22/06/14

OFF-TOPIC: "THE DARK SIDE OF THE SUN"


Non amo molto i multisala, anche se probabilmente sono i cinema dove la qualità audio/video è la migliore. Non ne sopporto il contorno, il design da centro commerciale, l'odore pervasivo di cibo pericoloso, le divise dei dipendenti, i posti con i numeri assegnati, le pareti infinite traboccanti di gomme e caramelle dai colori più improbabili. Sono abbastanza vecchio da ricordarmi quando nei cinema si poteva fumare, e anche se il fumo mi ha sempre dato fastidio, rimpiango un po' quell'atmosfera romantica da quattro soldi, poi rivissuta in prima persona nei miei anni d'oro da cinephile, quelli in cui battevo senza sosta il territorio fiorentino, da solo, alla ricerca di film invisibili proiettati in commoventi salette di periferia.
Nel multisala in cui sono andato ieri, c'ero stato in precedenza solo un'altra volta, in un'altra vita, a vedere una cosa come Freddy contro Jason, che all'ultimo momento, in coda alla biglietteria, vinse la sfida contro un film di Bertolucci... Devo ammettere che non ricordavo un'atmosfera così straniante, forse accentuata dall'implacabile luce estiva del pomeriggio: la struttura è situata all'estrema periferia, praticamente sotto un cavalcavia, e prima dell'ingresso alle sale, nell'ampio parcheggio rovente, ci sono un paio di locali addobbati con le bandiere dei mondiali, dai quali già alle 17 si sprigionavano i miasmi di fritture insalubri e il fumo bianco delle braci. Oltrepassata questa soffocante anticamera, ci sono le scale mobili, e poi finalmente le biglietterie, dove ragazze molto solerti, con il piglio da telefonista, ti riempiono di timbri omaggio e di inspiegabili, per me, mini brochure di offerte cinematografiche online, cioè praticamente un autogol. Per fortuna, una volta dentro la sala, l'atmosfera cambia, anche perché il buio può essere molto misericordioso.
Appena inizia il film, infatti, questo straordinario film italiano di Carlo Shalom Hintermann, arrivato in sala dopo mille peripezie, la magia del cinema funziona ancora: subito dopo le primissime immagini mi sono dimenticato di tutto quello che avevo visto là fuori, e sono stato immediatamente catturato dalla storia. Un racconto straziante, commovente, che ti lascia alla fine con una strana sensazione di vuoto e di serenità insieme. I protagonisti sono ragazzi affetti da una rara malattia, lo Xeroderma Pigmentoso, che in poche parole impedisce a queste persone di essere esposte alla luce del sole, perché l'esposizione può provocargli lo sviluppo di neoplasie. Il film è un insolito e riuscito ibrido fra il documentario e l'animazione, perché le interviste ai ragazzi e alle persone che gestiscono il campus dove sono accolti, sono inframmezzate da una storia fantastica con protagonisti gli stessi ragazzi in versione anime, che racconta con grande delicatezza l'equilibrio fra la luce e il buio, fra il bene e il male, in un'avventura poetica che non ha nulla da invidiare ai grandi capolavori di Miyazaki. Anzi, e per questo non giudicatami blasfemo, appurando le enormi difficoltà a livello di tempi, organizzazione e budget che ha dovuto affrontare lo sparuto manipolo di eroi guidati dal grandissimo Lorenzo Ceccotti, il risultato è forse addirittura superiore. Di Ceccotti in arte LRNZ avevo già parlato qui, e ora non posso fare altro che confermare quanto avevo già sostenuto, e cioè che si tratta di uno dei più bravi ed originali artisti visuali (e non solo) contemporanei, tecnicamente straordinario e con una sensibilità decisamente fuori dal comune.
Qui trovate la sua intervista a Fumettologica dove racconta le genesi del film, e qui invece una bella recensione del Conte Zarganenko.
Anche l'oscurità può racchiudere la luce, e la bellezza può celarsi persino dietro i cancelli infernali di un multisala (vedi l'elenco sotto), per cui non indugiate e andate a vedere il film, rimane in programmazione ancora qualche giorno.
Alessio Bilotta



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