24/09/14

UFAG #188: "RAMARRO"


L'ho già scritto altre volte, però il successo così duraturo dei supereroi continua a stupirmi, perché alla fine si tratta sempre delle stesse storie più o meno rimasticate, tranne alcune eccezioni.
Capisco che la combinazione di certi elementi fantastici con il ricordo delle emozioni provate da bambini possa essere una miscela irresistibile per qualcuno, tuttavia io difficilmente riesco a divertirmi con le avventure odierne dei supereroi, che trovo quasi sempre artefatte e noiose.
Provo sensazioni del tutto diverse, invece, andando a rileggere/riguardare questo vecchio albo del 1989, che raccoglieva le prime storie di Ramarro realizzate da un giovanissimo Giuseppe Palumbo e pubblicate inizialmente sulle pagine di Tempi Supplementari e Frigidaire. Mi stupisco sempre dell'estrema bravura dell'autore (che, lo sottolineo, all'epoca aveva poco più di 20 anni), ma soprattutto riesco ancora a godere di ogni singola vignetta, apprezzandone l'inventiva e la ricchezza.
A Ramarro, sedicente "primo supereroe masochista", e anzi masoardimentoso, come viene successivamente definito da questo efficace neologismo, non interessa salvare il mondo o sconfiggere il male, come i suoi colleghi d'oltreoceano, ma vuole soltanto essere fatto a pezzi dai suoi avversari, provando grande piacere nell'umiliazione e nella mutilazione fisica. Del resto, il suo superpotere è quello di guarire da ogni ferita, riuscendo anche a farsi ricrescere parti del corpo tagliate via, se necessario.
A ben vedere, si tratta di un vero e proprio ribaltamento del concetto di supereroe, perché Ramarro non è un altruista ed evidentemente non ha un'etica della vittoria e della disciplina: la sua condotta sfugge allegramente alla morale corrente e i suoi unici obiettivi sembrano essere l'autodistruzione e la sconfitta. Forse metafora della fine di un'era, forse semplice divertimento senza freni, di Ramarro bisogna sottolineare anche l'abbacinante bellezza delle tavole, dove personaggi plastici e sensuali, e mostri esagerati, si muovono come schegge pazze in scenari dai colori psichedelici, accompagnati da testi abbondanti e pieni di rimandi colti. Figlio di tanti padri (Magnus, Ranxerox, Scòzzari e i supereroi veri e propri della Marvel), Ramarro è stato il primo personaggio importante realizzato da Palumbo, che poi si distinguerà come uno degli autori più eclettici e bravi del panorama internazionale, spaziando con grande disinvoltura dal fumetto popolare (Martin Mystère, Diabolik) a lavori più personali e innovativi, e trovando anche il tempo di pubblicare per il Giappone e di partecipare a performance che mescolano il disegno, il teatro e gli audiovisivi, sempre con un occhio attentissimo alle derive culturali della nostra epoca.

Mi risulta che le storie pubblicate in questo primo volume delle edizioni Primo Carnera non siano ancora state ristampate ad eccezione di una (La vergine della tempesta), presente nel vol. n. 28 della collana 100 anni del fumetto italiano. Le avventure di Ramarro sono poi proseguite in un secondo volume, sempre edito da Primo Carnera, e poi con storie su varie riviste e miniserie, in parte raccolte in un terzo volume, stavolta pubblicato delle edizioni Phoenix (Seconda pelle).

Voto: 8,5

Alessio Bilotta


Immagine rubata dall'ottimo articolo di Ned Bajalica, che trovate qui


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