31/01/15

UFAG #290: "CUORI DISTRATTI"


Questa settimana di Slowcomix è un po' all'insegna del disfacimento dei corpi. Se con Il pozzo di sangue (guarda qui) Johnny Ryan aveva scelto una strada decisamente "splatter", l'israeliano Koren Shadmi, autore del fumetto di oggi, preferisce un approccio più ovattato, seppur con esiti ugualmente angosciosi, e anzi anche più disturbanti. Scrivo così perché i protagonisti delle quattro storie brevi che compongono il volume sono esseri umani e non orribili mostri, e anche se sono inseriti alcuni elementi fantastici, l'effetto sul lettore/spettatore è ugualmente di vicinanza e verosimiglianza. Inoltre, stavolta la mutazione dei corpi va di pari passo con la corruzione dei sentimenti, un processo forse inevitabile esemplificato dai cuori "distratti" del titolo.
Nel primo episodio, un rabbino flirta con le tentazioni di tradire la propria fede e la moglie, ormai diventata "fredda e di aspetto sgradevole"; nel secondo, il principe e la principessa di un reame fantasy sono costretti a fuggire nel nostro mondo e a subire il decadimento inesorabile dello spirito e del fisico; nel terzo, un ragazzo riesce ad ottenere le morbose attenzioni della compagna di banco solo dopo che questa viene trasformata in una specie di cyborg per i postumi di un incidente; nel quarto, una ragazza non di bell'aspetto subisce tristemente le conseguenze delle attenzioni distratte del coinquilino, un adone rubacuori che si cura solo di se stesso.

30/01/15

UFAG #289: "MEANWHILE"


I nostri fan più affezionati ricorderanno senz'altro un recente post (lo trovi qui) del sempre aggiornatissimo Heike sui lavori reperibili in rete di Jason Shiga. Senza mezzi termini, il mio collega lo definiva come "un genio", e anche se io sono di solito meno incline all'entusiasmo, devo dire che la lettura/visione del fumetto di oggi, gentilmente regalatomi prestatomi proprio da Heike, mi fa essere pienamente d'accordo con lui.
Come puoi vedere dalla copertina, nel sottotitolo si dice che ci sono nel libro addirittura 3.856 storie possibili, e c'è da fidarsi di questo numero così preciso perché Shiga si è laureato a Berkeley in matematica. Questo amplissimo ventaglio di possibilità è reso possibile dalla struttura del fumetto, credo unica nel suo genere; si parte con una pagina iniziale dove troviamo un ragazzino che sta per acquistare un gelato, una situazione che pone subito il lettore davanti alla prima scelta: crema o cioccolato?

29/01/15

UFAG #288: "REQUIEM PER DUE C..."


La storia più recente del nostro Paese potrebbe essere esemplificata da quel sistema di corruzione, clientelismo e malaffare, spesso apparecchiato con la tovaglia ricamata della rispettabilità di facciata, che tutti noi conosciamo fin troppo bene, e che purtroppo sembra essere davvero l'unica forma di "governo" stabile e condivisa. Non sorprende, quindi, che anche una storia come questa raccontata e disegnata da Sebastiano Vilella, ambientata alla fine degli anni '50, sembri ancora molto attuale, perché ci parla di situazioni ormai incancrenite, e pertanto sempre presenti. Riccardo Belviso, il cadavere ripescato dal mare che racconta in prima persona la storia, è un giovane meridionale emigrato in Francia per fare l'operaio, che torna nella città natale (Bari, seppure mai menzionata chiaramente), dopo tanti anni e la fine del regime fascista, a trovare il cugino Antonio, personaggio ambiguo dalle frequentazioni altolocate e pericolose. Anche Riccardo rimarrà affascinato, come già Antonio, dal mondo luccicante e dissoluto popolato dalle figure spietate e però stimatissime che controllano i destini della città, ma la loro ambizione di raccogliere qualche briciola dorata sarà annientata dal grottesco andamento degli eventi, ovviamente contrari a due miserabili come loro, pedine insignificanti sulla scacchiera dei potenti. Sullo sfondo, il vecchio commissario Italo Grimaldi, forse un buon poliziotto, che però, pur intuendo la verità, rinuncia ad indagare fino in fondo per non intaccare quel sistema marcio ma funzionante di cui dicevo all'inizio. Sicuramente una chiave di lettura interessante, perché l'uomo di legge, per quanto debole o impotente, è comunque sempre una emanazione diretta del potere costituito e della società che questo potere controlla.
Ad una grande qualità di scrittura, che si apprezza soprattutto nel racconto in prima persona di Riccardo, si abbina perfettamente un segno molto elegante ma un po' sporco, che ricorda nei tratteggi quello di Battaglia, dove i contorni dei personaggi e degli oggetti spesso sfumano per annegare nel blu, l'unico colore utilizzato. Le atmosfere, che conservano qualche eco metafisica del lavoro precedente (questo), sono cupe e oppressive, quasi a sottolineare l'ineluttabilità delle situazioni, e forse la luce azzurra emanata dalle macchie di colore, falsamente rassicurante, serve ad accentuare la sensazione di disagio nel lettore.

