31/07/14

UFAG #157: "INTANTO ALTROVE"


Io spero che intanto, altrove, Ratigher (autore di cui ho già parlato qui e qui) stia proseguendo questa serie straordinaria, pubblicata saltuariamente su VICE (guarda qui). Anche se sono un suo fan dichiarato e sfegatato da molto tempo, non credo di esagerare utilizzando aggettivi importanti, perché questi fumetti sono davvero unici ed elettrizzanti. Una sola tavola ad episodio, suddivisa in quattro vignette regolari, delle stesse dimensioni; ogni vignetta è una finestra su una situazione che si svolge in contemporanea alle altre tre, in diversi luoghi dello spazio e, spesso, anche della mente dei protagonisti.
Qualcuno ha scritto che il fumetto non sarebbe altro che l'arte di rappresentare il tempo in un'unità di spazio e, se questo è vero, la serie di Ratigher dovrebbe essere utilizzata come esempio principe in tutti i convegni sulla Nona Arte; la particolarità è che non esiste una sequenza vera e propria, per quanto il lettore possa immaginare alcuni percorsi. Gli avvenimenti disegnati sono contemporanei, e si potrebbe azzardare che le storie accennate in ogni vignetta si sviluppino in profondità, oltre la pagina, o forse addirittura in altre dimensioni. Siamo come passeggeri che si affacciano su dei mondi, per un istante nel quale riusciamo a cogliere, forse, il senso di intere esistenze, o magari la stupidità ricorrente degli esseri umani. Non è facile raccontare quattro storie in sole quattro vignette, ed è ancora più difficile che queste micro-storie siano sempre graffianti e inquietanti, anche se il segno vibrante e i colori violenti, che in certi momenti ricordano il miglior Scòzzari, certamente aiutano a costruire l'atmosfera giusta. Insomma, un lavoro particolarissimo e personale, che esplora da nuove prospettive le enormi potenzialità del fumetto.

Voto: 8

30/07/14

UFAG #156: "LA NOTTE CHE ARRIVÒ L'INVERNO"


In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di "realtà aumentata", locuzione con cui si intende, secondo Wikipedia, "l'arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi". Insomma, più o meno come avere la propria pagina Facebook direttamente sovrapposta al nostro orizzonte visuale, in un bombardamento di dati che, a pensarci bene, mi sembra che le sensazioni le annienti, anziché migliorarle. Forse sarà perché sono nato e cresciuto nel secolo scorso, ma penso che la vera realtà aumentata sia piuttosto quella che ancora si affida ai supporti analogici, ampliando, attraverso suggerimenti e stimoli intellettuali, la nostra capacità di vedere oltre, anziché guardare in tutte le direzioni. Questo originalissimo lavoro realizzato da Francesco Frongia e dal quartetto jazz Musica Ex Machina, a partire dal capolavoro di Bulgakov, Il Maestro e Margherita, è un esempio formidabile di quello che sto cercando di dire, perché amplifica, moltiplica ed espande i percorsi narrativi e le suggestioni immaginative di un testo letterario già estremamente ricco e variegato per conto suo.

29/07/14

UFAG #155: "HAMMER #1"


Sono ormai diversi mesi che il colosso editoriale Mondadori è entrato con grande energia nel settore dei fumetti, anche se, per il momento, senza rischiare molto, considerando che quasi i tutti i titoli usciti fino ad ora sono importati dalla Francia o sono ristampe di classici italiani. Spero sinceramente che le vendite vadano bene, cosicché, nel prossimo futuro, la casa editrice potrà magari decidere di puntare anche su autori italiani alle prime armi. Mi auguro, insomma, che le risorse del più importante editore nostrano siano impiegate in operazioni non dissimili da quella tentata dalla Star Comics nel 1994 proprio con Hammer, serie di fantascienza che Mondadori ripropone oggi in edicola con alcuni extra e nuove copertine, non escludendo neppure un prosieguo con materiale inedito nel caso di gradimento da parte del pubblico.
La storia, ambientata alla fine del terzo millennio, riprende alcuni dei temi più classici della narrativa fantastica, ed ha per protagonista Helena Svensson, una formidabile hacker che viene condannata a venti anni di reclusione sul carcere orbitale di Lazareth, dal quale però tenterà di fuggire insieme ad un gruppo di personaggi rissosi e male assortiti.
Si tratta di un recupero interessante, sia perché possiamo assistere alle prime prove di alcuni autori che adesso lavorano in pianta stabile per Bonelli, sia perché, come sottolineato anche nell'introduzione, questo fumetto è stato pensato e realizzato in un periodo particolare, situato al termine dello scorso millennio e anche alla conclusione di un ciclo forse irripetibile per la fantascienza, cinematografica e non. Trovo che i punti di forza di questo primo numero risiedano soprattutto nel soggetto, che anticipa sorprendentemente quello di Matrix, e nelle visualizzazioni di ambienti e personaggi, certamente debitrici di alcuni fumetti che andavano forte in quegli anni (oltre all'ovvio Nathan Never anche i lavori di Masamune Shirow) ma tutto sommato ancora abbastanza attuali, nonostante alcune idee siano state superate e rese ingenue dallo sviluppo della tecnologia reale. Altalenante, invece, la qualità dei disegni, perché alla buona prova di Giancarlo Olivares nel prologo (cioè quello che 20 anni fa era il numero zero) si affianca un intero primo episodio realizzato da Majo con molte incertezze ed errori di gioventù, anche se non avrebbe potuto essere altrimenti.
Da notare positivamente, infine, lo stile con cui era stata concepita la sceneggiatura, perfettamente leggibile ma quasi del tutto priva di appesantimenti come le "didascalie didascaliche" e gli "spiegoni", che ancora oggi caratterizzano pubblicazioni di questo tipo.
Alessio Bilotta

HAMMER #1: DOPPIA FUGA
Mondadori Comics | 132 pagg. b/n | 4,5 €

Sceneggiatura di:
Riccardo Borsoni | Giancarlo Olivares (ep. Tradita)
Marco Febbrari | Majo (ep. Doppia fuga)

Disegni di:
Giancarlo Olivares (ep. Tradita)
Majo (ep. Doppia fuga)

Reperibilità:
uscito in edicola da una decina di giorni,
ci rimane per un mese

Voto: 6


Per saperne di più:


Copertina di Hammer #1 - ed. Star Comics (1994)

28/07/14

UFAG #154: "BOEING 737-800 SAFETY INFORMATION"



Non so quanti di voi lo sapessero, ma l'ultimo weekend l'ho trascorso a Londra. Ho visitato una mostra molto bella sulla storia del fumetto britannico (guarda qui), sono stato nel negozio tutto dedicato ai Moomin e ho scoperto che l'intero piano terra del leggendario comic-shop Forbidden Planet è ormai occupato solo da gadget e prodotti collaterali. Non ho avuto modo di leggere fumetti, ma sono stato moderatamente ossessionato dall'immagine che precede questo post, sia perché non amo molto viaggiare in aereo sia perché rappresenta, a suo modo, un insieme di sequenze narrative.
Il linguaggio della Nona Arte non è nuovo ad essere utilizzato come strumento esplicativo di procedure e istruzioni particolari, e ne troviamo molti esempi, soprattutto in ambito sicurezza: si sa, le immagini contengono molte più informazioni dei semplici testi, oltre ad essere, generalmente, di più immediata comprensione. Io non so chi è lo sconosciuto autore delle informazioni di sicurezza che sono appiccicate sul retro dei poggiatesta di tutti i voli Ryanair, e non so neppure quali siano i criteri richiesti per questo tipo di lavori, ma mi sembra che il documento in questione non sia così chiaro, oltre ad essere disegnato piuttosto male. In particolare, l'ultima "striscia", quella relativa alle uscite di emergenza situate sopra le ali, è un sfida ai più profondi conoscitori del fumetto per essere capita.
Ricordando però la celebre scena di Fight Club, quella dove Tyler Durden sostituisce le informative ufficiali con illustrazioni molto più realistiche e terrificanti (guarda più sotto), vi invito a notare la totale inespressività dei personaggi che fronteggiano le situazioni di emergenza, così rappresentanti, evidentemente, per non creare panico immotivato e infondere, in chi le guarda, una illusoria sensazione di sicurezza.
Si tratta, in definitiva, di un utilizzo consapevole, per quanto rozzo, del potere persuasivo dei fumetti, che attraverso la semplicità e la freddezza dei disegni riesce a mettere a proprio agio anche chi, come me, non lo è mai davvero quando sta volando.
Per concludere, qui trovate un curioso sito specializzato nelle parodie delle "safety information" aeree  e altro. 
Alessio Bilotta




ANCHE GLI ANTENATI LO FANNO


Di nuovo lunedì, quindi nuova anticipazione di Ah, l'Amour vol. 2 di Andrea Barattin...
finalmente abbiamo capito cosa intendevano dire davvero i Flintsones con quella frase!!!

