30/11/14

UWAS #32: "ADARSH BALAK"

Qualche anno fa, per un progetto di Slowcomix che forse un giorno, in una galassia lontana lontana si concretizzerà, contattai un collettivo di artisti rumeni (il sito è una chiavica). Loro mi risposero con amichevole sollecitudine e mi inviarono persino (senza che io lo avessi chiesto!) qualche copia dei loro lavori. Ora, non so voi, ma io di fumetti rumeni nulla sapevo, e fu con grande sorpresa ed entusiasmo che mi accorsi di come in realtà non c'era poi così tanta differenza tra i nostri due paesi: gli stessi problemi, lo stesso linguaggio (okay, non la stessa lingua, ma ci siamo capiti), lo stesso umorismo. Ho perso ogni contatto con loro, ma mi è rimasta la convinzione che il fumetto abbia in fondo molto in comune con il bellissimo esperimento del dottor Zamenhof, una lingua universale che parla al nostro io più profondo, ed affratella tutti i popoli (tranne quelli a cui piacciono i disegni di Rob Liefeld, che quello non è fumetto).
E' con questo approccio che ho scoperto il lavoro di un giovane artista indiano (che per fortuna non parla solo gujarati): Priyesh Trivedi è il creatore della serie di illustrazioni Adarsh Balak che, come usano dire i giuovini d'oggi, ha rotto l'internet.
Priyesh sembre essere un illustratore di quella che potremmo definire la scena indie indiana (ahahahaha-scusate), che ha trovato una certa celebrità on line grazie a questa serie muta visivamente basata su alcuni poster didattici degli anni '80 che illustrano quale dovrebbe essere il comportamento di un "ragazzo ideale" (cioé un adarsh balak): educazione, gentilezza, applicazione negli studi, corretta igiene orale, le preghierine... va da sé che il ragazzo ideale di Priyesh tutto fa men che seguire questi indirizzi morali: fornisce al padre, stanco dalla compilazione delle cartelle esattorieli, un joint appena rollato; usa bottiglie di vetro riciclato come armi molotov nelle sue battaglie anarchiche; dà un voto positivo al proprio insegnante di chimica che prova l'LSD prodotto dal ragazzo, si diletta insomma nelle normali e sane attività antisistema di ogni giovane in camicia e pantaloni corti (tra parentesi: sarei curioso di vedere la stessa operazione realizzata in Italia, tipo Ausonia alle prese con Micromino).
Il tratto è semplice e molto elegante, stridente con la violenza della narrazione, e forse proprio per questo estremamente efficace. Come di fumetti rumeni, anche della scena fumettistica indiana nulla so, e per questo dobbiamo essere grati alle nuove tecnologie che ci permettono di entrare in contatto con opere ed artisti che, solo dieci anni fa, sarebbero probabilmente rimasti limitati e sconosciuti.
Namasté!
Heike
Risorse web:
- La pagina Facebook di Adarsh Balak
- Una bella intervista a Priyesh Trivedi, con in fondo alla pagina il dettaglio sugli strumenti dell'artista
- Un articolo di Comics&Cola

29/11/14

UFAG #245: "THE KILLING JOKE"


In questi ultimi giorni, per pure casualità, mi è capitato di parlare con alcuni amici sia di Batman che di Alan Moore, e quindi mi è venuta voglia di rileggere questo fumetto, considerato unanimemente uno dei capolavori dei comics degli anni '80.
È sempre difficile rimettere in discussione certe pietre miliari, e mai come in questo caso l'opera deve essere ricollocata temporalmente, perché rappresenta un vero e proprio spartiacque per tutto quello che c'è stato prima e che ci sarebbe stato dopo, almeno per quanto riguarda i fumetti di Batman e dei supereroi in generale. La storia (di appena 46 pagine), come sanno tutti gli appassionati, è incentrata sulla nemesi storica dell'eroe incappucciato, vale a dire il Joker, del quale sono raccontate le origini e che assurge al ruolo di protagonista spietato e disperato nella sua lucida follia, quasi come un Marchese De Sade vestito da clown. La violenza efferata con cui il personaggio si presenta nella storia, menomando e stuprando Barbara Gordon (la fu Batgirl) e poi torturandone ferocemente il padre, il commissario James Gordon, era per l'epoca sicuramente una cosa inusitata, anche se forse a quel punto era diventato un salto inevitabile, se si voleva rendere più verosimile l'atmosfera.

28/11/14

UFAG #244: "CRACK!"


Non mi è del tutto chiaro che cosa sia con precisione B comics, l'etichetta (o forse è un titolo?) sotto la quale è apparso questo volume. Sul loro sito non troviamo molte informazioni, e in alcuni comunicati stampa si presentano con l'impegnativa definizione di "utopia a fumetti". Di sicuro c'è che in questo libro, dalla grafica molto elegante e dal grande formato (24 x 34 cm), sono radunati 11 autori piuttosto interessanti per 10 storie, accomunate più o meno esplicitamente dall'onomatopea "crack", uno dei suoni scritti più tipici del nostro linguaggio preferito. Si trovano diverse cose belle all'interno di questo libro, che è stato per me anche un piacevole percorso di scoperta, considerando che non conoscevo tanti degli autori presentati. Sì, forse alcune sceneggiature rimangono un po' irrisolte e il debito grafico nei confronti di certi artisti/stili di riferimento è ancora troppo evidente, però tutti hanno messo al centro dei loro lavori un'idea di narrazione, che magari in certi casi è poco più di un'intuizione, ma che sempre cerca di smarcarsi dalla seduzione dell'immagine o della forma fine a se stessa. Non troverete all'interno di questa antologia molta spensieratezza e divertimento, ma dopotutto il sottotitolo è "fucilate a strisce", e quindi l'intento provocatorio dell'operazione è piuttosto evidente; in particolare, aldilà di un plauso collettivo, mi hanno colpito i lavori di Matteo Berton (abilissimo e raffinato nella costruzione del ritmo narrativo attraverso la composizione delle tavole), Alessandro Ripane (con la sua visione del mondo contemporaneo impregnata di decadenza, rassegnazione e follia) e Manfredi Ciminale (autore di un racconto onirico e allucinato dove l'angoscia va a a braccetto con l'ironia). Oltre, naturalmente, a Marco Taddei e Simone Angelini (dei quali avevo già parlato qui), che ritornano a colpire con una storia di fantascienza sempre oltre i limiti dell'assurdo.
Si tratta di un libro realizzato con grande cura e pieno di spunti interessanti, e quindi aspetto con molta curiosità questi promettenti autori su prove più impegnative della storia breve.

Il volume ha 160 pagg. a colori e costa 22€, e non so dirti con precisione come procurartelo se non ad una prossima fiera (la sezione "shop" del sito sembra inattiva), però puoi provare a scrivere qui.