Il libro è uscito nel 2012, ha 140 pagg., costa 17€ e puoi richiederlo alla tua fumetteria di fiducia oppure direttamente all'editore (qui).

Voto: 8,5

Alessio Bilotta

28/01/15

UFAG #287: "GOLEM"


Non mi è per niente facile scrivere qualcosa di originale e sensato su questo fumetto di LRNZ alias Lorenzo Ceccotti, e non soltanto perché si tratta di un'opera con grandi ambizioni e di livello qualitativo molto alto; no, non è facile anche perché molti altri ne hanno già ottimamente disquisito (questa e questa due delle recensioni migliori fra quelle che ho letto), senza contare la straordinaria campagna di comunicazione promossa dell'editore, così efficace che il libro era stato già segnalato da qualcuno come fra i migliori del 2014, sebbene quasi tutti abbiano potuto acquistarlo solo all'inizio del 2015. Vi rimando, quindi, alle due recensioni che ho segnalato per approfondimenti, spunti e considerazioni davvero molto interessanti, mentre io voglio limitarmi ad un unico aspetto più peculiare, suggeritomi dalla lettura di questa bella e ricca intervista fatta all'autore dall'amico di una vita, Adriano Ercolani. Fra le tante considerazioni, mi ha colpito più di tutte lo scambio sulla complessità, e in particolare questa frase di Ceccotti, che anche estrapolata dal suo contesto mi sembra che sia ugualmente comprensibile in tutte le sue sfumature:
"La complessità non deve rendere più complicata la lettura, il livello zero della narrazione non deve mai essere tradito da quelli più profondi, perché la superficie è proprio l’interfaccia per la profondità."

27/01/15

UFAG #286: "IL POZZO DI SANGUE vol. 1"


Se esiste un'epica dei fluidi corporali e della decomposizione, Johnny Ryan ne è sicuramente il suo cantore più entusiasta. Mentre nei suoi lavori on-line per VICE (guarda qui) sembrano prevalere elementi umoristici, per quanto sempre disgustosi, in questo volume, pubblicato in Italia nel 2013, ma che negli USA conta già 4 seguiti (li trovi qui), non c'è spazio per nessun tipo di comicità. Il protagonista di Prison Pit (questo il titolo originale) è FuckFace, un essere umanoide forzuto e cattivissimo con il volto ricoperto da una maschera di sangue: viene confinato su un pianeta desolato nel quale dovrà affrontare tutta una serie di creature sempre più schifose, come nei livelli di un videogioco malato. L'autore non ci risparmia nulla, e fra cannibalismo, simbiosi con vermi mostruosi, coprofagia e stupri, ci fa sguazzare in una melma di sangue, sperma ed escrementi che però possiede un suo perverso fascino. Certo, non si tratta di un fumetto per stomaci delicati, però sotto la superficie pustolosa c'è anche un approccio al corpo ed alla fisicità che può suggerire riflessioni non banali: tutto è destinato a decomporsi e a corrompersi, e forse solo chi accetta questa realtà in tutto il suo orrore può sopravvivere, anche a costo di nutrirsi dei propri stessi parassiti.
Anche i disegni si discostano parecchio dallo stile cartoon adottato dall'autore in altri lavori, e si richiamano invece a certe produzioni giapponesi più sotterranee e disturbanti, con un segno che ricorda anche Go Nagai, però sotto acido. Serratissimo e ansiogeno il ritmo della narrazione, punteggiata da pochi dialoghi e realizzata attraverso tavole con la classica gabbia a quattro vignette, forse per dare un ordine apparente al caos che rigurgita dalle pagine.

Il volumetto ha 238 pagg. in b/n al costo di 18€, e non saprei dirti dove trovarlo se non alla fiere o in rete, perché dalla folle pagina web dall'editore (questa) non si riescono a ricavare molte informazioni utili. Qui trovi una pagina dove acquistare il cartoon, completa di anteprima.

Voto: 8,5

Alessio Bilotta



26/01/15

UFAG #285: "GUS vol. 1"


Ho già parlato altre volte (qui, qui e un po' anche qui) di Christophe Blain, l'autore francese di questo fumetto, e anche adesso non posso fare a meno di esprimere il grandissimo piacere, quasi fisico, provato a leggere e guardare il primo volume di Gus, un western con ampi risvolti romantici pubblicato in patria nel 2007-2008 (3 album) e arrivato da noi soltanto adesso.
Non amo molto il formato classico del graphic novel, che riprende quello un po' costretto dei romanzi senza disegni, e quindi è anche per questo che mi esalto ad avere fra le mani album così: di grande formato, con la copertina cartonata e con quel particolare profumo di stampa che funziona come una madeleine proustiana. E poi il colore, un arancio così pieno e vivido (che qui purtroppo non rende bene) che penso possa esistere solo sulla copertina di un fumetto, come promessa di avventure scatenate e amori pieni di passione. Ed infatti è proprio così, perché i tre protagonisti Gus, Gratt e Clem sono tre banditi che assaltano treni e rapinano banche ma il cui vero interesse sembrano essere soprattutto le donne.

