31/05/14

UFAG #98: "CAPITAN TSUBASA #1"


Sono sempre stato un grande appassionato di calcio, ma quando la TV iniziò a trasmettere l'anime di Holly e Benji ero già adolescente, e avevo smesso di guardare i cartoni animati; in tempi più recenti, ho anche resistito bene alla tentazione di leggere il manga di Holly e Benji, cioè il filologicamente corretto Capitan Tsubasa, almeno fino a oggi, quando mi sono accorto che è iniziata la ristampa in un'edizione dignitosa e abbordabile come prezzo. Scelta commerciale ineccepibile, considerando gli imminenti Mondiali.
Mi sono gustato volentieri questo primo volumetto (contenente storie pubblicate per la prima volta in patria nel 1981), dove si presentano i personaggi, ancora bambini, e si capisce subito in che direzione andrà la storia. Non ci sono pretese particolari, si tratta di un fumetto rivolto a lettori molto giovani pensato per essere divertente ed eccitante e, forse, anche per spiegare il gioco del calcio, che all'epoca non era molto apprezzato in Giappone. La sceneggiatura e i disegni sono molto semplici, e tuttavia riescono a centrare l'obiettivo principale, e cioè quello di fissare su carta le emozioni legate a questo sport, ben note a chiunque l'abbia praticato almeno un po'; in particolare, Takahashi è riuscito molto bene a restituire la concitazione della partita, santificando l'incertezza del risultato, da tenere in bilico fino all'ultimo istante, e ben sapendo che il calcio è probabilmente l'unico sport nel quale anche una squadra di grandi campioni può essere messa in difficoltà da avversari molto più deboli. A pensarci, suona strano che tante sfumature siano state colte così bene da un giapponese, mentre in occidente ci sono pochissimi fumetti a tema sportivo, ma è anche vero che quando si racconta quello che si conosce bene e che si ama profondamente, il risultato è quasi sempre eccellente, come in questo caso. E forse chissà, magari gli autori italiani sono perlopiù persone sedentarie!
Alessio Bilotta

CAPITAN TSUBASA NEW EDITION #1
Star Comics | 352 pagg. b/n | 6 €

Sceneggiatura e disegni di
Yoichi Takahashi

Reperibilità:
appena uscito in fumetteria, si tratta
di una serie mensile composta di 21 numeri

Voto: 6,5


30/05/14

UFAG #97: "INTERNO METAFISICO CON BISCOTTI"


In genere non amo molto le mostre di tavole originali perché, tranne rari casi, mi sembrano tentativi abbastanza goffi di avvicinare il fumetto alla pittura, mentre in realtà sono due forme artistico-espressive molto diverse, anche per i supporti che utilizzano: l'uno nasce per essere riprodotto in molte copie, l'altra esiste veramente solo nell'unicità dell'opera. E comunque si percepisce quasi sempre questo complesso di inferiorità nei confronti di un'arte considerata maggiore, e sono pochi gli esempi in cui l'incontro fra fumetto e pittura ha fornito risultati interessanti. Uno di questi casi è rappresentato senz'altro dal libro che consigliamo oggi, che è una sorta di riscrittura, con l'aggiunta di elementi fantasiosi, delle vicende vissute da Giorgio De Chirico fra il 1910 e il 1918. Non è facile realizzare delle buone biografie, per non scadere nel didascalico occorre secondo me introdurre elementi diversi che rendano interessante la storia senza però tradirla: con questo lavoro, Sebastiano Vilella centra benissimo l'obiettivo, proprio perché sviluppa e approfondisce in modo originale i temi della pittura metafisica. Nella finzione della sceneggiatura, la storia personale dell'artista si intreccia con una trama noir sempre sospesa fra il sogno e l'allucinazione, tanto che alla fine potrebbe essere una vicenda che è esistita solo "nell'ombra dell'uomo" De Chirico, lo stesso mondo misterioso dal quale scaturiscono le visioni poi fissate nei suoi quadri.
L'autore riesce a ricreare nel libro le suggestioni tipiche della pittura metafisica, e cioè certe particolari atmosfere aliene, cariche di cupezza e di inquietudine, ma lo fa sfruttando al massimo il linguaggio del fumetto, soprattutto attraverso il montaggio delle vignette e il taglio delle inquadrature, con una costruzione attenta e minuziosa delle tavole.
Un matrimonio riuscito fra fumetto e pittura, dove la Nona Arte incontra la Seconda senza alcuna deferenza e senza annoiare, ma anzi mostrando al meglio le sue potenzialità.
Alessio Bilotta

INTERNO METAFISICO CON BISCOTTI
Coconino Press | 112 pagg. bicromia | 16 €

Sceneggiatura e disegni di
Sebastiano Vilella

Reperibilità:
il libro è uscito nel 2009,
si può acquistare sul sito dell'editore

Voto: 8,5



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29/05/14

UFAG #96: "MACANUDO vol. 5"

