18/09/14

UFAG #183: "UNA SETTIMANA DI BONTÀ"


L'accostamento è probabilmente troppo ardito, però quando ho ripreso in mano questo libro del pittore surrealista Max Ernst (1891-1976), composto da tre romanzi per immagini realizzate con la tecnica del collage, non ho potuto fare a meno di pensare ad una vecchia invettiva di Luther Blissett contro i fumetti Bonelli, che trovi qui. In sostanza, si invitava il lettore ad appropriarsi dei vari Tex, Dylan Dog e Nathan Never per ricrearli e far fare loro quello che gli pareva meglio, nella convinzione che questi eroi ne avrebbero avuto solo di che guadagnare.
Non mi risulta che nessuno abbia mai raccolto questa provocazione, anche se esiste un precedente importante con Snake Agent del grandissimo Stefano Tamburini, che riutilizzò a suo piacimento alcune strisce americane degli anni '40. Penso che proprio una tecnica come il collage, magari aggiornata grazie ai moderni strumenti digitali, sarebbe il modo migliore per ricreare i fumetti popolari, perché si potrebbero dare significati nuovi, e più pregnanti, ad icone forse ormai svuotate di qualunque senso che non sia l'autoreferenzialità.
I lavori di Max Ernst raccolti in questo volume (Une semaine de bonté - realizzato in Italia nel 1933 - e i precedenti La femme de 100 têtes e Rêve d'une petite fille qui voulut entrer au Carmel) non sono stati creati a partire da fumetti, ma da incisioni realizzate per romanzi popolari, riviste di scienza e cataloghi di vendita del secolo precedente: l'effetto è sorprendente, sia per il raffinato impatto visuale (non si riesce a capire che non si tratta di illustrazioni originali), sia per il risultato complessivo, che, attraverso queste sequenze di immagini misteriose e profondamente inquietanti, riesce nell'intento di colpire con violenza alcuni bersagli cari all'artista, come le nascenti dittature dell'epoca, la chiesa e la società borghese. Si tratta di creature e ambientazioni che sembrano provenire direttamente dalle dimensioni dell'incubo e dell'ansia, e che solo in qualche caso si riconciliano alla poesia e a fantasie più piacevoli: i temi dominanti sono infatti quelli della brutalità, della catastrofe e della sessualità morbosa, mischiati con elementi mitologici e del folklore popolare per ricreare, appunto, un mondo irreale ma allo stesso tempo familiare e sicuramente rivelatore.

Trovo che la situazione del fumetto italiano, da molti anni a questa parte, sia carente di idee davvero originali, soprattutto perché diversi giovani autori vogliono imitare i loro artisti di riferimento o seguire le mode editoriali del momento, anche se in molti casi poi si scopre che, in realtà, alla fine gli interessa soltanto disegnare i personaggi amati nell'infanzia e nell'adolescenza. Non c'è niente di male in questo, ma io spero sempre che prima o poi venga fuori un seguace di Luther Blissett che si ispira a Max Ernst.

Il volume, nell'elegante edizione Adelphi, risulta disponibile sul sito dell'editore (qui), consta di 497 pagine e viene offerto a 32,30 €.
Sul sito del Museo d'Orsay (qui) trovi invece una bella analisi di questi lavori di Ernst.

Alessio Bilotta




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