29/11/14

UFAG #245: "THE KILLING JOKE"


In questi ultimi giorni, per pure casualità, mi è capitato di parlare con alcuni amici sia di Batman che di Alan Moore, e quindi mi è venuta voglia di rileggere questo fumetto, considerato unanimemente uno dei capolavori dei comics degli anni '80.
È sempre difficile rimettere in discussione certe pietre miliari, e mai come in questo caso l'opera deve essere ricollocata temporalmente, perché rappresenta un vero e proprio spartiacque per tutto quello che c'è stato prima e che ci sarebbe stato dopo, almeno per quanto riguarda i fumetti di Batman e dei supereroi in generale. La storia (di appena 46 pagine), come sanno tutti gli appassionati, è incentrata sulla nemesi storica dell'eroe incappucciato, vale a dire il Joker, del quale sono raccontate le origini e che assurge al ruolo di protagonista spietato e disperato nella sua lucida follia, quasi come un Marchese De Sade vestito da clown. La violenza efferata con cui il personaggio si presenta nella storia, menomando e stuprando Barbara Gordon (la fu Batgirl) e poi torturandone ferocemente il padre, il commissario James Gordon, era per l'epoca sicuramente una cosa inusitata, anche se forse a quel punto era diventato un salto inevitabile, se si voleva rendere più verosimile l'atmosfera.
Negli anni, purtroppo, la rappresentazione di questo tipo di violenza è diventata un cliché, perdendo tutta la sua forza narrativa, tanto che, riletta/rivista adesso, quella sequenza risulta molto meno sconvolgente. Quello che invece è rimasto, anche se pochi altri autori sono stati capaci di raccoglierne davvero i frutti, è la presentazione dei due antagonisti come una coppia di psicopatici, due facce della stessa medaglia le cui opposte ossessioni sono nate da drammi similari: e questo tipo di approccio psicologico nella ridefinizione dei loro caratteri risulta, a mio avviso, molto più interessante e profondo di quello socio-politico utilizzato da Frank Miller. Le ultime tavole, con i due personaggi in penombra, come stanchi attori in pausa in attesa di riprendere la solita recita, rimangono sicuramente tra le più riuscite ed emblematiche nella storia di Batman, tanto che ancora adesso tutti le ricordano e le celebrano, mentre quasi nulla di quello che c'è stato nei 25 anni successivi ha conservato la stessa forza. Forse perché, come spiega Tim Sale nella prefazione, Moore e Bolland sono fra quei rari e autentici maestri che "riescono a rendere nuovo il vecchio".
Una nota finale per gli splendidi disegni di Brian Bolland, il cui segno dettagliato riesce a ricreare una sorta di naturalismo grottesco che non ha la legnosità dei fumetti iper-realisti e conserva invece tutta la freschezza delle storie più emblematiche di questo mezzo.

Il libro è uno di quelli che, pur essendo ristampati più volte (l'ultima edizione è italiana è questa), vanno immediatamente esauriti, per cui devi cercarlo nei circuiti dell'usato o alle fiere.

Voto: 85

Alessio Bilotta  


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