A tutti quelli che ce l'hanno chiesto, e anche agli altri: tra un po' partiranno i pre-ordini, quindi chi vuole acquistare il libro di Andrea non deve fare altro che dircelo. Non stamperemo moltissime copie, ne consegue che fare il pre-ordine conviene... e comunque, tutti quelli che prenoteranno una o più copie, avranno una piccola sorpresa in omaggio. Stay tuned!

La Redazione

27/07/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "CHE VITA DI MECHA!"


L'Italia è il paese che amo.
Qui (o lì, insomma) ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato a leggere, scrivere e far di conto, ho imparato la grammatica, la trigonometria (non tanto bene), l'applicazione della regola del fuorigioco.
Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi dei fumetti web in lingua italiana perché non voglio vivere in un paese sciatto e disadorno, dove altro non si fa che limitarsi a guardare oltre confine e dire: "eh, ma come li fanno bene in Svizzera gli webcomics" o: "certo che a Cracovia sanno come inchiostrare e scansionare, mamma mia" o, ancora peggio: "la scuola di fumetto online della Cecenia è anni luce avanti a quella squallida, miserevole e imbarazzante dell'Italia".
Povera, povera Italia, vilipesa dai tuoi stessi figli che tanto ti sei impegnata a crescere a pane, Tex e schiaffoni.
Ma più non prostrarti, mia diletta Patria! Giunge l'ora dell'ardimento, e arditi ti giungeranno maschi e virili i miei articoli proni a celebrare l'italico genio, 'che il tuo suolo è fecondo nella creazione dei webcomics.
Viva l'Italia! Viva i fumetti! Viva Pertini disegnato da Pazienza!

Stefano Conte, in arte The Sparker, è il rutilante creatore di (ma non solo di) Che Vita di Mecha!, un piccolo gioiello di umorismo che nasce come striscia web e poi si evolve in una saga di cinque volumi (il quarto è in lavorazione, il quinto annunciato), pubblicati prima sul sito di Stefano e poi in formato cartaceo con una intelligente autoproduzione.
The Sparker ha uno stile estremamente riconoscibile perché iconico, ottenuto sommando una perizia di tratto davvero notevole a una approfondita conoscenza del mezzo fumetto: l'autore ha studiato i grandi maestri del fumetto umoristico, e si vede. La storia è presto detta: il protagonista, Volt, è un giovane aspirante e talentuoso fumettista che, suo malgrado, viene assunto come commesso in una fumetteria popolata dalla peggiore fauna umana. Un campionario di casi clinici esilarante che, sospetto, abbia molti spunti autobiografici... Stefano (echeggiando in questo Zerocalcare, ma con un approccio molto differente) rielabora l'immaginario pop di una generazione in una rutilante sarabanda di personaggi e situazioni al limite del ridicolo, senza però mai abbandonarsi al grottesco o all'umorismo facile: è profondamente innamorato dei suoi personaggi, e questo si vede bene.
Ho scelto di cominciare questa escursione nel mondo dei webcomic italiani con un prodotto di alta qualità che però è meno conosciuto di quanto meriti, con l'auspicio di coinvolgere qualcuno dei nostri lettori nel seguire le avventure di Volt!
Heike
Risorse web
- Che Vita di Mecha! (episodi)
- Che Vita di Mecha! (strisce)
- L'uomo pigro (un interessante esperimento di Stefano ispirato alle avventure del lottatore con la maschera di tigre)
- Noi Robot (i robottoni di Go Nagai in una bizzarra versione kawaii)
- Come farsi fare un'armatura da Cavaliere dello Zodiaco personalizzata (il disegno, il resto è a carico vostro)

26/07/14

UFAG #152: "INCONTRO CON I BEATLES!"

Copertina di Strange Tales Vol. 1 #130 (1965)
Lo dico subito, il fumetto di oggi non è un gran fumetto. Si tratta di una storiella abbastanza insulsa, perdipiù disegnata da uno dei matitisti meno dotati in forza alla Marvel negli anni '60, e cioè il misconosciuto Bob Powell. In breve, la Cosa e la Torcia Umana dei Fantastici Quattro si recano con le rispettive fidanzate ad un concerto dei Beatles, ma non potranno assistervi perché impegnati ad inseguire una banda di comuni ladruncoli. Perché quindi lo segnalo? Un po' perché si tratta di una curiosità, ma soprattutto perché è un buon esempio di quello che possono fare i fumetti quando non si prendono troppo sul serio. Immagino che oggi, con la questione dei diritti di sfruttamento dell'immagine delle celebrità, sarebbe estremamente più complicato realizzare una cosa del genere, ma mi sembra anche che quello spirito scanzonato non ci sia più (correggetemi pure se sbaglio, non sono troppo aggiornato sulle vicende del fumetto popolare americano). Forse perché ormai il fumetto sta diventando una nicchia sempre più chiusa, e magari l'appassionato non apprezzerebbe un'intrusione così grossolana del mondo reale all'interno delle storie, a meno che non si tratti del protagonista di qualche serie TV da nerd. In questo antico giornalino della Marvel, invece, mi sembra ci fosse il tentativo di essere contemporanei, e forse di incuriosire i numerosissimi fan del quartetto di Liverpool, che in quegli anni spopolava ovunque.
E in Italia? A parte le versioni "paparesche" di celebrità nostrane e non apparse nelle storie Disney, mi pare che non ci sia stato null'altro di considerevole, ovviamente escludendo le parodie più o meno violente e riuscite apparse nell'età dell'oro dei tascabili per adulti, di cui sotto potete vedere un imbarazzante esempio:



Sì, forse la cifra italiana può essere solo quella della parodia, in quel misto di disincanto e denigrazione verso i nostri personaggi famosi che è un tratto tipico del nostro popolo, salvo rare eccezioni. Credo che non vedremo mai un fumetto con, che so, Vasco Rossi che incontra... già, chi potrebbe incontrare? Di eroi popolari che agiscono nell'Italia del presente, per ora, non ce ne sono. Anche questo forse è un tratto tipico del nostro popolo, di eroi accettiamo solo quelli di importazione, e quelli creati in Italia agiscono sempre in altri luoghi o in altri tempi.

Alessio Bilotta

INCONTRO CON I BEATLES!
letto all'interno di:
Fantastici Quattro Gigante #21
Editoriale Corno | 64 pagg. colore | 600 L.

Sceneggiatura di:
Stan Lee

Disegni di:
Bob Powell (matite) | Chic Stone (chine)

Reperibilità:
l'albo in mio possesso si può cercare alle fiere e online,
la storia è stata ristampata in USA anche qui

Voto: 5




25/07/14

UFAG #151: "MARSHAL LAW"


Dovreste davvero avere e leggere questo fumetto, sia che amiate i supereroi sia, a maggior ragione, che non possiate sopportarli. Si tratta di una bella ristampa di una miniserie apparsa originariamente alla fine degli anni '80, e già raccolta in volume dalla defunta Play Press agli inizi degli anni '90, seppure in un'edizione con diversi errori di traduzione. Questo volume (al quale ne sono seguiti altri due che completano la bibliografia del personaggio con storie successive) rende finalmente giustizia allo straordinario lavoro di Pat Mills e Kevin O'Neill, due autori britannici che meriterebbero maggiore considerazione e (lo dico?) venerazione da parte degli appassionati. Se infatti è indubbio che sia stato Alan Moore il personaggio più importante a scrivere di supereroi in maniera adulta e innovativa, credo che nessuno possa competere con la satira velenosa e divertentissima di Pat Mills. Allo scrittore non interessano affatto il dramma e l'epica, che comunque sopravvivono anche in quasi tutte le storie di supereroi più radicali e rivoluzionarie, e preferisce concentrarsi sugli aspetti più ridicoli e grotteschi che sono insiti nel concetto stesso di giustiziere in calzamaglia, mettendoli alla berlina senza pietà. Come scritto nell'introduzione al volume, si tratta di un approccio autenticamente punk, esaltato dal caratteristico tratto nervoso e spigoloso di O'Neill, magari un po' più grezzo rispetto all'equilibrio formale raggiunto poi con The League of the Extraordinary Gentlemen, ma forse per questo anche più sexy e coinvolgente. La trama ha l'impianto di una detective story, perché il protagonista Marshal Law, un poliziotto che dà la caccia ai numerosi supereroi impazziti, deve scoprire chi è l'omicida seriale che sta facendo fuori le ragazze che si vestono come Celeste, una versione ipersessuata di Wonder Woman che è anche la compagna di Spirito Libero, cioè l'idolo delle folle, lo strumento di propaganda del governo e quindi l'eroe più eroe di tutti. Inutile dire che Marshal Law odia profondamente Spirito Libero, perché lo ritiene, a ragione, l'incarnazione di tutto ciò che c'è di corrotto e falso nel mondo dei supereroi...
Ancora oggi, a molti anni dalla sua prima uscita, questo fumetto non ha perso la sua carica eversiva, nonostante tutto ciò che c'è stato dopo, che ha quasi sempre avuto l'obiettivo di normalizzare e disinnescare i concetti e i temi proposti, perché tanto, alla fine, le esigenze commerciali dell'industria dei comics, e ora anche del cinema, hanno sempre la precedenza.
Alessio Bilotta

MARSHAL LAW #01
RW Lion | 204 pagg. colore | 17,95 €

Sceneggiatura di:
Pat Mills

Disegni di:
Kevin O'Neill

Reperibilità:
volume uscito in primavera, si trova in
fumetteria o direttamente presso l'editore (qui)

Voto: 8


24/07/14

UFAG #150: "OH JOY, SEX TOY"



Invado, solo per una volta (...promesso!), il territorio occupato settimanalmente dal mio caro amico Heike per parlare di un webcomic. Lo faccio perché questo fumetto fa parte di una tipologia molto particolare, e cioè quella dei lavori divulgativi, categoria in genere abbastanza negletta e comunque relegata a opere per bambini o con intenti sociali, che spesso producono risultati terribili.
Il fumetto digitale di Erika Moen, aggiornato ogni martedì, si occupa invece di educazione sessuale, senza nessuna preclusione di genere o preferenza. Ci sono interviste a personaggi che lavorano nell'industria del sesso, recensioni di sex toy e un sacco di spiegazioni e approfondimenti su pratiche più o meno note, più o meno accettate. Tutto fatto sempre con molta chiarezza, responsabilità e leggerezza, senza sensazionalismi e con piacevoli strizzatine d'occhio umoristiche. I disegni forse non sono il massimo, ma tutto sommato risultano funzionali allo scopo del fumetto, e comunque l'insieme è piuttosto gradevole.
È interessante riportare le parole di Erika sul perché ha scelto i fumetti per parlare di educazione sessuale:
"Sex education is typically very dry. A wall of text about abstract concepts and then some alien diagrams—it's really hard to relate that information to your own body. Comics are especially well equipped to teach people about their bodies, sexual options, and reproductive choices because they combine images and text together, making subjects approachable and visually appealing. And, hey, adding in a joke or two helps make people feel included in the conversation instead of being lectured at."

Ha ragione, al di là delle giuste ambizione artistiche e letterarie che perseguono molti autori, il fumetto ha dalla sua anche l'enorme, e forse unica, capacità di semplificare i concetti e di renderli più divertenti e familiari. Il nostro sciagurato sistema educativo e scolastico non si è mai occupato davvero di educazione sessuale, se non per iniziativa di qualche coraggioso ed isolato insegnante: non sarebbe affatto una cattiva idea, secondo me, iniziare a farlo con i fumetti e con il sorriso, anche per iniziare a dissipare quella nebbia sporca e pruriginosa che da sempre avvolge le questioni sessuali in Italia.
Alessio Bilotta

Risorse web:
- Oh Joy, Sex Toy
- Sito di Erika Moen



23/07/14

UFAG #149: "AÂMA vol. 1"

Copertina dell'edizione francese
L'altro giorno, sfogliando distrattamente le immagini che scorrono su Facebook, mi ha colpito una foto in particolare, fra le tante sempre uguali: ritraeva un drone che volteggiava sui tetti di Firenze. Non mi sono soffermato ad approfondire, poteva trattarsi anche di un fotomontaggio, ma alla fine l'autenticità o meno della foto non è così importante, perché comunque quell'immagine era (è) assolutamente verosimile. Leggendo questo bel volume, primo di una serie premiata all'edizione 2013 del Festival di Angoulême, mi sono quindi chiesto come si dovesse fare, oggi, a realizzare una storia di fantascienza, quando quasi ogni giorno vediamo meraviglie (?) tecnologiche, e non solo, che sembrano provenire direttamente dall'immaginazione di uno scrittore, anziché dai progetti di ingegneri e scienziati. Penso che la risposta stia proprio nelle soluzioni visuali scelte all'interno del volume, che guardano giustamente al passato, perché il presente ed il futuro corrono troppo velocemente.

RASSEGNA STAMPA

Dopo le belle parole già spese da Alessandro Di Nocera (guarda qui) e Moreno Burattini (ne ho parlato qui), anche Fumo di China, all'interno della rubrica Small Press Italia di Michele Ginevra, ha recensito positivamente i 2 libri pubblicati da Slowcomix.
Inutile sottolineare che anche questo articolo ci rende molto felici, perché è sempre una bella soddisfazione vedere che il proprio lavoro è stato capito e apprezzato. Personalmente, poi, confesso che essere citati su Fumo di China, cioè la rivista italiana più longeva e importante di critica e informazione sui fumetti, in un articolo scritto da colui che è anche l'anima del Centro Fumetto Andrea Pazienza, è una cosa che mi riempie d'orgoglio. E della quale mi bullerò per tutta l'estate!!!

Grazie a Fumo di China e a Michele, di vero cuore.