Copertina dell'edizione argentina
Le strisce umoristiche a fumetti, pur potendo vantare alcuni fra i massimi autori della cosiddetta Nona Arte (i primi due che mi vengono in mente sono i giganti Schulz e Quino), non godono di grande popolarità fra gli appassionati, forse perché non sono prodotti abbastanza "nerd" o intellettuali, chissà. Le gradiscono molto, invece, i lettori qualsiasi, tanto che proprio Charles Schulz figurava al terzo posto della classifica 2013 delle celebrità più ricche passate a miglior vita stilata da Forbes (guarda qui). Dati sui quali forse sarebbe opportuno ragionare meglio, anche perché 2 fra gli ultimi campioni italiani di vendite e popolarità (Makkox e Zerocalcare) vengono bene o male da quel mondo.
Le strisce realizzate dall'argentino Ricardo Liniers Siri sono, fra quelle contemporanee, le mie preferite in assoluto insieme a Pearls Before Swine dell'americano Stephan Pastis, del quale prima o poi parlerò. Le amo molto perché fanno ridere in tanti modi diversi, sia di pancia che di testa, spaziando praticamente fra tutte le tipologie di umorismo. E poi denotano grande cultura da parte dell'autore, senza contare quella commovente tenerezza che fa capolino qua e là, fra pinguini filosofi, robot troppo sensibili, barbe pacifiste e olive che fanno di tutto per non diventare un aperitivo. Delicatissimo anche il tratto, leggero e tondeggiante, che dà vita a irresistibili creaturine con gli occhietti tondi, i nasi rossi e la voglia pazza di stupirsi. Volete sapere che aspetto hanno le endorfine? Oppure dove trovare un politico onesto? O magari che fine fanno le fette di montagna che tagliano via per costruire le strade? Ecco, allora Macanudo 5 è il libro che fa per voi, vi garantisco che dopo esservelo gustato fino all'ultima vignetta (del delizioso raccontino L'inquilino) vorrete leggere anche i quattro volumi precedenti, e non starete nella pelle in attesa del prossimo.

Alessio Bilotta

MACANUDO vol. 5
Double Shot | 96 pagg. colore | 14,90 €

Testi e disegni di
Liniers

Reperibilità:
pubblicato nella primavera del 2013,
si può acquistare sul sito dell'editore

Voto: 9

Gli incubi di Stephen King

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28/05/14

UFAG #95: "ADASTRA IN AFRICA"


Che fine ha fatto Barry Windsor-Smith? Non se ne hanno notizie da molti anni, e anche il volubile mondo degli appassionati più duri sembra essersene dimenticato. Eppure, pur non essendo molto prolifico, è stato uno degli artisti più originali e influenti in USA dagli anni '70 fino ai primi '90, da ricordare soprattutto per Conan e alcune storie ambientate nell'universo degli X-Men, oltre che per la miniserie dedicata a Machine Man, inspiegabilmente dimenticata dai più. Dotato di uno stile raffinato e inconfondibile, è un artista che ha saputo rielaborare diverse influenze, da Dante Gabriel Rossetti fino a Jack Kirby, passando per Sergio Toppi e Alfons Mucha, e che ha realizzato alcune delle pagine più memorabili mai stampate nei comic-book, quando anche le produzioni più commerciali potevano sorprendere con storie fuori dai soliti schemi.

27/05/14

UFAG #94: "PORTUGAL"


Non ho letto tanti fumetti come questo, così vicini alla mia sensibilità, forse perché non ce ne sono tanti che parlano della vita vera in modo sincero e stupito, senza altre pretese se non quella di accompagnare il lettore in un bel viaggio.
Il protagonista della storia, Simon, è un disegnatore francese di origini portoghesi in preda ad una crisi creativa e sentimentale che, per cercare di uscirne fuori, parte alla ricerca della propria identità personale, famigliare e forse addirittura culturale; prima interroga i suoi numerosi e problematici parenti e poi ritorna nel Paese dei suoi nonni, una terra sconosciuta traboccante di calore e umanità che lo conquista subito, nonostante le difficoltà di capirne la lingua.
L'autore, Cyril Pedrosa, era stato già artefice di un precedente capolavoro, Tre ombre, e con quest'opera realizza probabilmente il suo lavoro migliore, esplorando con grande delicatezza le dinamiche tenere e dolorose che tengono in piedi, e a volte dividono, tutte le famiglie. Bastano un'inquadratura, un segno o una battuta per farci rivivere, e spesso addirittura risolvere, conflitti emotivi che tutti ben conosciamo, ed è difficile non rimanere catturati dalla dolcissima malinconia che emanano le tavole. Il merito di questo è da attribuire in gran parte ai disegni, realizzati con pochi tratti essenziali ma incisivi, ed esaltati da una colorazione magistrale la cui tavolozza di tonalità calde e fredde scandisce alla perfezione tristezza e felicità, al pari della giustapposizione delle vignette, che si infittiscono oppure si dilatano seguendo il battito cardiaco della narrazione. Forse l'attenzione per i rapporti umani e i sentimenti gioca un po' a discapito del ritmo, e forse alcuni personaggi spariscono di scena un po' troppo brutalmente, ma questo fumetto rimane lo stesso molto raro e prezioso, perché ci regala le stesse contrastanti emozioni che ci darebbe un vecchio album di foto di famiglia che sfogliamo per la prima volta.
Alessio Bilotta

PORTUGAL
Bao Publishing | 264 pagg. colore | 27 €

Sceneggiatura e disegni di
Cyril Pedrosa

Reperibilità:
uscito nel 2012, è disponibile sul sito dell'editore

Voto: 9,5



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26/05/14

UFAG #93: "TUTTO RICOMINCIÒ CON UN'ESTATE INDIANA"


Sono convinto che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione, a patto che lo facciano in modo rispettoso delle opinioni altrui e a patto che tali opinioni siano sostenute da un minimo di analisi e di conoscenza dell'argomento. Come si sa, nel mondo del fumetto italiano, forse a causa delle sue ridotte dimensioni, spesso queste opinioni sono espresse invece in modo violento e, ahimè, palesando una profonda ignoranza. Il lavoro di Milo Manara, ad esempio, è stato tante volte oggetto di critiche  infondate e faziose, quindi spero che chi le ha fatte non abbia mai letto né il fumetto di oggi né altre opere del grandissimo autore veronese, perché in caso contrario sarebbe in clamorosa malafede. Non c'è molto da dire di questa storia scritta da un altro gigante del fumetto, Hugo Pratt, si tratta di un capolavoro assoluto e immortale, e i mezzi termini non sono ammessi. Ci si potrebbe soffermare a lungo su uno qualsiasi degli elementi che caratterizzano l'opera, e di ciascuno di essi non potremmo fare altro che tesserne le lodi: l'accuratezza della ricostruzione storica, la qualità di scrittura dei personaggi, l'asciuttezza della sceneggiatura, la fluidità dello storytelling e ovviamente gli straordinari disegni.

25/05/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "SATURDAY MORNING BREAKFAST CEREAL"


Non moltissimi lo sanno, ma ieri era un giorno speciale. Non speciale tipo "un libro che cambierà per sempre le vostre vite" o "il film che non potete fare a meno di vedere" o "Maurizio Costanzo nudo come non le avete mai visto prima", ma comunque importante. Certo, non una di quelle occasioni che non si ripetono mai più, un evento irripetibile, un'occasione unica, ma importante, as suo modo. D'altra parte, anche il Natale e le ferie si ripetono tutti gli anni, ma mica ve ne lamentate, no? E le domeniche, allora? Come se uno dicesse "che palle, è di nuovo domenica, uffa, non può essere lunedì tutti i giorni?" Che uno lo può anche dire, ma poi non si lamenti dei colpi di mestolo che gli piovono sulla testa.
Un giorno importante, si diceva.
Perché?
Perché era il mio compleanno.
Mi avete fatto gli auguri?

Io, se potessi farmi regalare tutto quello che voglio, ma proprio qualsiasi cosa, non saprei scegliere. Alla fine, probabilmente, opterei per qualcosa che desideravo intensamente fino ad un minuto prima di riceverlo, per poi pensare "oh no, avrei potuto avere invece (inserire altro oggetto qualunque nella interminabile lista dei desideri)".
Ma se invece mi venisse detto, da un amico burlone, uno zio un po' matto o un riccone eccentrico, quale webcomic vorrei mi venisse regalato per il compleanno, benché la domanda mi suoni un poco strana non avrei alcun dubbio: The Saturday Breakfast Morning Cereal.
Zach Weinersmith (che si firma Weiner, il che fa un poco ridere se uno ha un umorismo stupidino perché è un modo infantile per indicare il pene, tipo "pisellino") comincia SMBC nel 2002 la aggiorna settimanalmente da, quindi, DODICI anni, che su internet sono tipo cinquanta nel mondo reale. Ispirandosi inizialmente alle straordinarie vignette di Far Side di Gary Larson, Weiner (ih ih) sviluppa col tempo uno stile personale ed unico. Il fumetto, secondo il romanziere David Brin, parla di "Dio, supereroi, accoppiamento, senso della vita ed altro ancora", con un umorismo graffiante ma mai volgare. I disegni sono semplici, la colorazione basica, ma non si riesce mai a resistere ad una buona risata - e Weiner (ihi ih), che pure sembra avere una vastissima cultura, scientifica ed umanistica, in qualche modo riesce a parlare a tutti, e di tutti.
Infine il fumetto mi è particolarmente caro perché contiene una striscia che, a mio modesto parere, è la summa di tutto quello che dovrebbe voler dire una parola difficile come "paternità". Tutte le volte che la leggo, mi vengono le lacrime agli occhi.
E questo, è un gran bel regalo di compleanno, grazie Weiner (ih ih).
Heike
Risorse web:
- The Saturday Morning Breafast Cereal
- The SMBC Theatre (un progetto cinematografico finanziato tramite crowdfunding)
- I libri di Weiner (ih ih): non solo raccolte delle strisce ma anche materiale originale
- E The Weinerworks, uno zibaldone di riflessioni sulla scienza e la vita


24/05/14

UFAG #91: "REAL LIFE #1"


