16/03/15

DERBY: DALL'AGNOL VS. OFFICINA INFERNALE

Perché Derby? Perché metto a confronto due autori che condividono un approccio comune al fumetto, una tematica narrativa simile o semplicemente lo stesso personaggio, magari affrontati partendo da presupposti diversi.
Puntata pilota, vediamo se piace.

Tutti gli appassionati lo sanno, uno dei fumetti italiani più discussi del momento è senz’altro Dylan Dog, e il numero attualmente in edicola, scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Piero Dall’Agnol in modo decisamente poco ortodosso per gli standard bonelliani, è forse uno di quelli che hanno generato pareri più discordanti.
Quasi contemporaneamente all’uscita dell’albo, sulla sua pagina Facebook, l’artista veneto Officina Infernale proseguiva i suoi omaggi al fumetto popolare italiano con quattro cover (finora) dedicate ad un’ipotetica storyline di Dylan ("L’anno del cane"), realizzate con il suo stile peculiare, e cioè esagerato e dal gusto iconoclasta.
A seguire due mirabolanti esempi (clicca sulle immagini per vederle meglio).




L’approccio di Officina Infernale, che evidentemente ha potuto operare libero da qualsiasi indicazione “di scuderia”, spoglia Dylan Dog di tutti i vezzi buonisti e politicamente corretti, e lo trasforma, con una bella dose di ironia, in un tipo dai modi piuttosto spicci, forse un po' invecchiato, sempre con la sigaretta in bocca e dallo sguardo parecchio allucinato. Quasi un “ritorno dell’indagatore dell’incubo”, perché, proprio come nel capolavoro di Frank Miller, l’autore amplifica ad arte alcuni elementi e cala l’ambientazione in un contesto, per quanto eccessivo, meno artefatto di quello solito, citando cose come logge massoniche, racket della pornografia e droghe esclusive per top manager. Come e più del Batman di Miller, anche il Dylan Dog di Officina Infernale diventa un personaggio dalle proporzioni massicce, dai contorni quasi geometrici, determinato e disincantato nel dispensare morte e, si spera, giustizia.

Credo che un approccio di questo tipo, radicale anche se molto affascinante, potrebbe forse essere sviluppato solo in una storia ipotetica del personaggio, un “elseworld” all’italiana, e io mi auguro sinceramente che, prima o poi, sia possibile vedere qualcosa di simile.

A suo modo, anche la storia di Recchioni e Dall’Agnol (“Il cuore degli uomini”, n. 342) ha un impatto rivoluzionario sulla tradizione di Dylan Dog, soprattutto perché si tratta di un episodio della serie regolare, particolare assolutamente da non trascurare. Il segno di Dall’Agnol, che è spigoloso, grezzo, in molte vignette solo abbozzato ma di grande impatto espressionista, è lontanissimo dai canoni adottati di solito dagli autori Bonelli; sappiamo, infatti, che questi ultimi hanno sempre dovuto privilegiare uno stile facilmente leggibile e “bello da vedersi”, almeno nell’accezione comune di questa locuzione, che pretende definizione, pulizia e un certo gusto della composizione.
Di seguito le uniche due tavole che sono riuscito a reperire in rete, che anche se forse non sono le più significative, permettono comunque di apprezzare l'atmosfera oppressiva e l'ottima sintesi formale.



Personalmente ho amato moltissimo questa frattura grafica rispetto al passato, e ho trovato la storia molto incisiva, con diversi passaggi difficili da dimenticare. Anche i cambiamenti di stile, dalle mezzetinte ai graffi di inchiostro, passando per i tratteggi alla Mœbius, non servono soltanto ad evidenziare l’eclettismo del disegnatore, ma svolgono una precisa funzione narrativa, a corollario di una sceneggiatura che si propone come un reale punto di svolta nella vita fittizia del personaggio, molto più del pensionamento di Bloch o dell’introduzione di necessari elementi di contemporaneità. Viene dato un senso, in modo coerente con la psicologia di Dylan Dog, alla sua disordinata vita sentimentale, che fino ad oggi prevedeva una diversa ragazza nel letto praticamente ogni mese. Lo “spiegone” stavolta è amaro e malinconico, e le ultime pagine le ho trovate molto toccanti, anche per essere state precedute da una spiazzante versione di Groucho, freddo, serissimo e solo come mai lo avevo visto prima. Forse perché in questo episodio non c’è da affrontare nessuna spaventosa creatura da fumetto, e sono i cuori fragili, i cuori degli uomini, a generare i mostri.

Se le idee sono giuste e vengono realizzate al meglio, è normale che anche un personaggio di lungo corso come Dylan Dog possa dire ancora molte cose interessanti, e quindi il risultato finale di questo derby è un pareggio spettacolare, ricco di gol e di emozioni, con la speranza che questa strada di rinnovamento prosegua decisa, e riesca a coinvolgere con il tempo anche i lettori più scettici. 

Alessio Bilotta

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