09/03/15

IL BABBEISMO MI UCCIDE



Ci pensavo l'altro giorno, mentre osservavo, un po' sconsolato, il reparto fumetti in edicola: è sempre più difficile, per me, trovare una copertina che mi colpisca, che abbia la capacità di risultare eccitante e coinvolgente, facendomi procedere all'acquisto solo in virtù di una promessa. È molto probabile che il fattore anagrafico, e la conseguente disillusione, incidano non poco su questa mia sensazione di rigetto, ma forse non c'è soltanto quello.

Quando ero bambino sceglievo i pochi fumetti che mi potevo comprare proprio in base alla copertina, e ce ne sono state diverse davvero memorabili.
Una che ricordo fortissimo è questa (ovviamente nella sua edizione italiana):


Te ne accorgi da sola/o, si tratta di un'immagine molto potente ed estremamente drammatica (matite del grande George Pérez e chine di Pablo Marcos), con alcuni elementi principali che erano comuni a moltissimi fumetti d'avventura del passato, sebbene con le dovute e immancabili eccezioni:
- l'estrema dinamicità della composizione, accentuata da linee di movimento ed altri elementi grafici;
- lo scontro fra gli eroi che stanno per soccombere e il momentaneamente trionfante antagonista di turno;
- i colori piatti e brillanti e l'illuminazione totale e innaturale della tavola;
- la chiara anticipazione dei contenuti all'interno dell'albo, perché questa copertina è già praticamente una storia (quella del tradimento a sorpresa di Ant-Man, un vecchio alleato degli eroi).

Se prendiamo come caso emblematico proprio i fumetti con protagonisti i Vendicatori (anche perché, con il film in uscita il prossimo mese, sono fra i personaggi del momento...), è facile notare che questi elementi sono presenti nella maggior parte delle copertine, dagli anni '60 praticamente fino a tutti gli anni '90. Ecco qualche esempio:

1964 (Avengers vol. 1 #6)
1969 (Avengers vol. 1 #60)
1974 (Avengers vol. 1 #121)
1984 (Avengers vol. 1 #241)
1997 (Avengers vol. 2 #3)
1999 (Avengers vol. 3 #22)

Puoi vedere tutte le copertine a questi link:
Avengers vol. 1 (1963-1996)
- Avengers vol. 2 (1996-1997)
- Avengers vol. 3 (1998-2004)
- New Avengers vol. 1 (2005-2010)
- New Avengers vol. 2 (2010-2012)
- Avengers vol. 4 (2010-2013)
- Avengers vol. 5 (2013-presente)
- New Avengers vol. 3 (2013-presente)


Se uno invece si recasse in edicola adesso, troverebbe in esposizione l'edizione italiana di questo:


o magari di questo:


Non c'è che dire, si tratta di un bel cambiamento. Le composizioni sono forse più sofisticate e certamente meno selvagge, ma mancano di praticamente tutti gli elementi individuati prima:
- si è rinunciato al dinamismo, e le immagini sono statiche, quasi congelate, anche quando rappresentano un'esplosione (o quello che è);
- non c'è lo scontro fra gli eroi e gli antagonisti, o almeno se c'è non è chiaramente percepibile come tale, e i personaggi sembrano tutti messi in posa piuttosto che impegnati in un'azione;
- l'illuminazione è più curata e verosimile, i colori di grande suggestione, senza l'effetto pacchiano di quelli degli anni '90;
- è abbastanza difficile capire cosa ci sarà all'interno dell'albo, soprattutto per un profano, proprio perché l'immagine di copertina non sembra voler anticipare la storia, ma cristallizzarne un momento topico, come la locandina di un film.

Certo non tutte le copertine sono fatte in questo modo, e ce ne sono alcune che riprendono lo schema più classico, però ce ne sono tantissime altre che sono ancora più statiche, e che non sembrano in alcun modo voler stimolare la curiosità del potenziale acquirente, perché raffigurano solo i personaggi in posizioni plastiche, quasi ad enfatizzarne il valore iconico. Mi sembra, questa, una tendenza degli ultimi 10-15 anni, della quale fornisco alcuni esempi:

2003 (Avengers vol. 3 #61)
2004 (Avengers vol. 3 #84)
2005 (New Avengers vol. 1 #9)
2007 (New Avengers vol. 1 #34)
2010 (New Avengers vol. 1 #59)
2015 (Avengers vol. 5 #43)