Aspettavo con grande curiosità questo fumetto, e anche se ho faticato un po' per trovarlo, sono stato contento di averlo finalmente preso e letto. Mi sono accorto che probabilmente lo cercavo negli scaffali sbagliati delle edicole, visto che non si trova dalle parti di Tex ma a fianco del magazine ufficiale dedicato a Violetta. Si imparano tante cose, a cercare.
Si tratta di un progetto internazionale rivolto espressamente ad una fascia di pubblico molto particolare, e cioè quello delle ragazze pre-adolescenti, e già solo per questo merita molta attenzione, anche perché non si strizza l'occhio ai divi canori di turno, ma si stampa una rivista che praticamente è fatta solo di fumetti. Sostengo da tempo che l'emorragia di lettori si può provare a fermarla solamente cercando di appassionare i giovanissimi, e questo è un tentativo interessante che va in tale direzione, a mio modesto avviso studiato e realizzato molto bene. Il progetto originale è stato sviluppato con il contributo di Paola Barbato, Micol Beltramini e Barbara Baraldi, per il soggetto e la storyline, e da Diana Tomatozombie per il taglio grafico e l'aspetto dei personaggi, mentre il primo numero (e credo anche i successivi) è stato realizzato da un nutrito staff di autori disneyani con figure che ho fatto un po' di fatica a capire e che riporto pari pari più sotto, a parte i coloristi che sono tantissimi. Un'operazione con molti ruoli e nomi, decisamente insolita per il mondo del fumetto.

23/05/14

UFAG #90: "LA CASA SULL'ABISSO"

Copertina dell'edizione USA (pubblicata nel 2000)
I mostri mi sono sempre piaciuti, lo confesso. E non tanto i mostri che alla fine suscitano compassione, ma proprio quelli malvagi e selvaggi, orribili nelle intenzioni oltre che nell'aspetto. Il fumetto, per fortuna, ci ha regalato moltissimi mostri memorabili, protagonisti di ottimi racconti dell'orrore, proprio come quello che consigliamo oggi, un adattamento di un libro di William Hope Hodgson dell'inizio del '900 che richiama certe atmosfere tipiche del più noto Lovecraft. C'è una casa nella campagna irlandese costruita al confine con un'altra dimensione, dalla quale si riversano nel nostro mondo esseri metà umani e metà suini che sono la quintessenza della violenza e dell'istinto, il negativo della razionalità. La metafora della condizione umana, sempre in lotta per tenere a bada i suoi aspetti più oscuri, è evidente e ben rappresentata dai disegni di Richard Corben, autentica leggenda vivente del fumetto internazionale. Risultano particolarmente riuscite le atmosfere e la costruzione della tensione, rese da colori freddi, e oserei dire "umidi", e da alcune soluzioni studiate per il taglio delle vignette, simili a frammenti di qualcosa che si sta spezzando per sempre. Decisamente inquietanti le sequenze che spingono l'acceleratore sugli aspetti più morbosi, come ad esempio quando la sorella del protagonista, ormai corrotta dall'abisso, tenta di sedurlo.
C'è solo un aspetto che mi impedisce di giudicare quest'opera un'eccellenza fumettistica, e cioè il modo in cui il grande Corben ha deciso di raffigurare i mostri: spiace dirlo, ma non sono affatto orribili, non mi suscitano nessuna sensazione di disagio, anziché scappare mi viene voglia di mangiare una pizza insieme a loro... sarà perché assomigliano in maniera così imbarazzante ad Alf?

Alessio Bilotta


LA CASA SULL'ABISSO
(The House on the Borderland)
Magic Press | 96 pagg. colore | 8,50 €

Sceneggiatura di
Simon Revelstroke

Disegni di
Richard Corben

Reperibilità:
pubblicato nel 2004, si può cercare nelle fiere
e nei circuiti di vendita online

Voto: 6,5


22/05/14

UFAG #89: LA MOSCA

Copertina dell'edizione francese
Non ci sono molti fumetti con protagonisti insetti antropomorfizzati, probabilmente perché ai più risultano fastidiosi, quando non addirittura repellenti. Dovrebbe essere invece una categoria da sfruttare meglio, perché le potenzialità sono praticamente infinite, come dimostrano anche i lungometraggi animati A Bug's Life e Z la formica, entrambi però posteriori a questo fumetto, pubblicato in Francia per la prima volta nel 1995. La storia, completamente muta e priva di effetti sonori, segue le peripezie della buffa mosca del titolo (che indossa grosse scarpe e ha una fila di denti enormi), dalla sua nascita all'interno di un bidone dell'immondizia fino al quasi apocalittico finale, forse un omaggio al classico King-Size Canary di Tex Avery. L'insetto, curiosissimo e sempre di buonumore, si trova a dover affrontare numerose peripezie a causa delle sue ridotte dimensioni, incontrando via via altri piccoli esseri, fra cui un minaccioso ragno che cerca in tutti i modi di catturarlo: lo spasso è assicurato dal ritmo sfrenato e dal classico paradosso per cui, cambiando scala, anche le cose più insignificanti possono diventare pericolose, come in una versione comica di Radiazioni BX: distruzione uomo. Deliziosi i disegni del grande Lewis Trondheim che, pur incasellati in rigide gabbie di 9 vignette per tavola, risultano estremamente fluidi e comunicativi grazie alla loro semplicità, tanto da farci affezionare a questi insetti come se fossero dei teneri peluche, anziché creature un po' ripugnanti che si cibano di rifiuti. Dopotutto, se un ratto è diventato il beniamino di tutti i bambini del mondo, perché non potrebbe riuscirci anche una mosca?

Alessio Bilotta

LA MOSCA
(La Mouche)
Kappa Edizioni | 112 pagg. b/n | 15.000 L.

Sceneggiatura e disegni di
Lewis Trondheim

Reperibilità:
pubblicato nel 1999, si può cercare alle fiere
e nei circuiti di vendita online

Voto: 8


Per saperne di più:

21/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "PARABOLA" (#88)


Fra i tanti personaggi ormai mitici creati dalla Marvel negli anni '60, Silver Surfer è sicuramente uno dei più singolari e interessanti, perché come supereroe è davvero sui generis, considerando che si tratta di un pacifista e di una figura tormentata evidentemente ispirata a Cristo.
Una storia di Silver Surfer realizzata nientepopodimeno che da Stan Lee e Moebius, due autentiche leggende del fumetto, avrebbe dovuto quindi implicare un risultato straordinario, ma devo dire che quando lessi Parabola per la prima volta nel 1996 (cioè 8 anni dopo la prima edizione USA) rimasi un po' deluso. Non trovai quello che speravo, perché mi aspettavo qualcosa di nuovo, di straordinario, che arricchisse la mitologia del personaggio... dopo tutto, Stan Lee era uno dei suoi creatori e quello che aveva inventato la Marvel, mentre Moebius... beh, anche dire che è stato uno fra i più importanti e rivoluzionari autori di tutti i tempi, forse non gli rende abbastanza giustizia. Riletta oggi dopo tanti anni, ho capito che i due mostri sacri non hanno voluto rischiare, forse nell'intenzione di rispettare il personaggio e di ribadirne i concetti che lo resero popolare al suo esordio. Anche in questa storia l'angelo caduto Silver Surfer si oppone al dio distruttore Galactus, e nel mezzo troviamo la solita umanità impaurita, debole, bisognosa di comandanti; il tutto raccontato dai consueti e un po' anacronistici dialoghi roboanti di Stan Lee, mentre è nei disegni di Moebius che troviamo qualche elemento da sottolineare. L'autore francese, infatti, pur cimentandosi con un genere americano al 100%, sceglie di utilizzare la sua grammatica e la sua sintassi, e il Surfer più che un guerriero invincibile ritorna ad essere un filosofo solitario, più propenso alla riflessione che all'azione. Sicuramente non la miglior storia illustrata da Moebius (anche se il suo Galactus che sembra scolpito nella pietra supera persino quello di Kirby) e sicuramente non la migliore storia di Silver Surfer, ma in ogni caso si tratta di un fumetto ben realizzato che è anche un po' la sintesi definitiva di questo personaggio.

Alessio Bilotta

SILVER SURFER - PARABOLA
Marvel Italia | 72 pagg. colore | 11.900 L.

Storia di
Stan Lee

Disegni di
Moebius

Reperibilità:
questo albo è esaurito, ma risulta ancora disponibile
la ristampa in formato più prestigioso fatta nel 2004;
annunciata un'ulteriore ristampa per luglio

Voto: 7




20/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "I VIAGGI DI BIANCA" (#87)


Anche se non l'ho vissuta appieno, rimpiango lo stesso la grande stagione italiana delle riviste a fumetti. Non soltanto perché quelle pubblicazioni testimoniavano uno straordinario fermento creativo, ma anche perché non si rivolgevano per forza a lettori specialisti e stampavano comunque racconti più vicini ai generi tradizionali della Nona Arte. Forse è questo uno degli aspetti più importanti che caratterizzano il passaggio dal "fumetto d'autore" alla "graphic novel", cioè lo spostamento dell'attenzione dai personaggi agli artisti, che (troppo) spesso sono i protagonisti delle loro stesse storie.
Il libro che propongo oggi raccoglie quattro episodi evidentemente ispirati a I viaggi di Gulliver, che furono pubblicati per la prima volta su alter alter fra il 1982 e il 1983. Lo stesso Guido Crepax, autore a mio avviso immenso ma non troppo amato dalla critica specializzata, dichiarò che i libri con protagonista Bianca sono probabilmente i suoi lavori migliori, e anche se l'amore per Valentina mi impedisce di essere d'accordo, questo volume può rappresentare davvero un ottimo punto di partenza per chi non conosce l'autore. Possiamo infatti trovarci molti degli elementi che hanno caratterizzato il suo lavoro, come l'erotismo e la dimensione onirica, e soprattutto possiamo ammirare il suo stile raffinato e decadente, assolutamente peculiare anche nella liberissima costruzione delle tavole e perfino nei ballon, che fanno parte inscindibile della composizione grafica; ardite e affascinanti, come in tutte le sue opere, le prospettive e le inquadrature, che forse alcuni noiosi autori contemporanei, affezionati al piano americano, dovrebbero studiare bene e tenere sempre presenti. E a differenza di alcune storie di Valentina, queste non sono molto impegnative da seguire, perché basta lasciarsi prendere per mano dalla curiosa e maliziosa protagonista e attraversare con lei quei mondi fantastici pensati da Swift che Crepax reinterpreta da maestro, in maniera moderna e personalissima.