Alessio Bilotta



22/07/14

UFAG #148: "LA MACCHINA DELL'A-REALTÀ"


Ormai da qualche tempo, tutte le testate giornalistiche più moderne, sia cartacee che digitali, hanno qualcuno che si occupa di "infografica", che, in soldoni, sarebbe la rappresentazione di informazioni o notizie attraverso immagini, in un particolare incrocio fra l'illustrazione e i diagrammi di flusso o le mappe. Insomma, un ibrido fra creatività e matematica, che probabilmente avrà ulteriori sviluppi. Se ne vedono di tutti i tipi, e alcune sono davvero ben fatte, soprattutto quelle che riescono a tradurre in modo chiaro la necessità di organizzare e semplificare l'enorme massa di informazioni di cui siamo continuamente bersaglio. Una tipologia nella quale ancora non mi ero imbattuto è il cosiddetto "infocomix", visto per la prima volta nel numero speciale estivo di Wired, un'antologia dal sapore vintage di racconti fantastici corredati da belle illustrazioni, che inoltre ospita il fumetto The Wonderful Mister Wearable di Andrea Curiat e Sergio Ponchione.
Il fumetto del giorno, o meglio l'infocomix, è stato realizzato dai "nerdoni a livello galattico" (così dice l'editoriale) Giacomo Gambineri e Francesco Muzzi, e riveste molto interesse non solamente per i numerosi riferimenti che utilizza, da Samuel Beckett a Gibson e Sterling, passando per Mœbius. La storia consta, infatti, di appena 6 pagine disegnate più una introduttiva di testo, ma ha l'ambizione di contenere tutte le storie fantastiche già fatte e tutte quelle ancora da scrivere. Infatti, attraverso una complessa mappa (cioè la macchina del titolo) che individua gli elementi narrativi principali delle storie di fantascienza, dovrebbe essere possibile ricostruire tutte le trame già apparse, così come crearne di nuove, all'unico, ovvio scopo di salvare il multiverso. Una sorta di "creatività automatica", derivante dalla ricombinazione continua delle stesse parti; confesso di non aver capito bene il funzionamento della macchina, ma mi sono divertito lo stesso a giocarci, e ritengo che sia un'idea originale e ben realizzata. Per i puristi delle definizioni, la sequenza narrativa tipica del fumetto è multipla, perché oltre a dipanarsi in mille direzioni attraverso i percorsi della macchina, esiste anche una striscia di tipo più classico, che accompagna il lettore nell'esplorazione della mappa. Da prendere anche solo per curiosità, vale da solo il prezzo della rivista.
Alessio Bilotta

LA MACCHINA DELL'A-REALTÀ
contenuto all'interno di
Wired n. 64
Edizioni Condé Nast | 2,5 €

Ideazione e illustrazioni di
Giacomo Gambineri | Francesco Muzzi

Reperibilità:
appena uscito,
rimane in edicola fino alla fine di agosto

Voto: 7,5

Per saperne di più:

21/07/14

CAPIRSI


Oggi oltre a essere lunedì, piove e fa freddo. Ma per fortuna la nostra Andrea Barattin, come d'abitudine, ci regala un'altra anticipazione del suo prossimo libro.
In tutti i rapporti, la cosa più importante è parlarsi, ricordatevelo!

La Redazione

UFAG #147: "MORTI DI SONNO"


Com'è bello questo libro. Fa parte di quella rara categoria di opere nelle quali entri subito dentro, dopo appena poche pagine. Che divori con partecipazione attraversando mille emozioni diverse, e che quando chiudi, dopo averlo terminato, ti sale un groppo alla gola, di commozione vera. È una storia di ricordi, frammentati in episodi densi e malinconici, i ricordi di Rino detto Koper, un ragazzino cresciuto nel villaggio ANIC di Ravenna, voluto da Enrico Mattei e sorto alle porte dello stabilimento petrolchimico ENI nella seconda metà degli anni '50. Forse è proprio il villaggio il vero protagonista, perché tutte le esistenze dei protagonisti sembrano destinate inesorabilmente al sacrificio in nome di quel moloch industriale, che le guarda fisse da lontano e le intossica, nello stesso modo in cui inquina l'ambiente circostante. Scappare forse è possibile solo nei campetti di calcio, almeno fin quando i protagonisti sono ragazzi, perché poi le fughe saranno altre, e spesso risulteranno tragiche e mortali. Si tratta di quelle partite interminabili e indimenticabili, estenuanti e piene di feroce agonismo, dove i pali delle porte sono alberi o giubbotti, e dove nessuno dei protagonisti ha le scarpe adatte da indossare. Non so se i ragazzi hanno ancora l'abitudine di provare ad uccidere i pomeriggi estivi in quelle infinite sfide ai giardinetti, ma sicuramente la mia generazione si ricorda bene di cosa significa; e si ricorda anche di come certe frasi pronunciate, certe situazioni accadute, avessero quella solennità e quella forza che appartenevano ad una verità che sembrava di riuscire a intravedere per la prima volta, svelando il senso terribile che può avere la vita.

20/07/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "HIPSTER HITLER"



Scriveva Charles Dickens: Da quanto tempo vivo in Londra? Sono oramai oltre tre anni, mi appresto a divenire parte dell'arredo urbano. Il formicolante brulichìo della folla in Oxford Street, i colorati mercati di Camden Town, le molteplici lingue e popolazioni di Brick Lane, erano invero cose belle quando giunsi la prima volta. Pensavo che avrei continuato a stupirmi davanti al panorama di Westminster al mattino, alla cupola di San Paolo, al tramonto sul Tamigi.

E invece finisce sempre così, ovunque tu sia: ciò che conosci non ti sorprende più. Non ti guardi più attorno con ammirazione, maraviglia, stupefazione. Inizi a dimenticare, perso nelle tue preoccupazioni quotidiane, l'affitto, la pioggia, le scadenze, il nuovo articolo per il Guardian, e non ti guardi più dattorno, non ti lasci più sorprendere, cammini e diventi indifferente a chi ti cammina dinanzi.
A meno che tu non incroci uno degli hipster di Londra.
Gli hipster. Io li odio, cazzo. Li odio alla morte gli hipster. Mi fanno venire l'orticaria che poi devo prendere la crema all'idrocortisone 1% per farmela passare, mi fanno venire un'incazzatura che guarda, nemmeno lo so io che cosa. Non c'è niente di peggio degli hipster, niente. NIENTE.
Oddio, forse i nazisti. Forse in nazisti sono peggio.
Ma ci devo pensare.

Hipster Hitler è la geniale, geniale invenzione di JC e APK che, si premurano di dichiarare nei credits, non hanno la minima intenzione di divertirsi alle spalle delle vittime dell'olocausto, bensì alle spalle dei fashion victims. L'hipsterismo (esiste questa parola?) è la conformità al non-conformismo, un contorsionismo intellettuale che fa a gara, in quanto a cretineria, con certe sparate dell'ultra destra. Hipster Hitler è l'uber-hipster: nevrotico, narcisista, megalomane, inetto, fissato sull'alimentazione biologica, OGM-free, vegana. Si auspica di trasformare il Terzo Reich in un emporio vintage permanente, invita Himmler e Goering a "chill down", decide di invadere l'Uzbekistan perché la Polonia è una scelta troppo banale, occupa la Renania per produrre (artigianalmente) birra biologica, studia esperanto.
La satira della sub-cultura giovanile è tagliente, anche se alla lunga la ripetitività dello schema (Hitler Hipster è un oggetto fuori dal tempo, ma pretende di non esserlo) può stancare. Il tratto degli autori è minimale, al limite minimo sindacale dell'autoproduzione, ma la sovrapposizione degli "occhiali con la montatura grossa" al volto iconico di Hitler genera un corto circuito mentale che ci fa perdonare qualunque ingenuità.
Che però il fumetto potesse avere il respiro corto devono averlo avvertito anche gli autori: la striscia non è più aggiornata da oltre un anno, e non si prevedono nuove avventure del gerarca anti-establishment.
Una satira divertente, a volte feroce. Un modo come un altro per combattere certi demoni, siano gli hipster o qualcosa di peggio.
Heike
Risorse web:
- Hipster Hitler
- le animazioni (carine)
- lo store (le maglietteeeeeeeee)

19/07/14

UFAG #145: "SEX - UNA DURA ESTATE"


Di fumetti che esplorano il difficile rapporto fra i supereroi ed il sesso ne abbiamo avuti parecchi già in passato (Marshal Law, Bratpack, The Pro...), e anche in Sex, la nuova serie Image in corso in patria dal 2013, si conferma quello che abbiamo sempre saputo, e cioè che tutti quei tizi in calzamaglia non sono altro che dei feticisti repressi.
Immaginate che il dott. Bill Harford, cioè il personaggio di Eyes Wide Shut interpretato da Tom Cruise, sia invece un Bruce Wayne che ha appeso il mantello al chiodo ed ecco che, grossomodo, avrete il soggetto di Sex. Stavolta il nostro "Batman" è un uomo parecchio disorientato, il miliardario Simon Cooke, che, dopo aver smesso i panni del giustiziere Armored Saint (!), si accinge a guidare svogliatamente il suo impero finanziario e ad esplorare, con ancora meno convinzione, il lato corrotto e sessuomane della sua città.

