06/11/14

UFAG #223: "MISANTROMORFINA"


Sono d'accordo con quanti affermano che uno dei motivi del grande successo di Zerocalcare sia il fatto che è uno dei pochi, se non l'unico, a raccontare (bene) una generazione, la sua. È certamente più complicato trovare qualcuno che racconta le generazioni più giovani, anche perché chi avrebbe l'età per farlo spesso non ne ha i mezzi, o la capacità, o magari la voglia. Il fumetto di oggi parla di ragazzi di una indefinita e grigia periferia, individui nullafacenti di età non precisata, ma che penso si possa identificare in quella lunga adolescenza moderna che arriva a coprire anche tutti i vent'anni. Si tratta di un racconto duro e disperante, che ci appare subito tristemente verosimile, perché il suo autore, il bolzanino Armin Barducci, pur essendo di una generazione precedente, ha la giusta sensibilità e attenzione per parlarci di questi ragazzi, forte anche della sua lunga esperienza di educatore e insegnante di disegno e fumetto.

Già nel titolo del libro, un formidabile neologismo, possiamo rintracciare il tema principale della storia, e cioè, semplificando, l'intorpidimento del dolore di vivere attraverso l'odio per gli altri. I protagonisti, infatti, sembrano capaci di rapportarsi fra loro solo attraverso il male, provocato o anche provato sulla propria pelle, quasi che la sofferenza sia l'unica dimensione possibile e sperimentabile. Uno dei protagonisti, Fivi, il cui volto è sempre celato da una maschera con un naso affilatissimo, afferma all'inizio della storia che non se ne va dalla sua città, che odia, perché gli piace veder soffrire i suoi concittadini, a causa della vita insoddisfacente che fanno. Non che la sua, di vita, appaia molto migliore, ma forse il cinismo che ostenta sembra in qualche modo dargli più forza, o forse solo più consapevolezza. Del resto, le ferite emotive che i ragazzi si provocano reciprocamente, sembrano solo la diretta conseguenza del mondo terribile e squallido degli adulti che li hanno generati, quasi figure demoniache e implacabili i cui nomi sono pronunciati al contrario e che si cibano di insetti e, anche loro, di sofferenza e di sangue.

Lo stile del disegno e l'impostazione delle tavole (spesso vignette piccole e claustrofobiche) sono perfettamente coerenti con i temi della sceneggiatura, e più di tutto mi hanno colpito i tratti spigolosi dei protagonisti, quasi ad accentuare il clima di conflittualità perenne. Da notare, in particolare, le mani, che sembrano quelle delle marionette, cioè incapaci di afferrare, stringere, accarezzare. Le atmosfere ricordano quelle di certi fumetti di Charles Burns, ma sappiamo riconoscere bene tutti i luoghi rappresentati, perché li attraversiamo tutti i giorni, anche noi oppressi da lividi toni di grigio, come proprio come i protagonisti di questa storia.

Il volume ha 128 pagg. in b/n, costa 15€ e si può cercare in libreria oppure acquistare direttamente presso l'editore (qui).

Voto: 8,5

Alessio Bilotta

Nessun commento: