17/02/15

UFAG #306: "RONALD McDONALD"


Per festeggiare degnamente il Martedì Grasso, avevo provato a cercare qualche fumetto a tema, ricordando vagamente alcune vecchie storie horror della Marvel ambientate a New Orleans proprio nell'ultimo giorno di Carnevale. Come spesso succede, però, la navigazione in rete senza una meta precisa mi ha condotto da tutt'altra parte, e certo non potevo fare a meno di condividere con te questa bizzarra scoperta involontaria, e cioè il fumetto dedicato nientepopodimenoché alla mascotte di McDonald's. Anche perché, a ben vedere, si tratta di una specie di cortocircuito, considerando come quello da clown sia un travestimento buono per il Carnevale e che i pagliacci siano, da sempre, protagonisti anche di storie spaventose. 
Questo fumetto, che per l'esattezza è il n. 3 della serie di soli 4 albi pubblicata nel 1970 dalla Charlton Comics, è abbastanza spaventoso, anche se non nel senso di cose come It. Si tratta, infatti, di una manciata di storie brevissime con soggetti talmente puerili e trame così scontate che l'orrore nasce proprio dalla sfacciata sciatteria con cui il misterioso Bill Yates ha riempito le pagine del giornalino. Forse queste storielle dalle ambizioni comiche nascevano dalla convinzione che i bambini lettori di fumetti fossero dei decerebrati, ma davvero si fa fatica a trovare qualche spunto che strappi almeno un sorriso di circostanza. L'unico motivo di interesse vero risiede proprio nell'operazione complessiva, che non è altro che una bizzarra licenza editoriale concessa forse con un po' troppa leggerezza, anche perché i bambini co-protagonisti del fumetto sono degli evidenti plagi dei Peanuts di Schulz, Snoopy compreso.
Ho sempre considerato il Carnevale come una festa pericolosamente sospesa fra il grottesco e la malinconia, e sono proprio questi i sentimenti che ho provato leggendo Ronald McDonald, sebbene con accezioni leggermente alterate. Se anche tu ami i reperti trash dal retrogusto stucchevole, puoi fare come me e trovare il fumetto qui: buona lettura e buon Martedì Grasso!

Alessio Bilotta

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