18/07/14

UFAG #144: "BLUE"


Come sapete, grazie al nostro vicepresidente Filippo in arte Heike, noi di Slowcomix cerchiamo di prestare molta attenzione ai webcomics, tanto da essere stati i primi in Italia ad avere una rubrica fissa. Personalmente, continuo a pensare che le cose pubblicate in rete debbano rappresentare solo un trampolino di lancio verso la stampa tradizionale, a meno di non rivedere completamente le modalità di fruizione dei contenuti web. Ad oggi, infatti, tutto ciò che si trova in rete è gratuito, o può diventarlo facilmente, per cui se l'editoria classica dovesse sparire, o perdere importanti quote di mercato a favore dell'editoria digitale, la conseguenza a medio termine potrebbe essere la progressiva scomparsa del professionismo, nel fumetto così come in altre forme di espressione. E se nessuno sarà pagato per la propria creatività, non sono proprio sicuro che sarà un bene... spero con tutto il cuore di sbagliarmi, per fortuna non ho nessuna credenziale come guru informatico.
Venendo al fumetto del giorno, anche questo inizialmente pubblicato in rete e poi stampato su carta, dico subito che mi è piaciuto tanto. Si tratta di una riflessione molto particolare sul localismo e sul razzismo, che si ispira dichiaratamente al racconto The Body di Stephen King, da cui fu anche tratto il celebre film Stand by Me per la regia di Rob Reiner. La storia è narrata da Christian, un uomo derelitto e amareggiato che odia i misteriosi esseri blu immigrati da tempo nella sua città perché colpevoli, a suo dire, di aver distrutto tutto quello che c'era di buono. Christian racconta di quando, ragazzino tredicenne che bigiava continuamente la scuola per andare a fare surf con gli amici, incontrò per la prima volta gli esseri blu: Pat Grant, l'autore, lo fa parlare con grande partecipazione nostalgica, e molti episodi di quell'età, per tutti noi così strana, sono restituiti nel modo più giusto, sospesi come sono fra paura, struggimento e stupidità. In particolare, ho amato molto le pagine che descrivono il tragitto fatto dai ragazzi per andare a vedere un cadavere spappolato sui binari della ferrovia, una sequenza che ti riporta dritto di peso a quelle estati infinite, anche se non sei australiano come l'autore. Ho apprezzato molto anche i disegni, realizzati con uno stile da cartoon che amplifica benissimo, come sempre, le emozioni dei personaggi, e che mi ha ricordato la medesima sintesi espressiva di Craig Thompson per Addio, Chunky Rice.

17/07/14

UFAG #143: "PORNOGRAFICA"


Ha ragione Ferruccio Giromini quando, nella bella introduzione a questo fumetto, dichiara che "...la fotografia afferma, mentre il disegno suggerisce". È per questo motivo che la rappresentazione disegnata della sessualità generalmente risulta più affascinante, gradevole ed intrigante di quella fotografata o filmata, anche senza avventurarsi nelle differenze speciose fra erotismo e pornografia. Non conoscevo questo autore spagnolo, forse perché in Italia, nonostante tutto, c'è ancora molta diffidenza verso le opere che parlano di sesso, soprattutto, e stranamente, anche da parte di certi intellettuali (o presunti tali). Ecco, consiglio questo bel volume dalla confezione molto elegante anche a loro, perché potrebbero ricredersi: infatti a Nacho Casanova (splendido nome, o forse pseudonimo, che abbina l'aggressività del porno digitale 2.0 al paradigma più classico della seduzione) non interessano tanto i dettagli ginecologici o gli accoppiamenti acrobatici, quanto piuttosto le sensazioni roventi e i pensieri sguscianti che si manifestano in quei momenti di grande coinvolgimento fisico ed emotivo, e che in pochi sono riusciti a fissare bene su carta. Si tratta di 8 piccole storie, 8 situazioni  di intimità disegnate in modo scarno eppure sensuale, giocando abilmente sulle inquadrature, spesso strettissime, e i particolari. In alcune praticamente non succede nulla (come ne La terrazza di fronte), mentre altre sono decisamente più esplicite (ad es. Buon compleanno), ma in tutte l'autore riesce a cogliere e a rappresentare qualcosa di veramente inafferrabile, e cioè la malizia e la complicità fra gli amanti, cose che spesso esistono anche solo negli sguardi. Qui il sesso è rappresentato nella sua dimensione più giocosa, libera da condizionamenti morali di qualsiasi tipo, e davvero dobbiamo essere grati all'autore e all'editore per averci regalato questa parentesi segreta e delicata, ma allo stesso tempo irresistibilmente eccitante.
Alessio Bilotta

PORNOGRAFICA
Diàbolo Edizioni | 128 pagg. bianco/bordeaux | 14,95 €

Storie e disegni di
Nacho Casanova

Reperibilità:
appena pubblicato, si trova in libreria e fumetteria,
oltre che sul sito dell'editore (qui)

Voto: 8,5


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16/07/14

PERCHÉ SÌ, PERCHÉ NO


Qualcuno mi ha chiesto se esistono dei criteri per scegliere i fumetti di cui scribacchio, e altri si sono domandati perché non ho mai parlato di alcuni autori, quindi ecco qua le risposte.
Cerco di parlare sempre di fumetti che mi sono piaciuti e che, dal mio modesto punto di vista, meritano di essere letti/guardati. Dei fumetti che non ho gradito preferisco non dire nulla, e se qualche rara volta ho dato dei voti insufficienti è perché si trattava di lavori di cui mi sembrava giusto scrivere comunque, essendo quasi sempre nuove uscite importanti.
Su altri fumetti, quelli considerati unanimemente dei capolavori, in genere preferisco non scrivere niente, perché l'hanno già fatto persone molto più brave e preparate di me: magari addentellerò le loro recensioni.
Sul perché avrei (finora) trascurato certi autori e fumetti, la risposta invece è un po' più articolata. Nella mia ultra-trentennale carriera di appassionato, ho incontrato diversi autori e addetti ai lavori, e mentre alcuni sono poco più che semplici conoscenti, altri sono diventati veri e propri amici. Certi, addirittura, hanno anche collaborato con Slowcomix a vario titolo. Ecco, parlare di loro, che siano autori, curatori o editori, mi crea al momento qualche imbarazzo, perché sicuramente non sarei obiettivo, e potrei esagerare, sempre in positivo, alcuni giudizi. Magari affiderò questi casi a qualche collaboratore, però anticipo fin da ora che molti di questi lavori vorrei che fossero protagonisti di UFAG-Un fumetto al giorno, perché meritano davvero, aldilà delle amicizie. Restate in onda!

