo picture dictionary