02/12/14

UFAG #248: "HELLBOY ALL'INFERNO vol. 1"


Quando ero bambino, non potevo permettermi il lusso di seguire regolarmente tutte le serie a fumetti che mi piacevano: ero quindi un lettore decisamente saltuario, e quanto di più lontano ci potesse essere dalla definizione di "collezionista", ciononostante riuscivo ugualmente a godere di ogni singola pagina dei giornalini che mi procuravo. Ero, fra l'altro, soprattutto un lettore Marvel-Corno, pertanto avevo a che fare già all'epoca con la continuità e le intersezioni narrative fra vari titoli, che però non erano così complicate come sembrano adesso. Si poteva tranquillamente acquistare un numero di una serie qualsiasi e capire quasi tutto di quello che succedeva, e le parti poco chiare potevano anzi essere uno stimolo per recuperare vecchi numeri. Ecco, credo che questa possibilità di godere della lettura saltuaria, di fruire il mezzo in modo irregolare e quasi casuale, sia una cosa importante per incuriosire nuovi lettori e non farli sentire estranei in un club di iniziati, nemmeno poi così fighi.
Pratico con grande piacere la lettura saltuaria ancora oggi, sebbene le occasioni per farlo si riducano alle testate Bonelli (...per la verità anche troppo statiche, per i miei gusti...), alla Disney e a qualche titolo americano, fra cui appunto HellboyÈ vero, la creatura demoniaca del grandissimo Mike Mignola vanta già parecchie vicissitudini nella sua esistenza editoriale ultraventennale, però si può iniziare a leggerlo da qualsiasi punto, per non perdersi basta un piccolo riassunto delle puntate precedenti. Proprio come succede in questo ultimo volume, il primo di un arco narrativo ambientato all'inferno, dove anch'io ho ritrovato subito i personaggi e le atmosfere che conoscevo, pur avendo smesso di seguire Hellboy almeno 5 libri fa. Ho letto un po' di recensioni fatte da quelli bravi nelle quali si rimproveravano a Mignola presunte carenze nei dialoghi e nella tenuta del ritmo, ma se anche queste critiche fossero condivisibili, ritengo che possano essere ridimensionate a fronte della magnificenza dei disegni. Non mi importa molto se i temi e le trame rischiano di essere ripetitivi, quello che mi affascina davvero è l'effetto visuale complessivo, che prosegue con rinnovato vigore la costruzione di un immaginario oscuro e infernale senza eguali, almeno per i fumetti a più alta diffusione. Le vignette di Mignola sono come schegge metalliche lucenti immerse nel buio più cupo, e tutto il suo pantheon di demoni, mostri e creature bizzarre possiede ormai una sua cifra stilistica precisa e inconfondibile, che giustifica ampiamente ogni nuova avventura di Hellboy. Il paragone non vuole essere irrispettoso, ma anche dal Re Kirby ci aspettavamo cose precise, le stesse tutte le volte, ma mai ce ne siamo lamentati: lo stesso vale per Mignola, e anche se forse per lui potrebbe essere una piccola condanna, per noi continua a rimanere un godimento assoluto.

Il volume è disponibile da poco in fumetteria, ha 152 pagg. a colori, costa 14€ e si può richiedere anche all'editore (qui).

Voto: 8


Alessio Bilotta


2 commenti:

Mort Cinder ha detto...

Hellboy resta un caposaldo del fumetto mondiale, ed è vero che è godibile da qualunque numero si cominci a leggerlo. Per quanto riguarda il disegno non posso che sottoscrivere quanto da te affermato, però, non so perché, più li guardo questi disegni più difetti ci trovo, cose trascurabili certamente, però ci sono. Per fare un esempio calzante Magnus aveva difficoltà con i cavalli, a suo dire, Mignola ha difficoltà con i piedi. Difficilmente si vede un personaggio che poggia i piedi al suolo. Questo non toglie che resti uno dei mie disegnatori preferiti.

Slowcomix ha detto...

Sì, anche altri sottolineano questa cosa dei piedi. Io, ti dico la verità, non mi sono mai accorto di nulla, o forse non gli ho dato peso. La grandezza di un artista sta anche nella sua abilità a rendere trascurabili i suoi difetti, quando non addirittura a farne dei punti di forza.

A.