Alessio Bilotta

UFAG #142: "LONGSHOT COMICS"


Volendo semplificare in maniera brutale, si potrebbe dire che la narrativa a fumetti si distingue dalla narrativa tradizionale perché, praticamente, tutte le parti di testo non riservate ai dialoghi sono rese attraverso i disegni. Ma cosa succede quando in un fumetto spariscono anche tutti i disegni, i personaggi sono dei puntini microscopici e rimangono soltanto i dialoghi? Succede che abbiamo il fumetto del giorno, un lavoro decisamente sperimentale del canadese Shane Simmons, che è anche una delle cose più divertenti e profonde che vi capiterà di leggere. Si tratta di una saga famigliare che abbraccia oltre 80 anni di storia britannica, quelli che vanno dalla seconda metà del 1800 fino a dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, con al centro il protagonista Roland Gethers, uomo ignorante, gretto e affatto brillante, che sopravvive a ben tre guerre senza forse capire mai davvero cosa stia succedendo intorno a lui. La cosa straordinaria, come ho già accennato, è che tutti i personaggi non sono altro che puntini, inseriti in vignette minuscole regolarmente distribuite in 10 righe ed 8 colonne per pagina (...80 mini vignette a pagina!), e completamente indistinguibili l'uno dall'altro. Eppure, nonostante queste premesse che potrebbero far pensare ad un totale caos narrativo, la storia si segue molto bene, non se ne perde mai il filo e, anzi, ci si appassiona subito a queste vicende amare e ridicole allo stesso tempo. Simmons, tra l'altro, non utilizza nemmeno didascalie, e tutti i dialoghi, considerando il ridottissimo spazio a disposizione, sono estremamente sintetici: ogni sequenza di vignette è introdotta da un titolo, e chiaramente l'impostazione è quella fissa del teatro, cioè un piccolo palcoscenico senza scenografie nel quale i protagonisti recitano le loro misere vite. Questa invenzione grafica estrema meriterebbe già da sola elogi sperticati all'autore, ma l'intelligenza dei dialoghi, riuscito connubio di umorismo e mestizia, fa sì che questo fumetto rientri nel ristretto novero dei capolavori moderni. 
Alessio Bilotta

LONGSHOT COMICS
La lunga e inutile vita di Roland Gethers
ProGlo Edizioni | 56 pagg. b/n | 4,9 €

Storia e disegni di
Shane Simmons

Reperibilità:
uscito nel 2008, si può richiedere in fumetteria
oppure direttamente all'editore (qui);
esiste anche un secondo volume

Voto: 9+


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15/07/14

UFAG #141: "L'ATTACCO DEI GIGANTI"


Leggere questo fumetto dovrebbe essere una priorità per tutti gli appassionati, indipendentemente dalle sue qualità intrinseche. Si tratta infatti di un esempio sempre più raro nell'editoria mondiale, e cioè di un prodotto realizzato da un autore esordiente e sconosciuto che, in pochi anni, diventa un successo internazionale, generando anche gli inevitabili videogiochi ispirati e gli adattamenti "anime" e cinematografico (annunciato per il 2015). Il caso risulta ancora più interessante perché i disegni non sono un granché, almeno nei primi 3 volumetti che ho letto, e neppure la trama è così originale. Si racconta di un ipotetico futuro, o forse di una dimensione parallela, dove l'umanità è stata decimata dall'arrivo di misteriosi giganti, creature elementari che si cibano delle persone; i pochi umani superstiti sono arroccati all'interno di piccole città protette da cerchie di altissime mura concentriche, apparentemente indistruttibili. Dopo una tregua di 100 anni, appare però un gigante colossale, alto più di 50m, che facilmente crea un varco nella cinta muraria più esterna, aprendo così la strada ai propri famelici simili. La storia comincia qui, seguendo le avventure del solito manipolo di giovani eroici e senza legami famigliari che, grazie alle loro diverse abilità, cercheranno di sconfiggere gli invasori arruolandosi nell'esercito.

14/07/14

A FAR L'AMORE COMINCIA TU


Di nuovo lunedì, quindi di nuovo una piccola anticipazione di Ah, l'Amour! vol. 2 di Andrea Barattin, cioè uno dei fumetti più attesi alla prossima edizione di Lucca Comics.
Stavolta pubblichiamo la prima delle fantasie erotiche scelte da Andrea fra quelle arrivate dai lettori per essere illustrate e incluse nel libro: un desiderio davvero bizzarro, ma infondo siamo qui per questo, dare vita ai vostri sogni più pazzi. Siete ancora in tempo se volete partecipare, basta compilare il form a questo link, cosa che potete fare nel più completo anonimato.
Avanti, essere timidi non è divertente!

La Redazione



UFAG #140: "INFERNI"


Non amo particolarmente il tratto realistico, e in genere rimango infastidito da quel tipo di colorazione che cerca l'effattaccio a tutti i costi, specie quando serve a coprire lacune nel disegno; preferisco sempre la sintesi, che anzi trovo sia, o debba essere, una delle peculiarità del fumetto. Quello che consigliamo oggi è un lavoro molto particolare, e credo unico nel suo genere, dove il segno di Alvise Rossi, essenziale come piace a me ma al contempo intenso ed espressivo, è al servizio di una storia fatta di atmosfere cupissime ed inquietudini profonde, che ricordano gli antichi lavori di Frans Masereel, maestro fiammingo della xilografia. La particolarità di questo fumetto consiste infatti nella sua tecnica di realizzazione, e cioè la linoleografia, un tipo di stampa artistica ottenuta a partire da una matrice ricavata dall'incisione del linoleum; la colorazione e il lettering sono stati poi aggiunti in digitale in un secondo momento, ma il risultato è sorprendentemente coerente, oltre che molto originale e di grande impatto. 
La trama dagli echi faustiani, orchestrata da Valentino Sergi, si sviluppa su due linee temporali, apparentemente scollegate fra loro e collocate una nel 1347, durante l'epidemia di peste a Venezia, e l'altra nel 1970, sempre nella città lagunare, luogo tradizionalmente sede di misteri e spesso dimora preferita di creature sovrannaturali. Si tratta di un crescendo, anche grafico, verso l'ineluttabile, una metaforica corda narrativa che viene tesa sempre di più fra due estremi, la presunzione umana di un medico da una parte, e dall'altra la potenza della natura, governata da forze al di là del nostro controllo e della nostra comprensione. 
Siamo difronte ad un lavoro che propone tematiche classiche utilizzando tecniche antiche con un approccio contemporaneo, e abbiamo finalmente due autori a cui non sembrano interessare le mode o le ruffianerie, ma che vogliono solo raccontare bene una storia e fare un buon lavoro, seguendo il proprio estro: secondo me, ci sono riusciti.
Alessio Bilotta

INFERNI
VENEZIA, LA PESTE E L'URAGANO
Comma 22 | 48 pagg. b/n e rosso | 12 €

Sceneggiatura di
Valentino Sergi

Disegni di
Alvise Rossi

Reperibilità:
è appena uscito in libreria e fumetteria

Voto: 7,5


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13/07/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "NORTH WORLD"


Il professor John Ronald Reuel Tolkien era un colossale nerd. Faceva parte di un circolo di scrittori amici, tutti professori di Oford, ricercatori di linguistica, filologi, narratori, estimati membri della società, chiamato gli Inklings (pressappoco gli scribacchini). Con lui si riunivano gente tipo C.S. Lewis e altri che, essendo io ignorante come una capra analfabeta, non conosco (ma mi fido di Wikipedia che dice che son famosi). Questi amici si riunivano periodicamente nelle salette private dell'università, o nei Club, non so, e principalmente fumavano sigari e mangiavano. Nelle pause tra un sigaro e un morso di black pudding, parlavano. E leggevano le cose che avevano scritto. Il nostro JRR era un colossale nerd, dicevamo. La sua opera più famosa, Il signore degli anelli, non si limita alla narrativa, e chi lo ha letto lo sa: lo stimato professore, tra una lezione universitaria e una cena degli Inklings, si ritagliava il tempo per costruire, meglio, inventare, l'universo narrativo della Terra di mezzo, con storia ufficiale, linguaggi (con relativi dizionari e grammatiche), mitologie, geografia, economia, politica. Tutta roba che, nel libro, non appare nemmeno.
A quanto pare i suoi amici degli Inklings, pur stimandolo personalmente e professionalmente, lo reputavano nondimeno un pallosissimo compagno di serate conviviali: tanto che durante una riunione degli Inklings, al vederlo tirar fuori dalla tasca l'ennesimo scritto dedicato alla Terra di Mezzo, qualcuno dei presenti (mai si seppe chi) eruppe in un sentitissimo "Oh God, not another fucking elf!"

