23/04/15

CAPEZZOLI


Tra le numerose sciocchezze che girano in rete adesso, una delle più recenti mi sembra la campagna #freethenipple, il cui obiettivo è quello di consentire anche alle donne di mostrare legalmente il proprio seno nudo in pubblico. Leggi, se vuoi, questo breve articolo di Playboy in merito.
Intendiamoci, non ho nulla contro questa aspirazione legittima, ma è la piega che ha preso sui vari social network ad essere paradossale, dal momento che alcune avvenenti fanciulle hanno voluto mettere alla prova la politica "no nipple" di Instagram pubblicando foto che le ritraggono in topless. Su Facebook ormai non ci prova più nessuna, perché la rimozione è quasi automatica, ma pare che anche Instagram non sia stato da meno.
Ora, non credo ci fosse bisogno di questi esperimenti per dimostrare l'ipocrisia della rete, perché sappiamo tutti come Facebook non abbia invece nessun problema con pagine che inneggiano alla diffamazione, alla violenza, al razzismo e ad altri "classici del fascismo"; mentre, di contro, possiamo trovare tutta la pornografia che vogliamo su innumerevoli siti con una semplice ricerca su Google. Tenendo conto che, accanto a superstar come Rihanna o Miley Cyrus, ci sono anche voluttuose carneadi in cerca di visibilità, ecco che il cerchio si chiude.

Sembrano lontanissimi, ahimè, i tempi in cui l'erotismo (ammesso e non concesso che una tetta vip patinata abbia qualcosa di erotico...) veniva utilizzato come strumento di critica alla borghesia benpensante e alla chiesa cattolica, con il preciso obiettivo di mettere in crisi istituzioni come la famiglia e la scuola e, in generale, la società occidentale.
Uno dei maestri di questa tecnica di comunicazione ad esprimersi attraverso il fumetto è stato sicuramente il francese Georges Pichard (1920-2003), noto in Italia soprattutto per Paulette e Ténébrax, del quale sono andato a ripescare uno dei lavori meno celebrati, e cioè Bambole (Les manufacturées), realizzato nel 1980 insieme a Faraldo.

Le bambole del titolo sono vere donne miniaturizzate, ex delinquenti messe in vendita da inquietanti fabbriche ed acquistate tranquillamente dai genitori ai loro figli. Ce ne sono di varie dimensioni, hanno tutte la pelle di un rosa violento e acido e ognuna è dotata di una propria motocicletta. Ovviamente sono mezze nude, e anzi vestiti e accessori servono solo ad accentuare la loro carica sexy. Già questo basterebbe a classificare il fumetto come qualcosa di estremamente bizzarro, ma la cosa davvero pruriginosa e difficile da maneggiare è il modo con cui le bamboline entrano nella vita di una famiglia, dove sono succhiate (letteralmente!) dal figlio piccolo, desiderate dal padre ma, alla fine, godute solo dalla madre, in un crescendo dai toni orgiastici che si prende gioco dell'educazione repressiva e bigotta e scherza pericolosamente con l'incesto e la pedofilia. Il caratteristico segno grottesco dell'autore, enfatizzato dai colori saturi e da atmosfere buie e opprimenti, rende questo fumetto ancora più strano, e nondimeno lo pervade di una sensualità sorprendentemente spensierata.

Di capezzoli se ne vedono in grandi quantità, anche perché le donne di Pichard hanno tutte forme generose e felliniane, ma certo non è quello l'elemento dirompente e "rivoluzionario", che risiede semmai nel soggetto e nelle intenzioni provocatorie degli autori. La forma al servizio della sostanza, un connubio che dovrebbe essere scontato ma che mi sembra raro da ritrovare oggi.

Puoi cercare une delle edizioni italiane in rete, mentre si ti piacciono le bambole puoi provare quella più sotto.

Alessio Bilotta

Se ti è piaciuto questo articolo, puoi leggere anche:
- Il bruco
- Ulisse
- Little Ego
- Le avventure di Phoebe Zeit-Geist

Oppure fare un giro qui:
The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society



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