Alessio Bilotta

I VIAGGI DI BIANCA
Edizioni Di | 74 pagg.  b/n | 18 €

Sceneggiatura e disegni di
Guido Crepax

Reperibilità:
il libro è stato stampato nel 2008,
è ancora disponibile sul sito dell'editore

Voto: 9



19/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "GRAPHIC NOVEL IS DEAD" (#86)


Lo confesso, non sono affatto un esperto di musica, e non chiederei mai ad uno come me di consigliarmi un pezzo da ascoltare. In effetti conosco molto meglio la carriera fumettistica di Davide Toffolo piuttosto che la sua attività di frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma questo non mi ha impedito di apprezzare lo stesso il suo ultimo lavoro, che infatti consiglio caldamente a tutti. Si tratta di un’opera autobiografica, che a differenza di altri lavori di questo tipo (penso ad alcuni fumetti nordamericani), sceglie una cifra narrativa insolita, ironica e più vicina ai toni della commedia. Si può infatti parlare con grande sincerità di se stessi, e con grande intelligenza e acume del mondo contemporaneo, anche senza scadere per forza nei patetismi e nell’autocommiserazione, volando leggeri come il pappagallino Pepito, che accompagna l’alter ego disegnato dell’autore lungo tutto il libro. Come si sa, Toffolo si esibisce sul palco indossando un costume da yeti e una maschera a forma di teschio, per marcare con chiarezza la differenza fra il suo personaggio pubblico e la sua persona; nel libro questa diversità è resa ancor più evidente dall’utilizzo di due tecniche diverse, il fotoromanzo per le scene dei concerti e il disegno per tutto il resto, dove l’autore, con la sua faccia “da cartoon” che è anche la nostra, racconta i suoi pensieri, anche quelli più intimi. Lo stile di queste pagine è semplice e comunicativo, fatto di linee morbide, tratteggi larghi e colori delicati (di Alessandro Baronciani), quasi ad accentuare il senso di intimità fra l’autore e il lettore/spettatore/ascoltatore: un esempio straordinario del potere di sintesi che possiede il fumetto. Interessante e molto particolare la struttura del libro, perché le varie tavole possono anche essere lette singolarmente, e forse addirittura rimescolate in un altro ordine, senza mai perdere il senso di composizione unitaria. Davide Toffolo dimostra di essere un appassionato entusiasta ed un esploratore ardito di questo linguaggio, e quindi possiamo anche noi esclamare convinti che “graphic novel is dead, lunga vita alla graphic novel!”.

Alessio Bilotta

GRAPHIC NOVEL IS DEAD
Rizzoli Lizard | 144 pagg. colore | 16 €

Sceneggiatura e disegni di
Davide Toffolo
(colori di Alessandro Baronciani | foto di Cecilia Ibañez)

Reperibilità:
in libreria e fumetteria, oltre che sul sito dell’editore
(è uscito lo scorso gennaio)

Voto: 8,5

 

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18/05/14

UN WEBCOMIC A SETTIMANA? OGGI "THE PERRY BIBLE FELLOWSHIP"


Si comincia a fare qualcosa che ci piace, che ci appassiona, ci diverte. Lo si fa con leggerezza, con incurante passione. Non è nemmeno stancante, al contrario: è stancante non farlo. Prendiamo uno studente, un giovante artista con un gran talento nel disegno. Ha un umorismo tagliente e un'intelligenza brillante. Legge fumetti, ed aun certo punto comincia a disegnare le sue proprie strisce. I suoi amici le leggono e ridono. I suoi insegnanti le leggono e ridono. I lettori del giornale della scuola le leggono e ridono. Ci vuol poco ad immaginare un crescendo di ammirazione: nel giusto ambiente, il talento ti crea una professione. Il tuo gioco di gioventù diventa una passione.
E forse una schiavitù.

Nicholas Gurewitch (attenti alle consonanti quando lo dite a voce alta) comincia The Perry Bible Fellowship mentre studia cinema alla Syracuse University.Poco tempo dopo il fumetto è sulla pagina dei fumetti dell'edizione domenicale di 21 quotidiani (ed intendo roba tipo The Guardian, non Il Gazzettino del Molise). Nel 2006 apre un sito minimalista che raccoglie tutte le strisce pubblicate, e che per diversi anni rimane ai primi posti tra gli webcomic più visitati. Nel corso degli anni The PBF vince due Ignatz Award, otto Web Cartoonist's Choice Award, un Harvey Award e, attenzione, un Eisner Award per una pregiata raccolta delle strisce in forma di libro.
Poi, ad un certo punto, Gurewitch si scoccia. Non c'ha più voglia. Non si diverte più. Sente che quella che era una passione ora è diventata una schiavitù. Quello che una volta era il naturale sbocciare di un pensiero o di una battutaccia ora è soltanto l'ennesima scadenza da realizzare, disegnare, inchiostrare, faxare. Un lavoro, niente di più. Come lui stesso dichiara: "I feel I owe it to myself and the Perry Bible Fellowship not to turn a joyful diversion into a long career."
The PBF sparisce dai giornali e si trasferisce a titolo esclusivo sul web, con aggiornamenti assolutamente aperiodici e imprevedibili (dal 2008 ha uplodato in tutto circa una quindicina di strisce). L'archivio delle strisce è ancora lì, intatto nella sua freschezza. Leggetele, divertitevi. Se poi scoprite che The PBF vi piace da impazzire e volete essere tra i primi a sapere che una nuova striscia è stata pubblicata, basta che versiate 100 dollari sul conto Paypal di Nicholas: egli si premurerà di telefonarvi personalmente per informarvi dell'avvenuta pubblicazione (pare non voglia chiamare fuori dagli USA, però).