25/01/15

UWAS#39: "AXE COP"

Nella mia oramai ultratrentennale carriera di lettore di fumetti, ecco, ne ho vista di merda.
Roba brutta, stortignaccola, roba illeggibile. Fumetti scritti male e disegnati peggio, inchiostrati con pennarelli scarichi, anatomie mostruose, storytelling imbarazzanti.
E' un po' la sindrome del reduce: hai visto di tutto, luoghi straordinari, atti di eroismo, bellezza, grande umanità, ma quello che poi ti ricordi, alla fine, dopo tutti questi anni, è Quando Piove a Dunedin.
Un tempo la strada dell'autoproduzione era una scelta obbligata per i giovani artisti: ci sono passati anche Leo Ortolani e Marcel Proust. In fondo l'edicola era un setaccio fine, che separava il grano dal loglio e, confidando nelle capacità di discernimento del lettore, permetteva la sopravvivenza dei prodotti di qualità a scapito della, diciamolo, merdaccia. Era un processo lungo e faticoso, molti cadevano sul campo e comunque certi editori applicavano la strategia del "tanto peggio tanto meglio", inondando i punti vendita con decine di titoli sperando che qualcuno sopravvivesse.
Era una strategia perdente ed eccessiva, come sparare alle mosche col cannone, e finiva sempre con te che, spinto dalla curiosità o attratto dalla copertina, compravi il numero 1 per poi chiederti: ma chi l'ha scritto questo, un bambino di cinque anni?

Axe Cop è un fumetto web scritto (davvero) da un bambino di cinque anni, Malachai Nicolle, e disegnato da suo fratello di ventisei anni, Ethan Nicolle. Axe Cop è un poliziotto dal passato tormentato (i suoi genitori muoiono per aver mangiato troppi duri di menta) che combatte il crimine, i ninja, gli zombie e i supercriminali armato di una accetta da pompiere, aiutato da un poliziotto che suona il flauto, da un supereroe che lancia calzini-boomerang e da un tirannosauro con mitragliatori al posto delle inutili zampette anteriori.
Le storie sono esagerate, iperboli del tutto folli, una narrazione totalmente sconclusionata che avrebbe fatto uscire matti i dadaisti, eppure narrate con l'ingenuità dei bambini narratori, quando si siedono sul tappeto e ti raccontano tutti seri le avventure del loro orso, di Barbie, dell'omino del Lego.
Axe Cop ha attraversato il setaccio fine, dimostrandosi fatto di grano di altissima qualità. Ha vinto diversi premi al San Diego Comicon, e ha incontrato un successo tale che la Dark Horse ne ha stampati e distribuiti cinque volumi e la Fox ne ha tratto una serie animata. In tutto questo Malachai ha compiuto undici anni, sono subentrati altri scrittori (bambini) e disegnatori (fratelli grandi), ma la figura del poliziotto senza paura che combatte i cattivi con un'ascia è rimasta la stessa. E' un'opera che nasce nell'amore: amore per il proprio fratello, amore per i fumetti, amore per le storie. E come tutte le storie d'amore aiuta a rendere il mondo un posto un poco migliore.
Heike
Risorse web:
- Axe Cop
- Ask Axe Cop (Axe Cop risponde alle vostre domande)
- Axe Cop su Amazon
- Axe Cop su Youtube

24/01/15

UFAG #283: "CON IL CUORE A KOBANE"


Penso che questo fumetto sia uno dei più importanti usciti in Italia negli ultimi anni, per diversi motivi. Certamente è di fondamentale importanza l'argomento che tratta, vale a dire il racconto della resistenza della città curda di Kobane contro l'avanzata dell'ISIS, ma questo è un merito, lasciami dire, più "giornalistico" che fumettistico in senso stretto, anche considerando la scarsa copertura mediatica sugli eventi drammatici di questa zona di guerra, troppo spesso sfruttati solo con intenti di sciacallaggio e di propaganda. Colpisce, da questa particolare visuale, la grande umiltà dell'autore, che si pone difronte agli avvenimenti con un approccio spaventato, dubbioso ma sempre rispettoso, che dovrebbe essere quello di un qualunque occidentale e che, invece, raramente riscontriamo nei politici e nei corrispondenti professionisti. Con la sincerità che gli è propria, Zerocalcare ci racconta tutti i suoi dubbi e tutta la sua paura di essere inadeguato alla situazione, nodi che solo alla fine della storia si scioglieranno, spazzati via dall'unica consapevolezza veramente importante, e cioè quella di fare parte di qualcosa di più grande, che va oltre gli angusti confini delle nostre esistenze ma che, alla fine, le comprende e le riveste di nuovi significati.
Non si tratta, a mio modesto avviso, solo di un bellissimo esempio di giornalismo grafico, ma di un lavoro più profondo e sincero che parla di emozioni e di contraddizioni, mettendo al centro della storia elementi così intimi da risultare universali e condivisibili, almeno per chi ha l'onestà di mettersi in discussione. Risulta decisamente azzeccata, quindi, anche la scelta di utilizzare il linguaggio del fumetto, perché è forse il mezzo narrativo migliore per amplificare le emozioni, e certamente gli occhi sicuri e determinati dei combattenti curdi e quelli sempre sgranati del nostro ZC, tutti pervasi di diverse forme di dolcezza, non li dimenticherò tanto in fretta.