North World è ambientato in un mondo non troppo diverso dal nostro, con centri commerciali, avvocati, segretarie con gli occhiali, jeans e villette unifamiliari. Ma con in più, rispetto al nostro, animali giganti parlanti da sconfiggere a suon di pugni (o con una spada, se preferite).
Lars Brown non disegna bene, sembra che inchiostri con un ago. Ha un senso della composizione approssimativo, uno storytelling tutto sommato onesto ma banalotto. Sembra abbia difficoltà a disegnare linee dritte, e i suoi personaggi si somigliano un po' tutti, forse perché cambiano fisionomia da una vignetta all'altra.
Ma la dedizione di Lars alla sua creazione è impareggiabile.
Il mondo che ha creato è, nella sua implausibilità, del tutto plausibile: c'è una gilda governativa che regola il comportamento di maghi ed avventurieri, un regolamento ufficiale per affrontare quest e dungeons, una lista non esaustiva di sortilegi, creature magiche, draghi e armi fatate. Lars scrive degli ottimi dialoghi, i personaggi hanno una loro psicologia e loro motivazioni che li spingono ad emergere dalla bidimensionalità della pagina, e piano piano stiamo cominciando a capire qualcosa della geografia, reale e spirituale, di North World.
Il lavoro si sviluppa attraverso diverse saghe e racconti brevi che vanno a comporre un affresco più grande, la cui reale dimensione ancora non ci è dato di vedere. Grazie alle donazioni di Kickstarter Lars può dedicarsi a tempo pieno alla sua creazione, senza dover perdere tempo con lezioni universitarie e colleghi poco entusiasti: il suo lavoro è sostenuto da un devoto gruppo di appassionati che aspettano con ansia i nuovi aggiornamenti e lo sostengono nel suo lavoro. Ah, e nonostante sia un fantasy, non ci sono per niente, i fucking elves.
Heike
Risorse web
- Lars Brown (sito ufficiale con tutti i lavori divisi per epopee)
- Shop (per comprare i libri pubblicati o le tavole originali - ancora disegna e scansiona, niente tavoletta grafica)

12/07/14

UFAG #138: "BLATTA"


Non è molto facile trovare dei fumetti che traducano in immagini adeguate e coerenti la visione del mondo, o di un mondo, che ha l'autore, nemmeno quando la stessa persona si occupa sia dei testi che dei disegni. Spesso si avverte una specie di discrepanza, perché a volte i disegni non sono all'altezza delle ambizioni narrative, sminuendole, e altre volte sono invece molto più rilevanti dei testi, che non riescono a supportarli nel modo giusto. Il fumetto di oggi è, al contrario, un raro esempio nel quale si percepisce chiaramente un'unità d'intenti e di esecuzione, e dove il mezzo sembra utilizzato in modo perfetto e consapevole.
Il protagonista della storia è un essere umano senza nome, l'ultimo clone di se stesso, un simulacro di persona che ciclicamente si reincarna in un nuovo corpo, ma sempre rinchiuso in uno scafandro, e sempre intrappolato in una cella angusta. Questo sembra essere il prezzo dell'immortalità, aver rinunciato ai rapporti umani e ai sentimenti, agli interrogativi e alle risposte: aver rinunciato, di fatto, alla libertà, in nome di una sopravvivenza piatta che si ripete uguale a se stessa, all'infinito. Sarà proprio la blatta del titolo, insetto minuscolo e disgustoso, a scuotere casualmente l'apatia del protagonista, che a quel punto dovrà scegliere fra il rischio di vivere senza sicurezze e senza protezioni e la certezza di un torpore eterno.
Riletto oggi, questo lavoro straordinario evidenzia ancora di più le sue capacità profetiche, anticipando di poco gli scenari di alienazione da social network che viviamo quotidianamente (il lavoro del protagonista consiste nel premere senza soluzione di continuità i pulsati "Y" e "N" davanti a un piccolo monitor...). E ancora oggi rimane immutata la fortissima suggestione delle tavole, realizzate con eccezionale perizia tecnica e grande bravura nel montaggio e nelle inquadrature, che in ogni pagina amplificano le sensazioni di solitudine e oppressione, oltre a suggerire il freddo, il vuoto e la puzza di chiuso.
Un fumetto magnifico e molto personale, realizzato da un autore di cui non si parla abbastanza, ma che ha prodotto nella sua carriera tante cose di grande livello, lavorando con la stessa personalità anche per produzioni più commerciali.
Alessio Bilotta

BLATTA
Leopoldo Bloom Editore | 148 pagg. b/n | 15 €

Storia e disegni di
Alberto Ponticelli

Reperibilità:
questo volume è uscito nel 2008,
ma di recente è stato ristampato dalla RW Lion
(guarda qui)

Voto: 9


Per saperne di più:



11/07/14

UFAG #137: "UCCIDETE CARAVAGGIO!"


Che vi piacciano le donne oppure gli uomini, converrete con me che la bellezza non sia necessariamente un parametro decisivo per provare attrazione verso una persona. Ci vuole quel qualcosa in più, o di diverso, per dire che una persona ci piace davvero, che ci provoca eccitazione ed il bisogno irrefrenabile di toccarla, baciarla e fare tutte quelle cose che mescolano gli umori... Bisogna che quella persona, per noi, sia sexy. E una persona possiamo ritenerla bella senza pensare che sia anche sexy, ma è vero anche il contrario. Ecco, io con questo primo speciale de Le Storie mi sono trovato un po' nella prima situazione: un fumetto sicuramente fatto molto bene, che non esito a definire un bel lavoro, ma che non mi ha fatto scattare niente di particolare. Entrando nel dettaglio, si tratta di una storia dedicata a Caravaggio, personaggio controverso ormai riconosciuto unanimemente come un grandissimo pittore dalla personalità complessa e ribelle, alla cui biografia sta lavorando anche Manara.

10/07/14

UFAG #136: "I MIEI PROBLEMI CON LE DONNE"


È notizia dei giorni scorsi che il grande Robert Crumb, sicuramente uno dei più importanti fumettisti di sempre, sarà ospite della prossima edizione di Lucca Comics: si tratta di un vero e proprio evento, perché è noto che Crumb non ama molto concedersi al pubblico. Sono curioso di vedere cosa farà e dirà, e mi piace pensare che uno dei motivi per cui ha accettato di venire sia quello di fantasticare sulle numerose ragazze che fanno le cosplayer: sicuramente ce ne saranno parecchie che corrispondono ai suoi gusti, che confessò senza alcun filtro apparente nel fumetto che consigliamo oggi. In queste due storie apparse originariamente negli anni '80, infatti, Crumb si mette letteralmente a nudo, raccontandoci i suoi rapporti con le donne nella sua adolescenza e nella sua prima giovinezza, senza lesinare in particolari di situazioni grottesche. Ne esce fuori il ritratto di una persona ossessionata dal sesso da consumare con femmine possenti, dotate di grosse cosce ed enormi sederi: un sesso fatto soprattutto di provocazioni e umiliazioni, perché Crumb non sembra mai aver digerito le frustrazioni patite da ragazzino, quando era una specie di disadattato, almeno per gli standard delle scuole americane.

09/07/14

UFAG #135: "ESPLOSIONE AEREA!"


Come si fa a riassumere in poche parole quello che ha rappresentato Harvey Kurtzman (1924-1993) per il fumetto? Non si può, e quindi vi rimando alle numerose risorse che si possono trovare in rete, per adesso vi basti sapere che si è trattato di uno dei pochi, autentici geni della Nona Arte, che si è cimentato praticamente con tutti i generi e che è stato fonte di ispirazione per gente come Robert Crumb e Terry Gilliam. Quasi sconosciuto in Italia, si ricorda soprattutto per la celeberrima rivista umoristica Mad, da lui ideata, e per la serie sexy e satirica Little Annie Fanny, apparsa ininterrottamente su Playboy per 26 anni.
Il fumetto di oggi, apparso per la prima volta in USA nel 1952, risale al periodo in cui Kurtzman lavorava per la EC Comics, la casa editrice celebre per le sue storie poliziesche, fantascientifiche e dell'orrore. Qui siamo però su un altro registro, perché la serie Frontline Combat in cui è stato pubblicato raccoglieva racconti di guerra, dove non c'era spazio per la retorica e le imprese eroiche, ma solo per le brutture e le miserie tipiche di ogni conflitto. Caso molto raro per l'epoca, Kurtzman aveva un controllo totale sulla rivista, di cui scriveva tutte le storie e disegnava layout molto dettagliati per ogni episodio, poi completati da alcuni fra i più grandi artisti dell'epoca, come Wally Wood, Jack Davis, John Severin e molti altri. Questo fumetto, insieme ad una manciata di altri episodi, è stato invece realizzato completamente da Kurtzman, e sembra anche che sia la sua storia preferita fra quelle apparse su Frontline Combat: effettivamente il livello è altissimo, e non si può non rimanere sorpresi dalla capacità dell'autore di raccontare così tanto in appena 6 paginette. La paura dei soldati, la stupidità delle loro azioni, la morte come unica ed inevitabile conclusione, sono descritte benissimo, attraverso una prosa asciuttissima e un segno fortemente espressivo ma essenziale, che dà vita a figure convulse che sembrano sempre attraversate da un'inquieta energia. Si tratta solo di un piccolo assaggio dell'arte di Kurtzman, ma davvero vale da solo l'intero prezzo della raccolta in cui è contenuto.

Alessio Bilotta

ESPLOSIONE AEREA!
(Air Burst!)
contenuto all'interno di
Frontline Combat vol. 1
001 Edizioni | 144 pagg. b/n | 9,9 €

Storia e disegni di
Harvey Kurtzman

Reperibilità:
il volume è uscito nel 2009,
si può acquistare sul sito dell'editore (qui)

Voto: 9

Copertina di Frontline Combat vol. 1

Per saperne di più:

08/07/14

UFAG #134: "SACRO TERRORE"


Qualunque sia la vostra opinione su questo fumetto, ammesso che lo abbiate letto/guardato, dovete riconoscergli che ha avuto almeno un merito, e cioè quello di sollevare discussioni dai toni accesi e opinioni contrastanti, infastidendo praticamente tutti, come era nelle intenzioni dell'autore.
La storia era stata pensata inizialmente per Batman, ma sembra la DC l'abbia rifiutata giudicandola troppo "radicale": ed in effetti è proprio così, perché il fumetto racconta della battaglia spietata condotta da Fixer e la Gatta Ladra (cioè le versioni estremizzate e cattivissime di Batman e Catwoman) contro un esercito di terroristi suicidi di Al Qaeda, che attaccano di notte la città fittizia di Empire City, paradigma della metropoli americana. Come nel classico stile di Frank Miller, non troviamo mezze misure, i terroristi sono il male assoluto e bisogna farli fuori in ogni modo; ma alla fine, la guerra combattuta fra i fanatici religiosi e i fanatici del "sogno americano", senza esclusione di torture e morti, resta irrisolta, e rimane solo una battaglia vinta dai buoni (?) in uno scenario comunque oscuro, nel quale i veri mandanti delle stragi restano ignoti e i politici e gli intellettuali sono ridotti a caricature che rimangono a bocca aperta. Non c'è alcun pathos nella vicenda, e Miller non elemosina nessuna partecipazione emotiva: tutto è portato all'eccesso, e quindi la trama scontatissima, i dialoghi ridicoli, i personaggi senza spessore e, più di tutto, la retorica roboante ed insopportabile, non sembrano altro che elementi al servizio di una grande beffa dell'autore nei confronti dei lettori e, forse, addirittura dell'intera industria del fumetto americano.
I lettori sono però premiati dai disegni, che non esito a definire superbi, forse la vetta della ricerca stilistica di Miller, che spinge ancora di più il piede sull'acceleratore della sintesi grafica, frullando Pratt, Muñoz, Kojima e mille altre suggestioni, che coprono quasi l'intera storia del fumetto. Il tutto esaltato dall'impaginazione orizzontale in cinemascope che aveva funzionato così bene anche con 300, altra opera abbastanza controversa.

07/07/14

UFAG #133: "LA FABBRICANTE DI MOSTRI"


Se dovessi citare un solo autore che rappresenta al meglio il fumetto per come piace a me, indicherei senz'altro Roberto Raviola, in arte Magnus (1939-1996). Indicherei lui perché nella sua intensa e prolifica carriera è stato in grado di interpretare perfettamente sia le urgenze del fumetto commerciale, sia le ambizioni del fumetto più personale, facendolo con uno stile che appartiene in maniera indissolubile alla Nona Arte, e che ne costituisce anzi uno degli esempi migliori.
Il fumetto che consiglio oggi rappresenta in qualche maniera un ibrido, perché, pur essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1981 dalla Edifumetto di Renzo Barbieri per ampliare la già grande offerta dei tascabili porno-horror (Zora, Sukia, Belzeba ecc.), è anche un lavoro di grande ricerca stilistica, che più avanti porterà a capolavori come Le femmine incantate o Le 110 pillole.
Questo primo episodio (Necron andrà avanti per 12 uscite più 2 speciali) è il classico numero uno dove si raccontano le origini dei protagonisti, e cioè la dottoressa necrofila Frieda Boher, campionessa del "weird", e ovviamente Necron, una creatura semirobotica e ipersessuata costruita dalla stessa Frieda con pezzi di cadavere per soddisfare i suoi bizzarri appetiti. Anche se il soggetto è francamente eccessivo, forse perfino per i folli standard Edifumetto, Magnus e la misteriosa sceneggiatrice riescono a mantenere un difficile equilibrio fra volgarità e forma, e fra "gore" e umorismo: sì, perché questo fumetto è soprattutto molto divertente, oltreché disegnato alla grande, con uno stile pulitissimo che riduce tutto all'essenziale eppure non trascura nessun dettaglio. Inoltre, l'ossimoro grafico costituito da un segno elegante al servizio di tali turpi oscenità, genera in chi legge/guarda una strana sensazione di buffo e compiaciuto smarrimento, un'impresa poi riuscita forse solo a Beto Hernandez con Birdland e a Roberto Baldazzini con Casa Howhard.
Un lavoro davvero molto sexy, e non per le situazioni che sono rappresentate, ma per l'approccio divertito e intelligente degli autori. Vivamente sconsigliato ai perbenisti.
Alessio Bilotta

LA FABBRICANTE DI MOSTRI
contenuto all'interno di
Necron #1
Nuova Frontiera | 64 pagg. b/n | 16.000 L.

Sceneggiatura di
Ilaria Volpe

Disegni di
Magnus

Reperibilità:
esistono molte edizioni, anche con le tavole rimontate,
come quella in mio possesso; da cercare nelle fiere e online
in attesa di una degna ristampa da parte di Rizzoli Lizard

Voto: 9