21/02/15

UFAG #310: "IL GIORNO DI HULK"


Domani la rubrica Un fumetto al giorno completerà un anno di esistenza, e oltre al consueto post di Heike sui webcomics, ci saranno varie considerazioni mie sui 12 mesi appena trascorsi.
Goditi allora quest'ultimo consiglio prima dell'imminente ricorrenza, che in realtà è un altro tuffo nei ricordi, perché il #181 de I Fantastici Quattro dell'Editoriale Corno è stato il primo fumetto che ho acquistato, nel lontano 1978, all'età di appena 7 anni. Il cerchio, almeno per un primo grande giro, si chiude.

Attenzione! Può darsi che alcuni dei ricordi che seguono siano offuscati dai sentimenti, ma del resto, quando si parla di affetti, credo che questo sia inevitabile.

Conservo questo giornalino (all'epoca si chiamavano così...) ancora come una reliquia, e non lo apro più ormai da tanti, tantissimi anni. E voglio che continui a essere così, perché forse rileggerlo con la consapevolezza di oggi, gli toglierebbe quella patina favolosa che invece ho piacere che rimanga intatta.
Sono legato soprattutto alla storia di copertina dell'albo, perché i fumetti che completavano la foliazione erano un episodio di Warlock di Jim Starlin, che all'epoca mi risultò del tutto incomprensibile, e che avrei iniziato ad amare solo molti anni dopo, e uno de Gli Inumani, una serie minore che non ha lasciato alcuna traccia, nonostante i disegni di Gil Kane. 
L'episodio con protagonisti i Fantastici Quattro si apre con i nostri eroi intenti a gozzovigliare nell'area VIP di un volo di linea, vestiti in borghese con il gusto discutibile degli anni '70. Ad un certo punto, un'ala dell'aereo viene divelta quasi inconsapevolmente da Hulk, che sta saltellando per caso (?) proprio da quelle parti e se la trova davanti... Ecco quindi che i nostri eroi entrano in azione per fare atterrare l'aereo e salvare tutti i passeggeri: Mr. Fantastic si trasforma in un gigantesco paracadute umano, la Donna Invisibile tappa la falla con il suo campo di forza, mentre la Torcia Umana (l'unico in grado di volare) stabilizza la traiettoria del velivolo afferrando l'ala superstite con le mani. La Cosa non fa nulla fino all'atterraggio, quando attacca Hulk, ma solo per diventare suo alleato nell'ultima pagina, in un cliffhanger forse un po' raffazzonato ma di sicuro impatto emotivo.

È difficile spiegare perché quel fumetto mi colpì così tanto, ma a distanza di quasi 40 anni posso dire con certezza che quella storia incendiò la mia immaginazione, attraverso situazioni elettrizzanti e personaggi fortemente iconici. Certo, la sceneggiatura di Roy Thomas è solo la versione supereroistica dei numerosi film sui disastri aerei che andavano di moda in quel periodo, e anche i disegni di George Pérez non rientrano sicuramente fra le cose migliori che ha fatto, eppure tutto questo era secondario rispetto alla via che mi fu mostrata, quella per la fuga verso l'irrealtà.
Come sai, ora si fa invece un gran parlare dei "fumetti di realtà", e l'affermazione del graphic novel ha reso l'arte sequenziale del tutto rispettabile, degna addirittura delle pagine della cultura dei quotidiani e delle trasmissioni tv più chic: tutto sicuramente molto bello, ma credo che ormai nessuna maestra e nessun genitore vieterebbe a un bambino di leggere un fumetto, quale che sia. Forse anche perché leggere, in generale, non è considerato dai giovanissimi una cosa né divertente né tantomeno moderna, ma forse anche perché quel piccolo fascino proibito si è perso, tanto che nessun fumetto contemporaneo lo definiresti almeno un po' ribelle e anti-istituzionale.
Spero che, in qualche modo, quella dimensione sia prima o poi recuperata, perché preferirò sempre i fumetti che cercano di essere pericolosi, o che almeno provano a essere considerati come tali: credo che sia proprio quella la loro vera specificità.

Alessio Bilotta 

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