Il fumetto è uscito la settimana scorsa su Internazionale, ed il numero della rivista è andato esaurito in pochissime ore. È stato ristampato in un fascicolo separato allegato al numero in edicola da ieri, per cui non fartelo scappare. Lo trovi anche in formato digitale (guarda qui).

Voto: 8,5

Alessio Bilotta

23/01/15

UFAG #282: "LUIGI VA IN SPIAGGIA"


Sì, lo so bene che perfino tu, che di solito ti ecciti con horror truculenti e porno disgustosi, prima o poi avrai bisogno di un po' di tenerezza. Quando succederà, fai in modo di avere con te questo delizioso fumetto realizzato nel 2008 dall'autore quebechiano Guy Delisle, più noto per i suoi reportage di giornalismo grafico da varie città del mondo.
La tua voglia di dolcezza sarà ampiamente soddisfatta dal piccolo Luigi, un bambino in età prescolare dall'enorme testa a pera che trascina un padre parecchio distratto e svogliato (la madre nella storia non compare) in una gita di un giorno al mare. Mentre il genitore fa il piacione con alcune bagnanti in topless, il nanerottolo si lancia solitario alla scoperta della spiaggia, imbattendosi in vicini d'ombrellone intolleranti, bambini sbrodoloni, bambine scatenate, gelatai ambulanti, fantastiche creature marine e magnifici castelli di sabbia.

22/01/15

UFAG #281: "THE BIG CHANGE"



Oggi può sembrare incredibile, però 25 anni fa la parola "graphic novel" era associata principalmente a grandi albi fuoriserie con protagonisti i supereroi della Marvel (dai un'occhiata qui); si trattava di storie stampate su carta buona in cui gli autori avevano in teoria più libertà nelle sceneggiature e più tempo e spazio per curare meglio i disegni. Alcuni di quegli albi sono rimasti nella storia del fumetto americano, tanti altri sono stati dimenticati, come quello che vi propongo oggi. Ammetto che quando lo acquistai in edicola (sì, all'epoca si prendeva tutto lì!), speravo tanto che questa storia potesse rispondere all'antico quesito irrisolto dei fan della Marvel-Corno, e cioè: è più forte Hulk o la Cosa? E invece niente, perché il fumetto in questione potrebbe essere catalogato come un "buddy movie" su carta, dove i due classici mostri forzuti mettono da parte la loro storica rivalità per raggiungere un obiettivo comune, come due vecchi amiconi.

21/01/15

UFAG #280: "UNA ESTATE"

Prima pagina della storia, rubata da qui
Chi segue questa rubrica, sa che amo moltissimo il lavoro di Andrea Pazienza, e questa breve storia che propongo oggi, di appena 15 pagine, è senz'altro una delle mie preferite, una di quelle che, più di altre, mi sono rimaste nel cuore. Sono ricordi di infanzia di Andrea, estati fatte di domeniche trascorse nei boschi, a caccia con il padre e con il fratello Michele, e di interminabili pomeriggi pieni di segrete avventure, mentre tutti gli adulti fanno la pennichella. Pazienza, da grande narratore quale è sempre stato, restituisce benissimo certe sensazioni e certi particolarissimi sentimenti, quelli che stanno sul filo dell'attesa e della scoperta, e che non farai nessuna fatica a riconoscere come anche tuoi. E la cifra più caratteristica del grande autore di Zanardi e Pompeo, cioè quella poetica struggente che mescola malinconia e violenza, morte e tenerezza, ci regala in queste pagine alcuni dei suoi momenti più belli, soprattutto quando ci racconta la fine. La fine di una vita, di una stagione, di un'età: il termine di qualcosa di bello, per un futuro che è ignoto ma che sembra sempre oscuro.
Stavolta i disegni sono privi dei suoi caratteristici virtuosissimi grafici, e l'autore preferisce adottare uno sguardo lontano, rappresentando con attenzione la natura e riducendo gli essere umani a poco più che stecchini, ombre sovrastate da cose più grandi e inconcepibili.
Alla fine della storia, il piccolo Paz, sconvolto da una visione che non comprende, smarrisce una pallina da tennis, che rotola chissà dove. "Forse è ancora lì, da qualche parte, da quel giorno fatale incastrata tra le maglie d'una siepe di lauro". Proprio come certi nostri ricordi, intrappolati per sempre in luoghi dove non possiamo più ritornare.