Come detto poco più sopra, ci sono molti esempi contrari alla regola del gruppo di babbei in posa, però mi sembra che di questo tipo di copertine ce ne siano comunque tante, soprattutto rispetto al passato, e pertanto mi viene naturale fare qualche considerazione in merito, anche se questo breve excursus non ha ovviamente alcuna pretesa di essere un'analisi approfondita.
Credo principalmente che, per l'editore, sia fondamentale mettere in primo piano il valore commerciale del "prodotto supereroe" il quale, grazie al traino di Hollywood, può essere rivenduto in moltissime altre forme (pupazzetti, figurine, videogiochi, cancelleria, magliette, cibo spazzatura ecc.); è normale, quindi, che sbattere i personaggi in prima pagina, soprattutto in queste pose epiche ed evocative, faccia un ottimo servizio alla conoscenza sempre più diffusa dei vari eroi, anche per chi non li ha mai considerati.
C'è però anche dell'altro, e il sospetto mi nasce dall'osservazione che gli scontri con i super-cattivi sono rappresentati sempre più di rado. Forse c'è anche la volontà di presentare questi personaggi come paladini invincibili, che non possono (e non devono?) essere messi in difficoltà da nessuno, tanto che i loro avversari si preferisce non raffigurarli nemmeno. Non si devono insinuare dubbi nel lettore, dev'essere chiaro fin da subito che all'interno di ogni albo i rapporti di forza e di giustizia saranno sempre rispettati, in barba all'eccitazione che un tempo nasceva dall'osservare il proprio eroe in balìa del nemico; nonostante certe ambientazioni più cupe, forse oggi più di ieri si cerca, con i fumetti di supereroi, di comunicare in chi li legge/guarda un falso senso di sicurezza e stabilità.

La mia ultima osservazione riguarda il contesto visuale nel quale queste copertine sono concepite, dal quale certo non si può prescindere. A ben vedere, infatti, molte somigliano tantissimo a quelle delle riviste di moda o di tendenza, dove al posto del divo o della top-model, c'è il supereroe di turno. Non è, a mio avviso, soltanto la necessità di uniformarsi ad un certa cultura del corpo a favorire la proliferazione di queste immagini, forse c'è anche la volontà di strizzare l'occhio a chi quelle riviste le compra. Sembra, infatti, che molti lettori di comics veleggino intorno ai 30 anni, e che ci siano molti meno adolescenti e bambini fra i fan di questi fumetti: se quindi la copertina somiglia a quella di GQ, potrebbe darsi che qualcuno si senta meno sfigato, chissà.
Io di sicuro non mi esalto per questo "babbeismo" moderno, che anzi mi annoia e quasi mi deprime. Continuerò a preferire sempre un altro tipo di immagini, quelle che aprono squarci su eccitanti mondi immaginari, senza voler cercare a tutti i costi un qualche tipo di verosimiglianza con la realtà che viviamo tutti i giorni.

Alessio Bilotta

4 commenti:

recensioniamichevoli ha detto...

Bell'analisi anche se magari alcune conclusioni le trovo leggermente forzate.
Comunque è innegabile che molte copertine strizzino l'occhio alle riviste patinate da te citate.
Uno dei pochi a distinguersi dalla massa è David Aja con il suo Hawkeye non a caso premiato ai passati Eisner Award!

Slowcomix ha detto...

Ciao, grazie dei complimenti.
È vero, nelle copertine di Hawkeye realizzate da Aja i personaggi che si sparano le pose sono più rari, però si tratta sempre di composizioni statiche, estremamente raffinate dal punto di vista grafico ma che non mi sembra comunichino alcuna eccitazione. Richiamano locandine di film e altri prodotti visuali, ma mai trasmettono "l'azione". Anche Saga, la serie del momento, mi sembra che privilegi nelle copertine immagini immobili, e per fumetti di azione/avventura, mi sembra una scelta un po' strana. Mi piacciono molto, invece, le cover di Adventure Time che, pur adottando uno stile molto moderno, non rinunciano al dinamismo e all'anticipazione dei contenuti.

recensioniamichevoli ha detto...

Probabilmente hai ragione sul mancato dinamismo delle copertine di Aja ma quello che trovo interessante è la ricerca di un nuovo modo di comunicare anche nel settore fumetto magari mutuando tecniche provanienti da altri settori comunicativi. Insomma le apprezzo perchè trovo una sperimentazione non rintracciabile altrove, pur mancando quel dinamismo che tu ricerchi ma che non credo sia la preoccupazione principale, almeno in quel caso, del copertinista di Occhio di Falco.
Su Adventure Time non mi esprimo perchè non lo conosco proprio e non è mai riusciti nemmeno ad incuriosirmi.
A presto!

Slowcomix ha detto...

La ricerca formale di Aja e di pochi altri è sicuramente interessante e degna di nota, ma mi chiedo sempre a chi siano rivolte queste storie e queste copertine. Insomma, chi è il lettore tipo di Hawkeye? E soprattutto, chi non conosce i supereroi e ha letto pochi fumetti, può trovare intriganti queste soluzioni? Non so davvero, però mi piacerebbe che qualcuno mi illuminasse.

Grazie e a presto.