04/11/14

LUCCA COMICS&GAMES 2014: 15 SECONDI DI IDOLATRIA


E così anche questa edizione di Lucca Comics se n’è andata, come sempre portandosi dietro il suo carico di polemiche, critiche feroci, dichiarazioni entusiastiche, numeri non verificabili e proclami trionfalistici. Penso che per gli addetti ai lavori sia stata un’edizione fantastica (per noi di Slowcomix sicuramente), per i semplici visitatori non so, considerando l’enorme calca che ha impedito di godere appieno di tutti i padiglioni (...e forse anche di camminare…), in alcuni dei quali, ad un certo punto, non era più nemmeno possibile entrare. Siamo vicini al collasso, forse anche a causa del numero spropositato di eventi così diversi fra loro, e per le prossime edizioni mi sembra opportuno ripensare tutti i presupposti dell’organizzazione di una fiera che, ormai, è diventata un evento popolare che trascende il mondo degli appassionati di fumetti, giochi e cosplay. Detto in due parole, è un evento al quale “si deve” partecipare, come ad una grande festa di cui tutti parlano. Anche se solo per 4-5 giorni, certo…
Avendo presidiato lo stand per tutta la durata della manifestazione, non ho avuto molto tempo per andare in giro, ma una cosa mi ha colpito più di tutto, e cioè l’invincibile entusiasmo espresso dalle persone nei momenti precedenti i fugaci incontri con i loro autori preferiti. Sopportavano file interminabili e attese altrettanto lunghe al termine delle conferenze, e credo che alcuni si siano anche appostati alle uscite dei bar e dei ristoranti, ma nessuno mostrava sentimenti di fastidio o stanchezza, perché a prevalere sembravano sempre l’eccitazione e la gioia frenetica.
Non sono mai stato un cacciatore di autografi o un collezionista di schizzi, e forse per questo tutto ciò mi sembra strano, anche considerando che il momento del faccia a faccia con l’autore spesso è di brevissima durata, e non è quasi mai possibile scambiare qualche pensiero sensato, figuriamoci iniziare una conoscenza. Forse a queste persone interessa più che altro strappare un pezzettino di notorietà da portarsi a casa, e che può assumere varie forme: una dedica, una stretta di mano, o anche un autoscatto, che ora va tanto di moda. Ho visto pubblicate anche foto del culo di Crumb, giuro… Forse ogni piccola tribù ha bisogno di un idolo riconosciuto, che in qualche modo legittima l’esistenza della tribù stessa, e che rappresenta la possibilità concreta che sì, qualcuno ce la può fare. Non entro nel merito di questioni sociologiche, che vanno parecchio aldilà delle mie scarse conoscenze, esprimo solo il dispiacere di constatare che, invece di parlare di fumetti, di storie e di disegni, sempre più spesso ci si concentra sugli autori/personaggi, piccoli idoli da adorare e sfiorare, oppure da distruggere, in base alle simpatie. Dal personaggio immaginario di carta, l’attenzione si sta spostando sempre più verso il personaggio reale in carne ed ossa, in una deriva divistica che a me non sembra una cosa tanto sana, almeno se si intende il fumetto come movimento artistico-culturale che ambisce a superare i confini angusti dei propri appassionati.

Chissà, forse dovrei anch’io dovrei diventare uno “youtuber” o un polemista da social network di successo, sono sicuro che esistono corsi appositi e che li vendono già.

Alessio Bilotta

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