Voto: 7

Alessio Bilotta

Tavola tratta da "Domenica" di Alessandro Ripane

27/11/14

UFAG #243: "SBORROPIPPO"


Rubo per una puntata il ruolo dell'amico e sodale Heike per parlarvi di un fumetto che esiste al momento solo su internet, per quanto non si possa forse nemmeno identificare esattamente come un webcomic.
Chi o cos'è Sborropippo? È innanzitutto un personaggio creato da Spyro, protagonista di strisce o tavole autoconclusive che terminano tutte allo stesso modo, cioè con il nostro eroe che esclama: "LE SEGHE!". Si tratta di un tormentone quasi con la funzione di mantra, perché qualunque sia la vicenda preparatoria, che generalmente comprende situazioni o personaggi molesti, la conclusione ha sempre l'effetto di una piccola detonazione liberatoria, praticamente invincibile nella sua ottusità e ostinazione. Un grido d'aiuto, forse, o magari soltanto un urlo fastidioso e sciocco.
Sborropippo è però anche un piccolo fenomeno di Facebook, che conta una pagina fan con circa 2.000 "mi piace" e diverse vignette o simili aggiunte ogni giorno, anche realizzate da altri autori, ma tutte rigorosamente a tema. Sembra, a dire la verità, un fenomeno circoscritto solo a un certo ambito fumettistico, e per la precisione a quello che fa capo ai Fumetti Disegnati Male, che ha in Emiliano Mattioli e Davide La Rosa due dei suoi esponenti più noti, ma penso che potrebbe avere ancora maggiore impatto e diffusione, sempre se l'autore e i suoi collaboratori avranno la costanza e la voglia di proseguire. Infatti, la reiterazione di situazioni con la stessa conclusione, totalmente insensata ma nota a tutti, oltre ad infondere un senso di falsa sicurezza, giustifica in qualche modo anche il nulla che riempie quotidianamente le vite di tanti, ribadito e affrancato da un'esclamazione immotivata, violenta e volgare, e tuttavia, forse, vitale. Almeno un po'. Se poi saremo noi a specchiarci consapevolmente nelle vuote cavità oculari di Sborropippo, o se invece sarà lui a giudicarci pietosamente, questo evidentemente non sono in grado di dirtelo. Dopotutto, sono solo fumetti, per giunta disegnati male.
Qui un'intervista a Spyro.

Voto: LE SEGHE!

Alessio Bilotta

26/11/14

UFAG #242: "RACCONTI INDIANI"


Io da grande vorrei diventare come Christian G. Marra della Passenger Press. Credo che dovremmo essere più o meno coetanei, ma lui opera nell'editoria a fumetti indipendente da molto più tempo e con risultati eccellenti, ai quali spero un giorno di avvicinarmi. Ho infatti già parlato molto bene di alcune sue pubblicazioni (qui e qui), ma forse non ho mai sottolineato abbastanza la convinzione, la tenacia e la passione che mette nei suoi progetti, oltre alla sua straordinaria abilità di scovare talenti in ogni angolo del mondo e di coinvolgere al loro fianco anche affermati professionisti. Ci vorrebbe uno come Marra per scegliere la squadra di governo, o anche per selezionare i calciatori della Nazionale, sono sicuro che sarebbe meglio per tutti.
Se state pensando che Christian mi abbia corrotto, vi ricrederete subito acquistando, leggendo e guardando una delle sue ultime fatiche, quei Racconti indiani di cui è ideatore, coordinatore, grafico e anche autore di buona parte delle tavole che costituiscono la "cornice" narrativa del volume.

25/11/14

ZAGOR CONTRO BILBOLBUL



Domenica scorsa si è conclusa l’ottava edizione di BilBOlbul, festival bolognese del fumetto internazionale che frequento sempre con molto piacere. Mi piace, in particolare, l’atmosfera tranquilla e quasi rarefatta che si respira, lontana anni luce dalle asfissianti bolge dantesche di Lucca.
Le file per le dediche sono contenute, ed è sempre possibile scambiare due parole di senso compiuto con gli autori; anzi, quest’anno ho rimediato forse la più bella dedica di sempre (una “diagnosi illustrata” ad opera di Massimo Giacon e Tiziano Scarpa, che ringrazio anche qui) e ho presenziato ad un evento molto piacevole con protagonista Squaz, dove i fumetti hanno incontrato la cucina. Anche noi di Slowcomix, nel nostro piccolo, avevamo avuto a suo tempo un’idea simile (eccola qui), che purtroppo non fu mai realizzata, e sono molto contento che ci siano riusciti per conto loro gli amici della GRRRz Comic Art Books.
A volte alcuni incontri non sono riusciti al meglio, credo a causa dell’assenza di moderatori e di un’organizzazione troppo approssimativa, ma anche l’impressione che ho avuto quest’anno è stata nel complesso molto positiva, perché BilBOlbul rimane l’unico festival a non cadere nella trappola di quelle ibridazioni più remunerative fatte al grido di “tutto è intrattenimento!” .
Al BilBOlbul, infatti, non c’è spazio per cosplayer, giochi di ruolo, videogames e blockbuster hollywoodiani, ci sono solo i fumetti. O, per essere più precisi, c’è spazio solo per un certo tipo di fumetti, e forse questo è anche il limite più evidente della manifestazione. Intendiamoci, a me fa piacere curiosare fra le pubblicazioni disposte sui banchi in Sala Borsa, perché vien dato molto spazio anche libri ed albi che, diversamente, sarebbe molto difficile non dico trovare, ma persino sapere che esistono. E mi fa piacere anche sfogliare le edizioni più diverse e bizzarre, che non hanno nessuna necessità di omologarsi al “mattone cartaceo” che ormai è il formato d’elezione del cosiddetto graphic novel.
Tutto molto bello e interessante, sì, però anche un po’ limitativo, come dicevo prima: infatti, se volessimo selezionare qualche aggettivo per descrivere questo tipo di pubblicazioni, dovremmo usare parole come “sofisticate”, “autoriali”, “intellettuali”, “artistiche”, “sperimentali”, financo “avanguardiste”, ammesso che questo termine abbia ancora un qualche significato. Saremmo già più in difficoltà se cercassimo un fumetto che corrisponde alle definizioni di “divertente”, “avvincente”, “sexy” o (…aiuto!!!) “popolare”, perché, tranne qualche eccezione, le opere presenti al BilBOlbul sono a sviluppo verticale, e cioè approfondiscono stili e temi propri solo di una nicchia di appassionati, che spesso sono essi stessi autori od editori: una sorta di radice quadrata della nicchia.

UFAG #241: "THE TRUE STORY OF MR LIKE"


Confesso una cosa di cui mi dispiace molto, perché quando nel 2013 fu lanciato il crowdfunding per The true story of Mr Like, un progetto molto originale di animazione e fumetto, non prestai abbastanza attenzione alle scadenze, e quindi non riuscii a partecipare alla raccolta fondi. Fortunatamente, il mio contributo non sarebbe stato vitale, e infatti il progetto di Giacomo Nanni e Massimo Colella ha visto la luce ed ho potuto recuperare i materiali in un secondo momento: potete farlo anche voi, direttamente sul sito dell'iniziativa (cioè qui).
La storia ha per protagonista un personaggio con una deformità fisica decisamente bizzarra, vale a dire la mano sinistra "congelata" nel gesto con il pollice alzato, che sembra ormai essere diventato il simbolo della tribù elettronica che tutto accetta e gradisce e di cui anche noi facciamo parte. Come un novello Pinocchio, il nostro eroe attraversa numerose peripezie: viene subito abbandonato dai genitori, è allevato in un circo, si ritrova con bruttissime compagnie finendo addirittura in carcere, ma viene temporaneamente salvato da un biondino in calzoni corti proprietario di una grande azienda, versione satirica di un personaggio che anche i più disattenti non faticheranno a riconoscere. Le vicende dello sfortunato Mr Like però proseguiranno ancora, fino ad un lieto fine (?) abbastanza riconciliatorio che non manca di lasciare qualche simpatico dubbio nel lettore/spettatore.