Heike

Risorse web:
- The Perry Bible Fellowship (anche il feed, così non state ad aspettare la telefonata)
- Il sito di Gurewitch, con gli altri suoi lavori (anche alcune tavole commissionate dalla Marvel, per dire, mica ciccioli)
- Il gruppo Facebook di The PBF (tenuto dall'autore, mi pare di capire)
- I bei volumi pubblicati dalla Dark Horse
- Una interessante intervista all'autore da parte dei 10ZenMonkeys

17/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "LA GABBIA" (#84)


Mi capita, a volte, di mettermi a leggere i miei amati fumetti prima di addormentarmi, ma con l'avanzare dell'età la passione spesso non può nulla contro il sonno, che esce facilmente vincitore, anche a causa di storie e disegni non proprio entusiasmanti. Con La gabbia mi è successo esattamente il contrario, perché ho iniziato a leggerlo già con un piede nel regno di Morfeo, ma dopo poche pagine la mia attenzione si era completamente ridestata. È successo perché il meccanismo di questo avvincente thriller di Paola Barbato è stato progettato perfettamente, come un'implacabile pompa di pressione ad orologeria, che non risparmia tensione e colpi di scena. L'ambientazione, un ospedale psichiatrico, è piuttosto singolare, così come l'idea di rinchiuderci dentro, assieme a pazienti e personale, tre criminali improvvisati, che cercano qualcuno e qualcosa fra quelle mura. La classica griglia a sei vignette, tipica dei fumetti Bonelli, sembra la soluzione ideale per accentuare la sensazione di prigionia senza via di scampo, e viene giustamente tradita solo nella tavola conclusiva, in cui una grande vignetta esalta il crescendo della tensione, giunta al limite massimo. Molto belli, come sempre, i disegni del grandissimo e poliedrico Daniele Caluri che, pur costretto dal tipo di storia a non calcare troppo la mano con espressioni e morfologie dei personaggi, riesce lo stesso ad accentuare alcuni elementi che ben rappresentano il clima di agitazione collettiva: sono gli sguardi e le bocche dei protagonisti, sopra ogni altra cosa, a confondere ancora di più, in chi guarda, i labili confini fra normalità e follia. Come nei vecchi fumetti del brivido della EC Comics, anche in questo caso il crimine non paga, e non pagano nemmeno le assurde critiche lette negli ultimi tempi sull'aumento del prezzo di copertina degli albi Bonelli: per un lavoro di questo livello, i pochi spiccioli che spenderete saranno uno dei migliori affari che potrete fare per molto tempo a venire.

Alessio Bilotta

LA GABBIA
(Le Storie #20)
Sergio Bonelli Editore | 114 pagg. b/n | 3,80 €

Soggetto e sceneggiatura di
Paola Barbato

Disegni di
Daniele Caluri

Reperibilità:
uscito da un paio di giorni, rimane
in edicola fino 12 giugno

Voto: 8,5


Per saperne di più:

16/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "TRAMA" (#83)



Quando qualche settimana fa è stato annunciato che anche Ratigher farà parte, in qualità di sceneggiatore, del gruppo di nuovi autori chiamati a rinnovare Dylan Dog, ne sono stato molto felice. Credo sia una scelta azzeccatissima, e questo fumetto, che alla sua uscita fu accolto subito molto bene, ne è la dimostrazione più lampante.
Due rampolli annoiati, molto antipatici e superficiali, i cugini Giulio e Lavinia, si stanno recando in auto ad una festa, ma durante una sosta sono attaccati da una creatura mostruosa armata di forcone; si tratta di Bimbo Fango, apparso anche in altre storie dell'autore, che vuole andare anche lui a quella festa, e quindi sequestra i due ragazzi, dando inizio ad un crescendo di violenza e follia nel quale saranno coinvolti anche altri inquietanti personaggi. Ma potete trovare tutta la storia qui, gratuitamente.
Ho riletto di nuovo il libro prima di scrivere questo pezzo, e mi sembra che ogni volta migliori, forse perché Ratigher è riuscito a giocare benissimo con alcuni elementi fondamentali dei racconti thriller, e cioè il ritmo e il coinvolgimento del lettore. La storia è cadenzata da alcuni "flash forward", cioè vignette in negativo che anticipano di qualche pagina gli eventi successivi, e questo meccanismo di dosaggio della tensione aumenta perfidamente, in chi legge, l'eccitazione e la curiosità morbosa, mai realmente soddisfatta. Le sequenze più cruente, infatti, sono soltanto suggerite, forse per costringerci a guardare bene dentro la nostra parte oscura e immaginare sevizie, massacri e crudeltà. L'immedesimazione nella storia e nei protagonisti è automatica, ma decidere se riconoscersi nelle vittime o nei carnefici, beh, quello sta alla cattiveria del lettore, anche perché i ruoli potrebbero non essere così definiti.
Nota di assoluto merito anche per la parte grafica, con disegni asciutti e disturbanti, in cui l'artista dimostra una straordinaria capacità sia nell'uso dei desueti retini che nel bilanciamento dei bianchi e dei neri. Non vedo l'ora di leggere la sua storia per il vecchio DD, sono sicuro che sarà perfetta anche quella.


Alessio Bilotta


TRAMA - IL PESO DI UNA TESTA MOZZATA
GRRRžetic | 128 pagg. b/n | 18€

Storia e disegni di
Ratigher

Reperibilità:
uscito nel 2011, oltre alla versione digitale gratuita
si può acquistare sul sito dell'editore (qui)
(fatevi un favore e prendetelo, si tratta di un'edizione sontuosa)

Voto: 9


Per saperne di più:

15/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "SPARKY WATTS #8" (#82)


Negli anni d'oro del fumetto americano, o giù di lì, accanto ai grandi autori che lavoravano nei quotidiani e ai comic book con i supereroi che spopolavano nei chioschi, esistevano anche decine e decine di pubblicazioni che vedevano protagonisti personaggi ed autori ormai dimenticati. Negli ultimi anni si sta assistendo ad un recupero degli artisti più interessanti di quel sottobosco, e sono state stampate negli Stati Uniti alcune belle antologie in edizione di pregio dedicate, fra gli altri, a Fletcher Hanks, Dick Briefer e, per l'appunto, a Gordon "Boody" Rogers (1904-1996), cioè l'autore del fumetto di oggi, pubblicato per la prima volta nel 1948.
La particolarità di quasi tutti questi fumetti era l'estrema libertà concessa agli autori, che potevano sbizzarrirsi come più gli piaceva, inventando situazioni e personaggi assurdi, e dando così sfogo a quella componente selvaggia della nona arte che al giorno d'oggi è stata un po' messa da parte a favore di storie più cervellotiche e impegnate. I giornalini di quel periodo erano quasi sempre contenitori di racconti brevi, e oggi ci concentriamo sui primi due pubblicati in quel numero, che in realtà sono un'unica storia. Il protagonista, Sparky Watts, è un bellimbusto che fa il verso agli eroi in calzamaglia dell'epoca, sebbene in questa avventura non indossi alcun costume, bensì un imbarazzante pigiama a pois e un'elegante vestaglia rossa. Per ragioni che non sono spiegate, è soggetto a processi di riduzione delle sue dimensioni, e in questa storia si rimpicciolisce così tanto da precipitare in un mondo infinitesimale popolato da esseri stranissimi, forse insetti, forse microbi. Naturalmente questo è solo un espediente per consentire a Rogers di scatenarsi disegnando creature fra le più stravaganti e mostruose, ma sempre ridanciane e fuori di testa, come ad esempio la regina del luogo, busto di donna bicefala e bellissima che sormonta un repellente corpo vermiforme a quattro zampe. Un viaggio coloratissimo nella follia e nel divertimento, che ancora oggi riesce a sorprendere per la sua originalità.

Alessio Bilotta

SPARKY WATTS #8
("Oooo! What an awful nightmare!" - "The Kingdom of the Talking Bugs")
episodi contenuti nel volume
Boody - The Bizarre Comics of Boody Rogers
Fantagraphics | 144 pagg. colore | 19,99 $

Storie e disegni di
Boody Rogers

Reperibilità:
pubblicato nel 2009, da cercare
nei circuiti di vendita online

Voto: 8

Copertina dell'antologia dedicata a Boody Rogers e curata da Craig Yoe

14/05/14

UN FUMETTO AL GIORNO? OGGI "PALI DELLA LUCE" (#81)


In genere i fumetti intimisti e minimali non mi entusiasmano troppo, ma questo bel volume che propongo oggi rappresenta un’eccezione. Contiene quattro racconti ambientati in periferie anonime e solitarie, proprio quelle le cui arterie sono segnate dai pali della luce, ed ha per protagonisti quattro coppie di giovani amici, una per ciascun episodio; c'è poi anche una quinta storia di ambito famigliare, realizzata con uno stile un po' diverso. In queste brevi vicende non accade praticamente nulla, o almeno nulla di eclatante, e gli incerti tentativi dei personaggi di scuotersi dal torpore sembrano destinati ad andare tutti falliti, a sbiadirsi nella banalità. Sono lo stile del disegno, seppure non privo di incertezze, e il modo con cui sono montate le vignette, che mi hanno fatto preferire questo fumetto ad altri che trattano tematiche simili. Paolo Cattaneo, infatti, pur non avendo un tratto propriamente realistico, non ricerca nemmeno la semplificazione grafica e l’identificazione a tutti i costi lettore/personaggi che gli garantirebbe uno stile di tipo cartoon. L'attenzione con cui sono rappresentati gli oggetti e gli ambienti, inoltre, favorisce l’oggettivazione di chi legge/guarda, che può così entrare dentro quei mondi senza doversi immedesimare per forza nei protagonisti. Che infatti rimangono distanti e indecifrabili, e proprio per questo ci stimolano a cercare di capirne i pensieri non espressi, magari provando a completare i tanti spazi vuoti lasciati in calce alle tavole, un luogo indefinito dove le vignette sono spesso giustapposte in modo irregolare, come pezzi di mosaico fuori scala. Una grammatica del fumetto indubbiamente molto peculiare ma assolutamente funzionale al tipo di storie narrate; un autore da tenere d'occhio, mi sembra uno dei nomi più interessanti del panorama indipendente contemporaneo.

Alessio Bilotta

PALI DELLA LUCE
Inuit | 64 pagg. b/n | prezzo non indicato

Testi di
Filippo Balestra | Paolo Cattaneo

Disegni di
Paolo Cattaneo

Reperibilità:
presentato a Lucca Comics 2012,
si può acquistare direttamente dall'editore

Voto: 7


Per saperne di più: