12/12/14

UFAG #258: "UN EROE A PAGAMENTO!"


Nel numero di Dylan Dog attualmente in edicola, cioè il terzo del cosiddetto "nuovo corso" del personaggio, fa il suo esordio l'ispettore Tyron Carpenter, un poliziotto rude e dai modi molto spicci, ma soprattutto un comprimario non di etnia caucasica che appare finalmente nei fumetti dell'indagatore dell'incubo e della casa editrice milanese in generale. Anzi, a far coppia con lui c'è anche la sergente Rania Rakim, che indossa un velo islamico che le copre il collo e i capelli, tradendo così la sua origine e forse il suo credo religioso (al momento non sappiamo se sia praticante o meno). Elementi di novità sicuramente molto tardivi, ma a questo punto indispensabili se l'intenzione è quella di aggiornare l'ambientazione delle storie, ormai irrimediabilmente datata: una Londra abitata solo da caucasici era evidentemente un'anomalia narrativa molto più inquietante dell'analfabetismo informatico di Dylan. Devo dire che, per ora, l'ispettore Carpenter è un personaggio abbastanza deludente, perché non fa altro che riproporre i soliti cliché cinematografici che appartengono ai più classici "badass" afroamericani, da Shaft in avanti, ma magari migliorerà più avanti, diventando un po' più profondo e interessante. Non è molto, ma forse è un inizio.
Mi ha fatto venire in mente un fumetto della Marvel, il primo ad avere come protagonista assoluto un eroe nero, uscito ormai nel lontano 1972. Si tratta di Luke Cage, "l'eroe a pagamento", che ha un certo peso nella storia dei comics per diversi motivi: viene pubblicato in un periodo in cui la blaxploitation stava nascendo (Shaft è del 1971, Superfly del 1972), e di sicuro alla Marvel non interessavano tanto le questioni razziste quanto piuttosto seguire la scia, però è anche un ex galeotto e, soprattutto, un tipo che decide di utilizzare i suoi superpoteri per fare dei soldi, da cui l'epiteto che è anche il titolo della serie.
Il primo episodio, quello che tradizionalmente racconta le origini del protagonista, è caratterizzato da una sceneggiatura (scritta da Archie Goodwin) sicuramente ricca di stereotipi, e tuttavia ancora oggi abbastanza affascinante nella sua ruvidezza, se non altro perché le atmosfere delle storia (il carcere, i bassifondi, la violenza nelle strade...) erano lontanissime da quelle fantastiche dei supereroi più classici. Interessanti anche i disegni di George Tuska, che qui può sfogarsi liberamente esagerando l'aspetto grottesco dei personaggi, diretti discendenti dei brutti ceffi dei fumetti polizieschi che realizzava negli anni '40. Ripeto, i luoghi comuni si sprecano, ma quel gusto selvaggio nella narrazione rimane caratteristico e particolare, e dispiace che nei numeri successivi il personaggio sia stato rapidamente "normalizzato" ai canoni dei più tranquillizzanti eroi in calzamaglia.
Non è un'operazione corretta paragonare il nostro Paese all'America degli anni '70, però il ritardo con cui la cultura popolare italica assorbe e reinterpreta i fenomeni in atto nella società contemporanea, continua ad essere clamoroso. Anche perché, eccettuato Long Wei (comunque molto recente), non mi pare ci siano stati finora altri tentativi significativi di inventare personaggi e storie che uscissero dai soliti schemi, fortemente sclerotizzati e, alla fine, un po' preoccupanti.

Se sei curioso, puoi tentare di recuperare la prima avventura di Luke Cage nei circuiti dell'usato, cercando il n. 7 de Gli Albi dei Super-Eroi, oppure puoi cercare in rete il librone in inglese Essential Luke Cage, Power Man vol. 1, che raccoglie le prime storie di questo personaggio.

Alessio Bilotta

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