24/11/14

UFAG #240: "LE RAGAZZINE"


La lettura/visione dell'ultimo lavoro dal titolo chilometrico di Ratigher (un autore che mi garba parecchio e di cui ho parlato anche qui, qui e qui) mi ha scatenato tante sensazioni ed emozioni, ed anche un bel po' di domande. Alcune davvero bizzarre, come ad esempio la questione sul sudore dei bambini, o meglio, sulla percezione che abbiamo del sudore dei bambini. In una delle prime tavole di questo fumetto, vediamo infatti la ragazzina Bugatti che suda copiosamente mentre si esercita con l'hula hoop, e si ha la netta sensazione che si tratti di una sudorazione molto impegnativa per l'olfatto di che le sta vicino, forse anche perché figlia delle tempeste ormonali che sanciscono la fine dell'infanzia. Il sudore dei bambini, invece, non puzza, e anche se già dall'asilo si viene presi in giro perché troppo grassi/magri/alti/bassi/ecc., è effettivamente alle scuole medie che la vita può diventare davvero difficile. Il cattivo odore del sudore, insomma, marca una soglia, e rappresenta l'inevitabile inizio della mutazione (e della decadenza) dei corpi.
L'autore, per lanciare questo fumetto che io ho letto anche come una riflessione sul corpo e sulla carne, non mancò di ricordarci che "Si nasce soli. Si muore soli. In mezzo c'è la scuola media.", enfatizzando così un complicato periodo di passaggio nel quale, per la prima volta, prendiamo coscienza della nostra fisicità che sta cambiando, spesso con effetti imbarazzanti e spiacevoli.

23/11/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "MYSTERY SKETCH"

Qualche mese fa, prima di lasciare il Regno Unito, mi sono deciso a fare una cosa che volevo fare da tempo ma non mi ero mai, per una ragione o l'altra, risolto a fare: con un gruppo di amici sono andato al Fortune Theatre a vedere The Woman in Black. Ora, non so voi, ma l'idea di uno spettacolo teatrale de paura mi faceva un po' sorridere: com'è possibile lasciarsi spaventare a teatro? Il cinema, si sa, attua una fortissima sospensione dell'incredulità (e infatti i film dell'orrore mi spaventano genuinamente, di solito - tranne quelli di Pupi Avati, che mi fanno sempre dire mah), ma il teatro è per sua natura un'esperienza molto meno coinvolgente. Ci si può stupire, emozionare, divertire, ma spaventare? Ma dai, via.
E infatti.
Qualche puro momento emozione, un paio di volte un sobbalzetto, ma non funziona, ti guardi attorno e vedi il tendaggio, le uscite di sicurezza, senti la recitazione antinaturalistica, i trucchi del fuori scena. Non funziona il teatro de paura.
E nemmeno il fumetto, pensavo.

Fumetti di paura, ve ne viene in mente nessuno? L'horror è stato un genere ben battuto, basti pensare al successo di Dylan Dog, Devilman, Berserk, Tomb Of Dracula, ma paura, paura onesta e sincera, questa roba non l'ha mai fatta. Sarà la fissità dell'immagine, la mancanza di apparato sonoro, sarà che i tempi di lettura li decide il lettore, fatto sta che il fumetto ha sempre perso la sfida del terrore con altri media come, che so, il cinema o il libro (il teatro no, no).
Ora, i manga e i manwa ci hanno da anni insegnato che i nostri cugini dell'estremo oriente hanno una fantasia ben diversa dalla nostra, e spesso la lasciano galoppare in direzioni che in occidente in genere non vengono considerate. Per l'appunto oggi si parla di webcomic coreani DE PAURA.
HORANG è uno studio di illustrazione/animazione del quale sono riuscito a reperire ben poche informazioni (sarà la barriera linguistica), che ha raggiunto una certa celebrità anche in occidente grazie a tre webfumetti horror del 2011 decisamente ben realizzati. Ci sono tutti gli ingredienti necessari per renderli terrorizzanti: l'animazione inaspettata, l'audio terrificante, il cliffhanger, la storia spaventosa. Forse è questa la direzione che dovrebbero prendere i fumetti on line: spingere sempre più in là il confine di quello che è stato fatto, esplorare nuove terre, cercare nuove emozioni, spaventare. Fossi un fumettista alle prime armi, ci farei un pensierino: altro che fumetti intimisti, fatemi una roba che fa paura!
Vi lascio con i link ai tre Mystery Sketch, con la raccomandazione di non guardarli se siete troppo giovani o troppo impressionabili. Se invece volete proprio continuare, spegnete la luce e alzate l'audio.
Buona visione (link alle versioni inglesi. Non esistono versioni italiane, e se sapete il coreano, fate una breve ricerca per gli originali):
- Oksu Station Ghost
- Ghost in Masung Tunnel
- Bongcheon-dong Ghost (TERRIFICANTE)
Heike

22/11/14

UFAG #238 / SPECIALE BILBOLBUL 3: "LA PUTTANA P"


È sicuramente uno dei libri che può far capire bene le ambizioni e le potenzialità del fumetto come forma artistica compiuta. Purtroppo non si trovano in rete molte recensioni in italiano, e in particolare nessuna fatta da qualche addetto ai lavori; questa, fra le poche reperite, mi sembra una delle migliori.

Il volume (titolo completo: La puttana P getta il guanto), scritto da Katrin de Vries e illustrato da Anke Feuchtenberger, è stato pubblicato da Logos nel 2007, ha 108 pagg. e costa 12€; lo puoi comprare qui.

Da lunedì la rubrica "Un fumetto al giorno" dovrebbe riprendere nel suo formato consueto.
Scusami per il disagio.


Alessio Bilotta

21/11/14

UFAG #237 / SPECIALE BILBOLBUL 2: "MONARCH"


Un'esperienza terribile e sconvolgente, questo per me è stato Monarch di AkaB.
Pubblicato da Logos nel 2013, ha 128 pagg. e costa 17€; puoi acquistare il libro qui.

Qui una recensione di Adriano Ercolani per Linkiesta e qui una di Valentino Sergi per Comic-Soon;  inoltre, qui c'è un'intervista concessa dall'autore, in coppia con Ausonia, a Ettore Gabrielli per Lo Spazio Bianco.

Alessio Bilotta

20/11/14

UFAG #236 / SPECIALE BILBOLBUL 1: "L'INTERVISTA"

Come successo in occasione della settimana di Lucca Comics & Games, propongo anche per il weekend di BilBOlbul (20-23 novembre) alcuni fumetti collegati alla manifestazione, che vado ad elencare nello specifico:

L'intervista di Manuele Fior (in mostra al MAMbo fino al 21 gennaio, guarda qui);
- Monarch di AkaB (mostra/evento nella cantina di un vecchio palazzo, guarda qui);
- La puttana P getta il guanto di Anke Feuchtenberger (annunciata per le dediche in Sala Borsa il 21).

Ho scelto queste opere e questi autori anche perché mi sembrano particolarmente rappresentativi dell'idea di fumetto che caratterizza questo festival, e cioè di una forma artistica in continua evoluzione di cui sono privilegiati gli aspetti più innovativi e sperimentali.

Mi affido a commenti realizzati da altri, un po' per mancanza di tempo, un po' per la grandezza e la complessità delle opere. Si comincia con L'intervista, buona lettura.



Il libro è stato pubblicato da Coconino nel 2013, ha 176 pagg. a mezzatinta e costa 17,50 €; lo trovi qui. A mio modesto avviso, uno dei migliori graphic novel di sempre.