Ho letto per la prima volta questa storia in un brutto tascabile Einaudi dedicato a Pazienza: prima e dopo quella edizione, è stata stampata tante altre volte. Cercatela con amore, non ve ne pentirete.

Voto: 10

20/01/15

UFAG #280: "COMPLOTTI NOTTURNI"


Tu ami i sogni? E non intendo i sogni in stato di veglia, quelli che nel migliore dei casi diventano veri e propri obiettivi o progetti. No, mi riferisco ai sogni notturni, quelli fatti di immagini evanescenti, luoghi bizzarri e situazioni in continua mutazione... Io personalmente amo molto sognare, e non mi fanno paura neppure gli incubi, anzi; lo amo così tanto che non ho mai voluto neppure approfondire i vari studi psicanalitici, proprio per non svelarne il mistero.
Credo che tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero amare i sogni, perché come forma di comunicazione visiva mi sembra la migliore per rappresentarli; non è raro, infatti, che durante un sogno l'ambientazione cambi improvvisamente, e non c'è niente di meglio dello spazio bianco fra una vignetta e l'altra per rendere questa sensazione, forse neppure un'ellissi cinematografica, perché almeno io tendo a ricordare l'attività onirica più come un puzzle di immagini fisse piuttosto che una sequenza in movimento. Anche i suoni dei miei sogni sono sempre piuttosto ovattati, quasi assenti, se non per rari dialoghi.
Questo vecchio lavoro del grande David B., più noto per il capolavoro assoluto Il Grande Male, ha la rara capacità di restituire perfettamente le sensazioni provate durante il sogno, attraverso la visualizzazione di immagini enigmatiche e strane che sono sempre in bilico fra l'inquietudine e una sorta di consapevolezza più ampia.

19/01/15

UFAG #279: "LA SOPRAVVISSUTA"


Essere lettori e/o spettatori oggi di vecchie storie di fantascienza, soprattutto di quelle ambientate in un futuro che è il nostro presente, può essere un esercizio piacevole e interessante, specialmente se la qualità del materiale recuperato è davvero buona, come in questo caso.
La sopravvissuta (La survivante) è una serie di quattro albi pubblicata originariamente in Francia fra il 1985 e il 1991 ad opera di Paul Gillon (1926-2011), senz'altro uno degli autori d'Oltralpe più importanti di sempre. In uno scenario post-apocalittico, la giovane e bellissima Audrey Albrespy sembra l'unico essere umano superstite in un mondo che continua comunque ad esistere in qualche modo, grazie alle attività ripetitive dei "cyber", cioè robot che gestiscono la sicurezza, le informazioni, i negozi, gli alberghi e via dicendo. Uno di questi in particolare, il cameriere Ulysse, sviluppa con la sopravvissuta una torbida relazione sessuale di dominazione/sottomissione, con inquietanti risvolti sulle necessità umane e l'intelligenza artificiale.

18/01/15

UWAS#38: "ON THE ESCALATOR"

 La grande città è alienante, disumana, un posto dove perdere la percezione della propria identità è a volte drammaticamente facile. Non solo della propria: la folla a volte non è un insieme di persone, singoli individui ognuno con la propria personalità, ma una massa informe, un muro, un indistinto brusio. E' così facile, in metropolitana, concentrarsi sul proprio libro o sulla playlist e isolarsi dal mondo, ignorare gli spintoni, la calca, la puzza, chiudersi nel solipsismo, scappare dal mondo.

A Keara Stewart questo non piace: in metropolitana tira fuori il suo quaderno e la sua penna e disegna quello che vede, in un bianco e nero accecante, luminoso. Nel suo viaggio ritrae visi stanchi, concentrati, pensosi, concentrandosi sulle espressioni e sulle piccole tracce di un mondo unico e personale. "Nei suoi disegni (...) Keara riesce a trasformare cose banali, solitamente ignorate, in qualcosa che vorresti portare con te per sempre" (S.Lightman). Sono disegni rapidi, schizzi concisi, ma mai nervosi o superficiali. Trasuda dal suo lavoro un sincero amore ed un grande interesse per il mondo, una attenzione alle persone che mi ricorda un poco il libro di Sara Menetti recensito a novembre dal Bilo.

Keara la conosco personalmente, è una persona stupenda e una artista con grandi potenzialità. E' attivissima nel mondo delle fanzine e dell'autoproduzione inglese, e sarebbe molto bello se riuscisse a trasformare la sua passione in un lavoro. Quando le ho detto (diversi mesi fa) che avrei scritto un articolo su di lei, mi ha detto "ma io non faccio webcomics!" Vero, le risposi, ma fai cose belle di cui vale la pena parlare. Per cui pubblico qui sotto anche la versione inglese dell'articolo, sperando non contenga troppi errori.

Heike
Risorse web:
- Il Tumblr di Keara, con l'indice dei suoi lavori
- Twitter, per essere sempre aggiornati
- Lo shop
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The big city is alienating, inhuman. It's too easy to lose one's own identity. Not just one's own: the crowd appears sometimes as a wall, a shapeless stack of bodies and not as a group of individuals, each one with their own personality. It's quite common, in the subway, to focus on your book or playlist and ignore the jostling, the crowd, the smell. Escape from the real world.

Keara Stewart does not like it: on the subway she takes out her notebook and her pen and draws what she sees, in a
blinding bright black and white. In her journey she portrays tired, intense, thoughtful faces, focusing on expressions and small traces of unique and personal worlds. "In her drawings (...) Keara manages to make the easily looked-over, and absolutely mundane, into something you want to hold onto forever" (S.Lightman). Her drawings are quick and concise sketches, but never nervous or superficial. From her art comes a sincere love and a great interest in the world, an attention to people that reminds me a little of Sara Menetti's new book.

I know Keara: she is a wonderful person and an artist with great potential, very active in English fanzines and self-publishing world, and it would be wonderful if she could turn her passion into a job. When I told her (several months ago) that I would write an article about her, she said, "I do not do webcomics!" True indeed, I replied, but you do beautiful things worth talking about.

17/01/15

UFAG #277: "AURORA WEST vol. 1"


Temo che questo eccellente lavoro si sia un po' perso in mezzo alla miriade di uscite che ogni mese affollano gli scaffali, perché non mi è riuscito trovare nemmeno una recensione. Io ammetto di averlo preso solo per i disegni di David Rubín (autore che amo moltissimo e di cui ti avevo già parlato qui) e davvero non sapevo cosa aspettarmi dal soggetto, non avendo ancora letto/guardato (mea culpa!) il precedente Battling Boy, di cui questo fumetto dovrebbe rappresentare un prequel. Il lavoro alla sceneggiatura del pluripremiato Paul Pope e del regista e autore di videogiochi J.T. Petty, mi ha invece piacevolmente sorpreso: nulla di sconvolgente o di particolarmente innovativo, intendiamoci, però si tratta di un fumetto divertente, emozionante e che non ti concede mai un attimo di respiro, ovviamente impreziosito dai disegni di Rubín, che forse in questa sua ottima e più recente prova accentua ancora di più l'aspetto caricaturale e "cartoonesco" dei personaggi.
Ma chi è Aurora West? È la figlia adolescente del cacciatore di mostri Haggard West, e apprendista cacciatrice di mostri lei stessa, impegnata con il padre nella difesa della città di Arcopolis, oppressa ormai da diversi anni dall'invasione di misteriose creature che rapiscono i bambini.

16/01/15

UFAG #276: "35 MQ"


È indubbio che, negli ultimi anni, grazie anche alle nuove tendenze web, il "fumetto breve", costituito quindi da poche vignette, stia vivendo in Italia (e non solo) una seconda giovinezza. Basterebbe ricordare che questa è la cifra caratteristica anche di due fra gli autori più popolari del momento, e cioè Zerocalcare e Sio, sebbene pochi fra le nuove leve seguano lo schema più classico della striscia umoristica, che del fumetto breve rappresenta il paradigma, più ancora della tavola autoconclusiva. Assistiamo più spesso a variazioni sul tema (soprattutto in relazione al senso di lettura, al numero delle vignette, all'ausilio di animazioni o suoni ecc.), forse perché le strip richiedono un rigore e una disciplina che sono doti abbastanza rare, tanto che possiamo leggerle/guardarle praticamente ormai solo su Linus (che compie 50 anni in questi giorni, auguri!) o sul blog Balloons.
Ogni tanto, però, qualche editore decide di pubblicare dei libri che le raccolgono, proprio come questa proposta di Comma 22, presentata alla scorsa edizione di Lucca Comics.

15/01/15

UFAG #275: "CAPITAN PADANIA"


Lo sfacciato, benché usuale, opportunismo di certi politici leghisti, che nell'ultima tragica settimana si sono trasformati a parole nei più strenui ed illuminati difensori della libertà di espressione, mi ha fatto tornare in mente il fumetto di oggi, il cui deprimente protagonista è molto scorretto sia anatomicamente che politicamente. Ci troviamo infatti davanti ad un risoluto e bellicoso paladino di presunti valori cristiani e padani (?), del quale si parlò un po' nel 2012, anche se si sospetta che il fumetto sia di qualche anno precedente: la risibile trama si dipana durante un comizio di Umberto Bossi, in cui il "senatùr" si scaglia contro l'entrata della Turchia nella Comunità Europea: nel bel mezzo del delirio, irrompe un esercito di terroristi (ovviamente turchi, e ovviamente fedeli all'iconografia del "feroce Saladino"), che tentano di eliminare Bossi sparandogli contro un missile (!). Inutile dire che saranno fermati dal tempestivo intervento del supereroe vestito di verde e marrone, dotato di una prestanza e di un equipaggiamento fanta-tecnologico che in confronto Batman è un cosplayer. Tralascio ogni commento sui disegni, probabilmente ricalcati alla meno peggio da fumetti Marvel brutti degli anni '80. O forse da Il Tromba.
Non c'è molto da aggiungere a quanto fu scritto a suo tempo, quando diversi commentatori espressero sdegno e disprezzo nei confronti di quello che fu bollato, senza appello, come un puerile e becero strumento di propaganda razzista. E tuttavia, in rete non si trovano informazioni sulla genesi dell'albo (che forse non esiste nemmeno in forma cartacea...), né tantomeno sull'autore, il misterioso "Volpi Roberto", accreditato proprio così, con il cognome prima del nome, quasi ad esaltarne la limitata cultura. Ecco, non so se questo possa rappresentare un piccolo indizio, ma io spero che questa ridicola caricatura non sia altro che una fenomenale burla. Il tono è infatti talmente sopra le righe, le situazioni raffigurate così eccessive e la fedeltà ai più rozzi stereotipi leghisti così smaccata, che penso nessuno potrebbe prendere sul serio questa storia e quindi i suoi messaggi politici.
O forse no, forse mi illudo, e forse la mia speranza nell'umanità è mal riposta, ma nel dubbio lancio un appello a "Volpi Roberto" perché si faccia vivo, e invito chiunque possieda una copia stampata di Capitan Padania  #1 a contattarmi, sono disposto a pagarla bene.
Per tutti gli altri curiosi e gli amanti dell'orrore, il fumetto si può scaricare qui in formato pdf.

Alessio Bilotta

La Lega ce l'ha corto
Ciumbia!

14/01/15

UFAG #274: "MERCURIO LOI"


Per puntare al successo, un personaggio deve avere innanzitutto un nome azzeccato, anche se, personalmente, ho sempre trovato discutibili certe scelte: se l'indagatore dell'incubo fosse nato oggi, con buon pace delle sue nobili ascendenze letterarie, avrebbe probabilmente dovuto fare i conti a fatica con il quasi omonimo Danny Cane, uno degli amichetti di Peppa Pig... E il signor Dog non è solo, perché in Italia sembra che il successo debba arridere solo a personaggi con improbabili denominazioni anglosassoni. Insomma, forse si teme che la lingua nostrana non abbia la capacità di produrre appellativi abbastanza sexy, tranne qualche rarissima eccezione, o forse il sogno americano di libertà e avventura è ancora vivo, nonostante tutto; non saprei rispondere con precisione, però questo Mercurio Loi, un nuovo personaggio apparso sul #28 de Le Storie Bonelli, parte subito con il piede giusto, perché il nome suona bene e gioca abilmente con le parole e i significati (da una rapida ricerca in rete, sembra che il cognome "Loi" voglia dire "salvatore"). Inoltre, le sue avventure sono ambientate a Roma, in un'epoca ben definita ma mai troppo utilizzata, e cioè quella risorgimentale, con i suoi moti insurrezionali e le sue sette segrete a fare da contraltare storico alle vicende di fantasia.

13/01/15

UFAG #273: "AEON vol. 1"


Spero che gli appartenenti alla generazione dell'autrice di questo fumetto, Angela Vianello, e cioè quelli che sono cresciuti con i manga degli anni '80 e '90, non me ne vorranno se, rispetto a loro, sono privo dell'eccitazione che immagino si debba provare davanti ad un lavoro come questo. Eccitazione derivante dal ritrovare stili e temi tipici delle letture giovanili in una pubblicazione moderna, in cui tali elementi sono stati reinterpretati e rinnovati. Pur avendo infatti letto a suo tempo Video Girl Ai di Masakazu Katsura (una delle fonti di ispirazione dichiarate dell'autrice, come si evince da questa intervista), non ero già più nella fase dell'imprinting fumettistico, avvenuta parecchi anni prima: però penso che se adesso qualcuno aggiornasse lo stile, che so, di Kirby o di Jacovitti, ne sarei sicuramente molto entusiasta, a prescindere da tutto.

12/01/15

UFAG #272: PROPHET vol. 1

Dopo la pausa natalizia e i sanguinosi fatti di Parigi, riprendo la rubrica Un fumetto al giorno: la riprendo con un po' di fatica, perché la strage di Charlie Hebdo mi ha letteralmente svuotato, ma credo che sia anche giusto ripartire. Buona lettura!


Ti ricordi il vecchio dialogo di Pulp Fiction in cui Vincent Vega spiega a Jules che, in Francia, un certo tipo di hamburger di McDonald's viene ribattezzato come "Royal con fromage"? Ecco, mentre leggevo questo volume, che raccoglie i numeri dal 21 al 26 della rinata serie di Prophet, è stata una delle prime cose che mi sono venute in mente. 
Il protagonista del fumetto di oggi ha anche lui origini editoriali lontane, poiché appare per la prima volta già nel 1993, nel pieno dell'esplosione di personaggi ipertrofici e insulsi che invasero gli scaffali americani in quegli anni.

07/01/15

JE SUIS CHARLIE HEBDO

"We are all Charlie", illustrazione di MP5 apparsa sulla sua pagina Facebook
Non riesco a trovare parole adeguate per esprimere il dolore, la rabbia e l'enorme tristezza che provo in questo momento. Riesco solo a pensare che il feroce attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, dove hanno perso la vita 12 persone con altri 11 feriti gravemente, è anche un'azione che colpisce forte una delle libertà più preziose che abbiamo, la libertà di ridere di tutto. Spero che la risposta del mondo civile sia data attraverso la cultura e l'intelligenza, che rimangono ancora, ne sono convinto, le armi migliori per sconfiggere la violenza.
Esprimo la mia partecipazione a questa terribile tragedia ricordando i nomi delle persone uccise (fonte):
- Stéphane Charbonnier (alias Charb), disegnatore e direttore della rivista;
- Jean Cabut (alias Cabu), disegnatore;
- Georges Wolinski, disegnatore;
- Bernard Verlhac (alias Tignous), disegnatore;
- Philippe Honoré (alias Honoré), disegnatore;
- Bernard Maris, economista e collaboratore;
- Mustapha Ourad, redattore;
- Elsa Cayat, psicanalista e collaboratrice;
- Michel Renaud, ex amministratore del comune di Clermont-Ferrand;
- Frédéric Boisseau, addetto alla manutenzione dello stabile;
- Franck Brinsolaro, poliziotto di scorta a Charb;
- Ahmed Merabet, poliziotto.

Che la terra vi sia lieve.

Alessio Bilotta

La rubrica "Un fumetto al giorno" riprenderà più avanti, dopo questi giorni di lutto.

04/01/15

UWAS#37: "MY CARDBOARD LIFE"


Bruno Munari è stato un grande, grande artista purtroppo oggi un po' dimenticato.
Se mai dovessi pensare ad una parola sola per definire la sua lunga parabola artistica, forse penserei a umorismo, perché mi ha sempre dato l'impressione di qualcuno che non solo faceva ricerca, creava, stupiva, ma lo faceva con levità, leggerezza, col sorriso sulle labbra, sempre divertendosi. Una persona che amava il proprio lavoro, che non dava l'impressione di prendersi troppo sul serio. Un milanese vecchio stile, un siur ammiccante e spiritoso.
Mi è capitato di vedere i suoi libri d'artista per bambini, che sono cose straordinarie, invenzioni, esperimenti modernissimi. Non sono solo libri da leggere, sono giochi, oggetti da toccare, destinati ad una fisicità e matericità che un PDF non può restituire.
Ci sarebbe tantissimo da dire su Munari, magari un giorno facciamo uno speciale su di lui anche se non si tratta di fumetti. Una cosa che me lo rende particolarmente caro è stata anche la sua lunga collaborazione con Gianni Rodari, e mi piace immaginarli da qualche parte, loro due e Sergio Endrigo, a parlare della consistenza delle nuvole e di canzoni per bambini.

I bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano;
non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.
(B. Munari, Arte come mestiere, Laterza)

My Cardboard Life mi ricorda questo approccio sperimentale e giocoso: Philippa Rice crea storie a fumetti fisiche, tagliando ed incollando pezzetti di carta a comporre personaggi e sfondi. Ne viene fuori un universo popolato da delicate e sorridenti figurine di carta che non fanno grandi riflessioni sul mondo, ma vivono avventure ordinarie, semplici, leggere come carta velina. La meraviglia, ci dice Philippa, è nel quotidiano, nella nostra capacità di trasformare gli oggetti di uso comune in strumenti dell'immaginario e tornare ai nostri giochi, molto semplici e molto seri.
Qualche anno fa un lavoro come questo sarebbe stato limitato al quaderno di una classe di creatività di una scuola d'arte. Artisti talentuosi, belle idee, ma pochi sbocchi nel mondo dell'editoria tradizionale. Oggi però le possibilità sono molte di più: le opere di Philippa, pur fotografate, mantengono l'aspetto grezzo e materico del materiale originale, il sito e i social ne ampliano la fama, e grazie al print-on-demand è possibile ordinare copie dei suoi libri.
Leggere è solo una parte del gioco.
Il resto è divertimento.
Heike
Risorse web:
- My cardboard life
- Il Tumblr con le animazioni dei pupazzi cuciti da Philippa
- Lo shop, con molte idee per regali post-natalizi
- I libri di Munari (una selezione)
- Ci vuole un fiore (Endrigo-Rodari, 1974)