Qui trovi una recensione di Francesco Boille per Internazionale e qui una di Claudia Greco per Lo Spazio Biancoqui invece abbiamo un'intervista all'autore rilasciata al Mucchio e qui un'altra realizzata da Smoky Man.

Alessio Bilotta

19/11/14

UFAG #235: "FUN"


È proprio vero quello che afferma Paolo Bacilieri, l'autore di Fun: in Italia è praticamente impossibile che esista qualcuno che non ha mai avuto a che fare con la Settimana Enigmistica (leggi qui). Vorrei chiosare aggiungendo che, probabilmente, La Settimana EnigmisticaTopolino sono gli unici giornali ad essere entrati almeno una volta in tutte le case italiane, quasi a rinsaldare quei rapporti fra fumetto e parole crociate che il libro di Bacilieri scopre e racconta. Io, in particolare, associo quest'accoppiata ad antichi ricordi estivi, fatti di lunghi pomeriggi passati a leggere le avventure di topi e paperi e a tentare di risolvere i giochi più facili della rivista che "vanta innumerevoli tentativi di imitazione", e fra le cui pagine spesso sono apparsi anche fumetti veri e propri.

18/11/14

UFAG #234: "RIGEL - ANEDONIA"


Quando mi imbatto in fumetti come questo, mi è difficile scriverne, perché sento che sono racconti così legati all'intimità dell'autore (in questo caso dell'autrice, Elena de' Grimani) che qualunque commento rischia di essere inadeguato, quando non addirittura superficiale. Come spiegato dalla stessa de' Grimani nell'introduzione, si tratta infatti di un "racconto sulla depressione" (l'anedonia è l'incapacità di provare piacere), basato soprattutto su "sensazioni ed emozioni" vissute in prima persona e restituite su carta in modo molto sincero, senza cercare l'effetto sgradevole a tutti i costi. La storia è complicata da riassumere, o meglio, non è forse neppure veramente riassumibile, e non tanto per la presunta mancanza di linearità della trama (penso che ognuno possa trovare un suo percorso personale fra le vignette), quanto piuttosto perché tutti i passaggi, anche quelli apparentemente più illogici, hanno un loro peso specifico nella narrazione. Si tratta di un racconto di conflitti interni, di morti e rinascite, esemplificato dalla scissione della protagonista in due controparti (quella umana e quella vampira), e dalla "partenogenesi" della sua personalità in altri due soggetti, che fungono da comprimari. Potremmo dire che in questa narrazione sono diversi gli opposti che si inseguono e si intrecciano, perché la divisione può essere anche una riconciliazione, la fuga un ritorno, il rifiuto un'accettazione e il percorso accidentato un perfetto andamento circolare.

17/11/14

UFAG #233: "ANDRÉ THE GIANT - LA VITA E LA LEGGENDA"


Ancora una biografia a fumetti, anche se questa volta, rispetto a molti altri lavori del genere, il racconto per immagini sembra essere  davvero il mezzo più adatto, essendo il protagonista un'autentica icona pop contemporanea. A ben vedere, il wrestling ha in effetti molti elementi in comune con certi fumetti americani, primo fra tutti la capacità di creare eroi e mostri che diventano dei beniamini del pubblico; e questo non deve sorprendere, perché sia i comics che i lottatori, come il cinema e la TV, fanno parte dell'industria dell'intrattenimento. Inoltre, i fumetti e il wrestling hanno in comune un bel po' di retroterra culturale, e ci sarebbe invece da chiedersi come mai solo adesso appare un lavoro come questo, dedicato appunto ad uno dei lottatori più famosi e rappresentativi di sempre, e cioè il vero gigante André Roussimoff (arrivato a misurare fino a 230 cm di altezza!), universalmente noto come André the Giant.

16/11/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "MSPAINT ADVENTURES"

 La sindrome della pagina bianca. Più che una sindrome, è una lebbra, un vaiolo, una peste bubbonica. Devi scrivere l'articolo di oggi e non ti ricordi più di cosa volevi parlare, peggio! non ti ricordi più come si fa a scrivere: le parole si legano nella testa, le dita sembrano pezzetti di burro incapaci di premere la tastiera, non riesco a pensare, di cosa parla questo blog? Buon Signore, perché mi sono offerto di tenere una rubrica sui fumetti on line? Sono pazzo? Sono stupido? Cosa c'è che non va in me? AH! Se solo potessi chiedere l'aiuto da casa, farmi suggerire cosa scrivere, farmi dire da qualcuno come proseguire: io dico la prima frase e PAM! i lettori mi dicono come andare avanti.
Essere una specie di Guybrush Treepwood, per dire.

Andrew Hussie è un ingegnere informatico del Massachusetts molto timido e modesto, che per far contenti i suoi lettori ha scritto, disegnato e pubblicato OTTOMILANOVECENTOCINQUE pagine (aggiornato a ieri) di fumetti sul suo sito MSPaint Andventures.
Dietro questa immensa mole di lavoro c'è una filosofia che altro non saprei definire se non giocosa: Andrew imposta l'avventura dando gli elementi iniziali e poi chiede ai lettori come portare avanti la storia, invitandoli a dare suggerimenti nel forum; e se nelle storie Homestuck e Problem Sleuth questo approccio si è allentato, nelle prime storie era assolutamente rigido, tanto che per Jailbreak Andrew prendeva sempre per buono il primo suggerimento che riceveva, qualunque fosse. Ma l'aspetto giocoso è dato anche dalla struttura formale dei fumetti, che ricorda con forza quella delle avventure Punta-e-clicca della Lucasarts, tanto per le dinamiche narrative quanto per l'umorismo surreale e dadaista. Oltretutto, in un cortocircuito strordinario, Hussie ha raccolto quasi 2.500.000 dollari su Kickstarter per trasformare il suo capolavoro, Homestuck, in un videogioco Punta-e-clicca!
Il tratto di Andrew è elementare ma accattivante, e i disegni sono realizzati davvero con MSPaint (e si vede). Ma si tratta di una falsa naiveté, dato che si fa un uso pesante delle risorse offerte dalla pubblicazione digitale: animazioni GIF ed in Flash, giochi da risolvere per proseguire nella storia, una colonna sonora di tutto rispetto.
C'è tutto un mondo da esplorare, là fuori, ed è immenso e ricco di avventure.
Basta aver voglia di giocare.
Heike
Risorse web:
- MSPaint Adventures
- Le statistiche dei fumetti di Andrew Hussie
- La (a mio parere bellissima) colonna sonora di Homestuck
- Un articolo molto molto interessante su tale (a mio parere bellissima) colonna sonora. Tra l'altro qui si mischiano fumetti indie, musica indie, videogiochi indie. Sto trascinando Slowcomix verso l'abisso dell'hipsterismo.
- Un brevissimo articolo di PBSArts che spiega perché Homestuck è l'Ulysses di James Joyce del XXI secolo.

15/11/14

UFAG #231: "IL RAGAZZO INVISIBILE #1"


Leggendo l'introduzione a questo nuovo fumetto, primo numero di una miniserie di tre, ho imparato una parola che, perdonate l'ignoranza e l'anzianità, non conoscevo: "cross-mediale". Significa, semplificando un po', che Il ragazzo invisibile è un progetto concepito per esistere e svilupparsi su diversi supporti narrativi, partendo naturalmente dal film di Gabriele Salvatores in uscita a dicembre. E se il romanzo sembra essere una sorta di versione estesa della trama del film, il fumetto è invece una specie di appendice, che si muove "fra una scena e l'altra" della pellicola, come spiegato sempre nell'introduzione. Mi sembra un approccio interessante e nuovo, almeno per il nostro Paese, che alla fine può diventare anche un sistema per attirare nuovi lettori; in ogni caso, il coinvolgimento nel progetto di un premio Oscar, deve essere già di per sé motivo di orgoglio per tutti gli appassionati di fumetti, e infatti auguro a questa iniziativa ogni successo.

14/11/14

UFAG #230: "LETITIA LERNER, SUPERMAN'S BABYSITTER!"


Era già da un po' di tempo che volevo parlarvi di Kyle Baker, un autore pluripremiato che amo moltissimo per il suo modo fresco e vivace di fare fumetti. Questo scoppiettante divertissement di 10  pagine, apparso per la prima volta nel 1999, anche se premiato agli Eisner Award come miglior storia breve, non è di sicuro la sua opera più importante, ma mi sembra particolarmente interessante per capire il suo modo di lavorare . Potremmo descrivere le disavventure della baby-sitter di Superman come un cartoon à la Tex Avery riportato su pagina, dove, nonostante la fissità del supporto, è ancora il dinamismo delle situazioni ad essere al centro della narrazione. La povera Letitia Lerner (le iniziali LL sono tipiche di molti comprimari dell'Uomo d'Acciaio, da Lex Luthor a Lois Lane...) è alle prese con una scatenata versione neonata del supereroe, che quasi in ogni striscia inventa una nuova, disastrosa marachella, raccogliendo degnamente l'eredità dei suoi predecessori animati e cinematografici (a me è venuto subito in mente l'episodio con Baby Herman all'inizio di Chi ha incastrato Roger Rabbit?). Il soggetto della storia, scritta da Baker insieme alla moglie Elizabeth Glass, dà modo all'artista di sciorinare tutto il suo repertorio di sequenze movimentatissime e situazioni paradossali, nelle quali può si sbizzarrire con un umorismo catastrofico e che non teme i benpensanti. Sì, perché le copie dell'albo dove fu pubblicata la storia per la prima volta, furono successivamente distrutte a causa di alcune scene giudicate non appropriate, e cioè quella in cui il piccolo Superman addenta un cavo elettrico e quella dove si infila in un forno a microonde acceso. Considerando le tonnellate di violenza gratuita contenute in quasi tutti i fumetti di supereroi, ogni commento mi sembra superfluo.
Lo stile con cui sono disegnati personaggi ed ambienti, essenziale ed elegante, ricorda certe pubblicità degli anni '50, e appare particolarmente adatto per una storia di questo tipo, accentuandone le atmosfere di frenesia e pazzia.

La storia è stata pubblicata qualche anno fa nel nostro Paese dalla defunta Planeta DeAgostini all'interno del volume Bizarro Comics, riproposizione di libro analogo uscito in USA nel 2001 e ancora reperibile alle fiere e nei circuiti on-line.

Voto: 8,5

Alessio Bilotta



13/11/14

UFAG #229: "4QUARTI"


Spesso le produzioni indipendenti hanno anche il pregio di sperimentare formati editoriali particolari, sempre garantendo un'ottima qualità di stampa e di confezionamento del prodotto. È il caso delle pubblicazioni dell'etichetta LÖK ZINE (qui il loro blog), e quindi anche del fumetto del giorno (o meglio, dei fumetti, al plurale), cioè quattro racconti in formato striscia realizzati da quattro autori diversi con in comune il tema della valigia. Se ho capito bene la spiegazione della gentilissima ragazza che mi ha venduto 4Quarti a Lucca, il progetto ha anche una specie di intento ecologico, considerando che le quattro strisce derivano da un unico foglio di formato A4: una sorta di moltiplicazione delle idee e delle storie attraverso la riduzione dei formati e la condivisione degli spazi. Singolare anche sottolineare come un'idea di formato non troppo dissimile da questo, sia stata adottata di recente anche dagli SmartComiX di Fabio Celoni, un prodotto dal taglio sicuramente più popolare e di cui avevo parlato qui.
Ormai il formato di elezione del fumetto per i salotti buoni sembra essere diventato quello utilizzato per quasi tutti i graphic novel, che imita gli ingombri dei romanzi tradizionali, ma io continuo ad essere d'accordo con Frank Miller, ritenendo che la lettura a scorrimento orizzontale sia quella più propria per questo medium. 
Entrando più nello specifico, possiamo semplificare dicendo che due dei quattro lavori sono dei fumetti di taglio più tradizionale, mentre gli altri sono racconti illustrati senza l'utilizzo dei balloon (in un caso, senza neppure l'utilizzo del testo).
La valigia, di volta in volta, può contenere: fumetti e misteriose mappe, come nel racconto divertente e inquietante di Salvatore Giommarresi, che ricorda certe atmosfere di Daniel Clowes; ricordi, amarezza e solitudine, come nella prova struggente di Lucia Manfredi; allucinazioni e sogni bizzarri, come nelle visioni oniriche e distorte di Elisa Caroli alias Lois; e infine immagini misteriose e affascinanti che testimoniano lo scorrere del tempo, come nella sequenza di illustrazioni geometriche di Jacopo Oliveri alias Fatomale.
Un esperimento ben fatto e molto curato nell'edizione e nelle scelte cromatiche, che oltre ad esplorare le potenzialità del linguaggio, suggerisce modi insoliti di raccontare a fumetti ed esalta le peculiarità di questo tipo di narrazione.

I 4 piccoli albi hanno 16 pagg. ciascuno e costano tutti insieme 14€; li puoi acquistare direttamente sul sito di LÖK ZINE, cioè qui.

Voto: 7,5

Alessio Bilotta

"Troppo tardi" di Salvatore Giommarresi


12/11/14

UFAG #228: "QUADRADINHOS"


E ora, qualcosa di completamente diverso. Sì, perché considerando che quasi tutte le fiere del fumetto sono diventate ormai fiere dell'intrattenimento (con dispiacere mio e giubilo di tantissimi altri), poter parlare del catalogo di una vera mostra, che privilegia la scoperta e l'approfondimento, è un evento piuttosto raro. La mostra in questione è stata ospitata in occasione dell'ultima edizione del Treviso Comic Book Festival (guarda qui), che forse è rimasta l'unica manifestazione italiana di settore, insieme al BilBOlbul  di Bologna (in programma dal 21 al 23 novembre prossimi), a mettere ancora in primo piano gli aspetti più culturali e artistici del fumetto, lasciando perdere il resto.
Apprezzo tantissimo l'approccio esplorativo di questa iniziativa, e quindi del relativo catalogo, perché poco o nulla si sa di fumetto portoghese alle nostre latitudini, e invece è un movimento che dà tutta l'impressione di essere molto vitale e variegato. Forse perché, come scrive l'editore indipendente  Marcos Farrajota nella prefazione, il fumetto portoghese è "solo prodotto d'autore", mancando una vera e propria industria nazionale delle pubblicazioni a strisce, a differenza di quanto succede in USA, Giappone ma anche Francia e Italia.
Il bel catalogo, curato dal direttore artistico della mostra, il sempre ottimo Alberto Corradi, è soprattutto un'antologia che ospita i fumetti di 14 autori, i quali offrono una panoramica piuttosto diversificata della scena portoghese; troviamo infatti lavori che spaziano da storie di genere dal taglio più popolare, e che ricordano certe produzioni francesi, a cose più sperimentali, che non sono tanto riconducibili a qualche scuola, quanto piuttosto ad un approccio trasversale e internazionale di utilizzare il mezzo. In particolare, mi hanno colpito i bambini cattivissimi e dai tratti giapponesi di Afonso Ferreira, il gioco di inquadrature e punti di vista di Felipe Abranches, le allucinazioni grafiche di Pepedelrey e la rivisitazione di certi temi underground operata da Rudolfo.

Il volume è stato pubblicato in collaborazione con la casa editrice portoghese Chili Com Carne, ha 88 pagg. in b/n e a colori, costa 15€ e si può acquistare direttamente presso l'editore (qui). Contiene anche una breve storia del fumetto portoghese e una piccola guida turistica al Portogallo per gli appassionati di fumetti.

Alessio Bilotta

11/11/14

UFAG #227: "RUMBLE KID"


Lo ammetto, alla prima lettura di Rumble Kid di Francesco Iaquinta sono rimasto un po' perplesso: chi sono questi personaggi? Da dove vengono? Perché fanno quello che fanno? Cos'è successo prima dell'inizio di questo albo? D'accordo, sono stati inseriti alcuni flashback, ma ugualmente i tasselli mancanti mi sembravano parecchi. In realtà sbagliavo approccio, perché in questo fumetto non è tanto importante lo sviluppo narrativo inteso in senso classico (tipo: prologo/crisi/risoluzione), quanto l'intensità della rappresentazione, che diventa quasi un distillato quintessenziale delle storie di supereroi o simili. Io sono uno di quelli che ha tollerato sempre con grande fatica i risvolti soap inseriti nelle storie di avventura, che in alcuni casi diventano addirittura il tema principale: di triangoli amorosi, parentele nascoste o risentimenti famigliari in realtà mi interessa poco, specialmente se ho a che fare con dei superumani che se le suonano di santa ragione. Preferisco concentrarmi su combattimenti, esplosioni ed esasperati atti di forza, soprattutto quando sono disegnati con grande vigore e dinamismo, tanto che i personaggi sembrano da uscire fuori dalla pagina. Proprio come in questo caso, dove Iaquinta si scatena con tavole dal montaggio frenetico piene di mostri disgustosi, tecnologie futuristiche, eroi ipertrofici e lampi di energia crepitanti: un'esperienza visuale che decisamente "spacca", come suggerisce l'editore, e che può essere anche intesa come un esperimento concettuale dal gusto un po' retrò. E dico che si tratta di un esperimento riuscito, proprio grazie allo stile dell'autore, che riprende varie suggestioni (supereroi americani, vecchi videogiochi, manga d'azione...) reinterpretandole in modo potente e personale, con una particolare attenzione al ritmo, che ti costringe a leggere/guardare la storia tutta d'un fiato.
L'albo si conclude con la frase "insert coin to continue", ed io ho già pronti i miei gettoni per proseguire l'avventura.

Il fumetto, anch'esso presentato a Lucca, è stato pubblicato dalla benemerita Passenger Press di Christian G. Marra, ha 56 pagg. in b/n, una sovraccoperta a colori che si trasforma in un poster, costa 10€ e si può acquistare direttamente sul sito dell'editore, cioè qui.

Voto: 7,5

Alessio Bilotta



10/11/14

UFAG #226: "FRIEDRICHSTRASSE"


Appena ieri si celebravano i 25 anni della caduta del muro di Berlino, un evento di proporzioni socio-politiche così grandi la cui reale portata, probabilmente, non è stata ancora del tutto compresa. Non sta certo a me avventurarmi in considerazioni di merito, però mi fa piacere approfittare della ricorrenza per consigliare quello, che a mio modesto avviso, è stato uno dei migliori fumetti italiani pubblicati nel 2014, e che appunto si svolge a Berlino, dieci anni prima della caduta del muro.
Non ricordo molti fumetti che sono stati capaci di raccontare in maniera tanto incisiva un periodo così recente della nostra storia, e ne ricordo ancora meno che si sono affidati a personaggi immaginari, forse perché realizzare un "documentario disegnato" è più semplice che inventarsi un soggetto appassionante e coerente allo stesso tempo. I protagonisti di questo fumetto, e cioè il freddo agente della STASI Friedrich e Marlene Becker, una cantante che Friedrich adora ma che deve sorvegliare perché sgradita al regime, mi sembrano invece particolarmente riusciti, sia come personaggi letterari, sia come esempi perfetti per raccontare quegli anni terribili, in cui la delazione era la merce di scambio perfetta per evitare la persecuzione. Una storia d'atmosfera, opprimente e raggelante, nella quale, per una volta, non ci sono i soliti eroi noiosi e stereotipati sotto i riflettori, perché è l'umanità fragile di persone qualunque ad essere al centro dell'ottima sceneggiatura del mio quasi omonimo Alessandro Bilotta.
Il male non è un antagonista dalle fattezze lombrosiane, ma si manifesta piuttosto come la fatica di vivere indossando sempre una pesante maschera, la maschera di falsità e convenienza imposta a tutti dal governo dell'allora Germania Est, che nasconde tradimenti, paure e crisi di coscienza, e che può forse essere strappata via solo dall'amore per la bellezza.
Straordinari i disegni di Matteo Mosca, un artista dal segno molto dettagliato e preciso che è stato in grado di restituirci benissimo un'epoca attraverso gli ambienti e gli oggetti ma che è stato anche capace di infondere nei personaggi un'intensità drammatica davvero di rara potenza.

Questo fumetto è uscito in edicola lo scorso gennaio come il n° 16 dell'antologico Le Storie, ha 110 pagine in b/n, costa 3,5 € e può essere acquistato direttamente sul sito dell'editore, cioè qui.

Voto: 8,5

Alessio Bilotta



09/11/14

VIVE L'AMOUR!

L'autrice e l'editore festeggiano il successo dei 2 volumi di "Ah, l'amour!"

L'entusiasmo per gli ottimi risultati ottenuti da Ah, l'amour! vol. 2 a Lucca non si è ancora sopito, che ecco arrivare sulla sua pagina Facebook una bellissima recensione del vol. 1 ad opera di Moreno Burattini, principale sceneggiatore di Zagor e scrittore a tutto tondo, che riporto integralmente a seguire:

Ho letto "Ah, l'amour", di Andrea Barattin (Slowcomix, 2013, 60 pagine, rilegatura a spirale, 9 euro). Innanzitutto, Andrea è una donna, bellunese, classe 1987. Non è mia parente, nonostante l'assonanza del cognome, il che significa che potrei farle la corte se la incontrassi, e pur non avendola mai vista sarei tentato di farlo a scatola chiusa per quanto sono deliziosi i suoi disegni, segno che deve essere deliziosa anche lei. Questa pubblicazione dal formato insolito (orizzontale, con le pagine staccabili per poter essere utilizzate magari come quadretto o venir incollate su agende e quaderni o essere spedite per posta, chissà) raccoglie una serie di sexy vignette con protagonisti amanti a letto, a volte lei e lui, a volte lei e un dildo (che di solito fa più bella figura di lui): in copertina si parla di fumetti per adulti ma giuro che non c'è niente in grado di scandalizzare chi abbia più di dodici anni, e chi ne ha meno forse non capisce le battute. Chi le capisce, ride o sorride e si bea di una grafica stuzzicante ma pulitissima. E' il secondo volume della Slowcomix che legge (e che immediatamente recensisco in questo spazio), e spero di trovarne e leggerne ancora tanti.

Che dire? Sono parole che ci emozionano forte e ci danno grandissimo entusiasmo, e delle quali ringrazio di vero cuore Moreno, che ci dedica sempre tanta attenzione.
Spero proprio che anche le nostre prossime pubblicazioni saranno di suo e di vostro gradimento, noi di sicuro ce la metteremo tutta.

Alessio Bilotta

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "POWER NAP"

Drew ha sonno. Ma chi non ha sonno, al giorno d'oggi? Tempistiche strette, alzarsi all'alba, pasti pesanti e ricchi di grassi insaturi, lavori ripetitivi, chiacchiere ripetitive, programmi ripetitivi, Carlo Conti, Barbara D'Urso, la finanziaria, la crisi, gli sbagli arbitrali. Chi non avrebbe voglia di mettere la testa sotto il cuscino e dimenticare tutto il dolore del mondo, il freddo, la noia, il cattivo cinema italiano?
Drew ha sonno.
E questo è un problema.

Power Nap è la creazione di Maritza Campos (testi) e Bachan (disegni e colori), due autori messicani che sono partiti da uno spunto geniale: cosa succederebbe se qualcuno inventasse un sistema per eliminare il bisogno di dormire? Non sarebbe un sogno? Allungare le nostre vite di un terzo, eliminare lo scarto temporale da dedicare a quello che un personaggio di Asimov definiva "stato semocomatoso ed inerte", aumentare del 30% le nostre possibilità di svago, un mondo che non dorme mai, sempre sveglio, sempre di corsa, non sarebbe forse stupendo?
No, forse no, se, come nel mondo distopico di Power Nap, dominato da una gigantesca multinazionale che produce tutto (come la Buy'n'Large dell'universo Pixar), il contrappeso per una vita libera dalla schiavitù del sonno fosse l'aumento delle ore lavorative giornaliere da otto a sedici. E certo, che vuoi stare a casa ad annoiarti?
Drew ha sonno. Perché Drew è allergico alla strepitosa Z-sup, la pillola che elimina il sonno: per questa sua disabilità il suo turno di lavoro è ridotto a sole dieci ore giornaliere e consiste nello spillare insieme documenti che poi, in un altro ufficio, un altro allergico alla Z-sup si premura di de-spillare: c'è lavoro per tutti, nel mondo di Power Nap. Ma a questo mondo grigio e insensato si contrappone il mondo dei sogni: Drew sogna e sogna cose pericolose. Personaggi pericolosi si muovono nell'ombra, misteri si acquattano oltre le mura del regno di Orfeo. In un mondo dove nessuno sogna più, cosa rischia chi lo fa?
Heike
Risorse web:
- Power Nap (spagnolo)
- Power Nap (inglese)

08/11/14

UFAG #224: "SMARTCOMIX"

Copertina di Roberto De Angelis per il #1 dell'antologico "SmartcoMIX"

La fiera lucchese si è conclusa da nemmeno una settimana, e forse è per questo che ancora non si sono visti molti articoli sulle novità presentate. Penso che questa lacuna sarà colmata nei prossimi giorni, e mi auguro di leggere diversi pezzi che analizzano il progetto SmartComiX di Fabio Celoni, perché a mio modesto avviso si tratta di una bellissima idea, oltre che di uno dei pochi tentativi di avvicinare il fumetto alle nuove tecnologie, cercando al contempo di incuriosire nuovi lettori. Si tratta di 5 albi stampati in basse tirature di dimensioni tascabili (13x18 cm), nei quali ogni pagina ospita una singola vignetta, in modo tale da essere perfettamente fruibili anche attraverso uno smartphone, ed infatti è proprio questa la vera novità, i fumetti sono stati pensati proprio, e da subito, per i nuovi dispositivi. Per maggiori dettagli rimando alla bella intervista concessa dallo stesso Celoni a Lo Spazio Bianco (qui), in cui l'ideatore del progetto spiega presupposti e obiettivi della sua idea; mi piace sottolineare soprattutto l'ultima parte dell'intervista, quella dove Celoni si augura che, un domani, gli SmartComiX cartacei saranno distribuiti "nei luoghi della vita di tutti i giorni", un pensiero che condivido pienamente ma che a tanti appassionati forse non suona bene, perché preferiscono rimanere circoscritti nelle loro piccole tribù.

07/11/14

UFAG #223: "FOTOTESSERE"


Penso che a tutti i frequentatori abituali delle fiere di fumetto sarà capitato di assistere alla scena in cui il visitatore chiede un ritratto all'autore di turno: sono momenti in genere abbastanza divertenti e imbarazzanti, perché spesso le richieste sono le più assurde, oltre a non avere nulla a che fare con le tipologie di lavori realizzate dalla povera vittima. Se invece si acquista in fiera il fumetto del giorno, realizzato da Sara Menetti per il collettivo Mammaiuto (qui la versione web di Fototessere), il ritratto fa parte della dedica, e già da questi piccoli sketch in diretta si capisce la bravura dell'autrice nell'individuare anche alcuni aspetti intimi delle persone che in quel momento ha davanti. Ed il libro è un'espansione di questo concetto: una data, un luogo, e nella pagina successiva quattro immagini in sequenza (la classica striscia verticale delle fototessere, per l'appunto) di una più persone, gente qualunque incrociata sui mezzi pubblici, per strada o in luoghi di aggregazione più o meno coatta, come studi medici, uffici comunali ecc. Ne esce fuori un'umanità che non risulta mai davvero banale, pur nella banalità delle situazioni in cui viene "fotografata": anche se con pochi elementi frammentari a disposizione, Menetti riesce a cogliere aspetti estremamente peculiari, che definiscono con precisione caratteri e personalità, e che spesso evidenziano debolezze e paure. Sono lampi di verità, che di volta in volta possono risultare buffi, irritanti, teneri, patetici ma mai superficiali e stereotipati, grazie anche al delicato segno utilizzato, un tratto sottilissimo e attento al quale danno volume macchie di colori acquerellati. Una nota particolare di merito anche per il lettering (che imita le vecchie macchine da scrivere), decisamente azzeccato e coerente con il resto della composizione grafica.
Si diceva che gli indiani d'America attribuissero alle macchine fotografiche il potere di rubare le anime dei soggetti catturati dall'obiettivo: non credo che Sara Menetti abbia questa intenzione, ma di sicuro riesce a sbirciare dentro le persone, e quello che tira fuori ci piace e alla fine ci riconcilia con l'umanità.

Il libro ha 120 pagg. a colori, costa 12€ e lo puoi acquistare direttamente sul sito del collettivo, e cioè qui.

Voto: 7,5
Alessio Bilotta


06/11/14

UFAG #223: "MISANTROMORFINA"


Sono d'accordo con quanti affermano che uno dei motivi del grande successo di Zerocalcare sia il fatto che è uno dei pochi, se non l'unico, a raccontare (bene) una generazione, la sua. È certamente più complicato trovare qualcuno che racconta le generazioni più giovani, anche perché chi avrebbe l'età per farlo spesso non ne ha i mezzi, o la capacità, o magari la voglia. Il fumetto di oggi parla di ragazzi di una indefinita e grigia periferia, individui nullafacenti di età non precisata, ma che penso si possa identificare in quella lunga adolescenza moderna che arriva a coprire anche tutti i vent'anni. Si tratta di un racconto duro e disperante, che ci appare subito tristemente verosimile, perché il suo autore, il bolzanino Armin Barducci, pur essendo di una generazione precedente, ha la giusta sensibilità e attenzione per parlarci di questi ragazzi, forte anche della sua lunga esperienza di educatore e insegnante di disegno e fumetto.

05/11/14

UFAG #222: "FROM HERE TO ETERNITY"


Chissà se c'è una formula segreta per scrivere una bella storia... secondo me, fra i fattori imprescindibili, ci sono senz'altro l'urgenza di avere qualcosa da dire e la conoscenza diretta di quello che si vuole raccontare. Se poi la storia è a fumetti, l'autore dovrebbe anche possedere una buona tecnica e la giusta sensibilità grafica, che non necessariamente significa saper fare quello che comunemente si intende per "bel disegno". Anzi, mi sembra che, ultimamente, chi adotta uno stile più "pop" goda di una corsia preferenziale.
L'autore del fumetto che consiglio oggi, l'esordiente e appena ventenne Francesco Guarnaccia, oltre a possedere tutte le qualità elencate in precedenza, ha anche aggiunto un elemento vincente in più, e cioè il personaggio azzeccato, quello che ti rimane nel cuore dopo aver terminato il libro. Si tratta dell'ultraottantenne Emilio Fugazi (nomen omen...), pensionato incazzatissimo che si presenta all'audizione di un gruppo punk formato da tre ragazzotti (i Punk Arré) con le idee abbastanza confuse sulla vita, la musica e praticamente anche su tutto il resto. Inutile dire che questa apparentemente assurda formazione avrà un folgorante successo, forse perché alla fine gli estremi generazionali si toccano, o forse perché davvero un anziano del 2014 è, come afferma proprio il Fugazi, "la cosa più punk che abbiate mai incontrato".
Una storia semplice e adrenalinica, anche se non priva di spunti di riflessione non banali e di intensi momenti di commozione, realizzata con ottima padronanza del mezzo e utilizzando uno stile moderno e di grande effetto. Pensate di amalgamare la freschezza pop di Brian Lee O'Malley con le follie psichedeliche di John Kricfalusi, aggiungete un pizzico di Tuono Pettinato e la benedizione di Guy Peellaert e comincerete ad avere un'idea del modo di disegnare di Guarnaccia, coadiuvato verso la fine del volume dal contributo di alcuni amici, che fanno simpaticamente il verso alla scenetta del divano dei Simpson.
Un giovanissimo talento molto promettente e da tenere sott'occhio, e un'altra bella scoperta del collettivo Mammaiuto, che non cessa di stupirci per la qualità e l'effervescenza delle sue proposte.

Il libro ha 120 pagg. a colori, costa 16€ e potete richiederlo direttamente sul sito di Mammaiuto (cioè qui), dove trovate anche buona parte della storia in formato digitale (qui): vi invito comunque all'acquisto, sia perché l'edizione è bella e la stampa mantiene un fascino ancora ineguagliato, sia perché questo è forse il modo migliore di sostenere il collettivo.

Voto: 7,5

Alessio Bilotta

04/11/14

UFAG #221: "UNA BRUTTA STORIA"


A me i fumetti d'avventura sono sempre piaciuti; anzi, aldilà di ragioni storiche, penso che questo genere sia adattissimo ad essere sviluppato con i disegni, proprio per la loro capacità di esaltare e rinnovare in modo coerente certi elementi narrativi che possono, invece, risultare facilmente stanchi o stereotipati. La ripetizione dei medesimi concetti, situazioni e personaggi può infatti diventare molto sterile e noiosa, specie nei prodotti seriali quando le sceneggiature non sono altro che dei "taglia/incolla" realizzati con pezzi presi da romanzi di genere, film, serie TV o altri fumetti, senza un minimo di inventiva e originalità... una pratica a dire il vero piuttosto comune, che non per questo non deve essere biasimata.
Forse anche il soggetto del fumetto che consiglio oggi non è particolarmente originale, tuttavia il giovane autore Spugna (al secolo Tommaso Di Spigna, qui al suo esordio) riesce ad iniettare nella sceneggiatura e nei disegni una forza così prorompente che anche le sequenze più scontate diventano elettrizzanti e meravigliose.
La storia racconta di una ciurma di marinai alla ricerca del classico tesoro misterioso nascosto su un'isola sperduta, un'avventura di mare fatta di cazzotti e spacconate che improvvisamente si trasforma in un racconto dell'orrore, quasi una versione di Alien ambientata negli abissi. Mi ha colpito moltissimo lo stile del disegno, sorprendentemente sicuro per un esordiente, che rinuncia finalmente alle soluzioni realistiche, praticamente la norma nei fumetti d'avventura, per utilizzare invece dei personaggi da cartoon crepitanti di energia oscura, che sembra quasi di poter percepire quando vediamo sferrare i pugni o strappare le viscere dei mostri. Un libro che mi ha conquistato subito per la sua potenza visuale e la sua immediatezza, e un altro magnifico colpo messo a segno dalla rinata GRRRz, che non esito a definire la migliore casa editrice di fumetti italiana, perché da anni persegue una linea coerente e originale senza preoccuparsi delle mode, ma badando solo alla qualità.

Il libro è un cartonato di 112 pagg. in b/n, costa 18€ e se la tua libreria fosse così sciagurata da non ordinarlo, puoi comprarlo qui direttamente dall'editore. Postfazione illuminante di Maicol&Mirco.

Voto: 8

Alessio Bilotta



LUCCA COMICS&GAMES 2014: 15 SECONDI DI IDOLATRIA


E così anche questa edizione di Lucca Comics se n’è andata, come sempre portandosi dietro il suo carico di polemiche, critiche feroci, dichiarazioni entusiastiche, numeri non verificabili e proclami trionfalistici. Penso che per gli addetti ai lavori sia stata un’edizione fantastica (per noi di Slowcomix sicuramente), per i semplici visitatori non so, considerando l’enorme calca che ha impedito di godere appieno di tutti i padiglioni (...e forse anche di camminare…), in alcuni dei quali, ad un certo punto, non era più nemmeno possibile entrare. Siamo vicini al collasso, forse anche a causa del numero spropositato di eventi così diversi fra loro, e per le prossime edizioni mi sembra opportuno ripensare tutti i presupposti dell’organizzazione di una fiera che, ormai, è diventata un evento popolare che trascende il mondo degli appassionati di fumetti, giochi e cosplay. Detto in due parole, è un evento al quale “si deve” partecipare, come ad una grande festa di cui tutti parlano. Anche se solo per 4-5 giorni, certo…

03/11/14

UFAG #220: "LIGABUE. IL RUGGITO"


Le biografie di personaggi famosi sono ormai diventate un genere a sé stante dell'editoria a fumetti, e mi sembra che specialmente in Italia si sia sviluppata, negli ultimi anni, una grande attenzione verso questa forma di racconto. A voler pensar male, si potrebbe sospettare che questo tipo di storie, in qualche modo già scritte, sopperiscono alla carenza di idee per sceneggiature inedite, ma sarebbe una conclusione affrettata, perché realizzare una biografia è un compito tutt'altro che facile. Forse qualcheduno ha ritenuto sufficiente raccogliere qualche informazione sommaria qua e là e rimettere insieme una trama alla bell'e meglio, ma in questi casi, purtroppo, i risultati non possono che essere deludenti. Per realizzare una buona storia, anche a fumetti, è invece fondamentale, secondo me, che l'autore ci metta dentro qualcosa di suo, e quando si tratta di biografie è necessario che ci sia un qualche tipo di legame fra narratore e protagonista, altrimenti, nel migliore dei casi, avremo solo un compitino ben fatto.