26/06/13

LE COSE SEMPLICI DI UNA VOLTA

Anche ai turchi piace la semplicità:
copertina del DVD di un vecchio film su Zagor, interpretato dal sosia di Little Tony
Ci sono cose che faccio davvero fatica a capire. Ad esempio, non sono ancora sicuro di aver capito bene perché alcuni fumetti italiani continuino ad essere così popolari e di successo. Mi riferisco a quei fumetti che, nel corso dei decenni, sono rimasti sostanzialmente uguali a se stessi, salvo piccoli aggiustamenti per non risultare troppo anacronistici. Mi riferisco, ad esempio, ad un fumetto come Zagor, ininterrottamente in edicola fin dal 1962, che può vantare 40.000 (!) copie vendute ogni mese, lettori in lieve ma costante crescita e addirittura un film documentario in uscita nelle sale il prossimo autunno.
Per cercare di capire meglio, sono anche intervenuto come spettatore all’incontro che c’è stato qualche giorno fa con Gallieno Ferri, 84enne creatore grafico del personaggio e autore di tutte le copertine dalla prima fino ad oggi, oltre che di un numero enorme di pagine disegnate. Persona, peraltro, che mi ha fatto una bella impressione, ricca com'era di fascino e nobile semplicità. La serata era ben organizzata e la location dell’evento splendida, ma mi ci è voluto un po’ per comprendere cosa stava succedendo, e chissà se ci sono riuscito davvero.

22/06/13

..ma che, davero davero?

Valentina Melaverde, di Grazia Nidasio

È notizia di questi ultimi giorni che la Star Comics chiude "Davvero", la serie ideata e coordinata da Paola Barbato anche nella sua trasposizione cartacea, dopo l'esperimento web nato a fine 2011. Riprenderà per le Edizioni Arcadia solo nelle librerie specializzate, lo apprendo da un'intervista del blog Antani Comics alla stessa Barbato, che potete leggere qui.
Fra i motivi dell'insuccesso del progetto sono stati individuati le strategie editoriali, i sempiterni problemi di distribuzione e alcuni difetti di comunicazione, ma non sono praticamente mai state messe in discussione la bontà dell'idea e la qualità della sua realizzazione.
Potrebbe essere, invece, che l'insuccesso in edicola di "Davvero", oltre che da certi fattori strutturali decisamente più complicati da controllare, sia dipeso anche dal fatto che questo fumetto non è piaciuto abbastanza.
Spero che gente più brava e preparata di me abbia voglia di approfondire meglio l'argomento, da parte mia posso soltanto dire di aver acquistato e letto il n. 1 e di essermi fermato lì. Proprio non ero riuscito a farmelo piacere, per quanto riconoscessi la professionalità della realizzazione e l'originalità dell'idea, almeno per il panorama editoriale italiano attuale.
Ammetto, per chiarezza, di non essere mai stato un amante di un certo tipo di storie, che definirei di "piccolo romanticismo di formazione", ma credo che la ragione principale del mio mancato gradimento risieda altrove, e per la precisione nello stile scelto per raffigurare i personaggi.
Uno stile molto realistico che, come evidenzia Scott McCloud in uno dei passaggi più riusciti del fondamentale "Understanding Comics", aumenta la distanza fra lettore e personaggi, non favorendone in alcun modo l'identificazione.
Concetti esemplificati bene da questa mini sequenza illuminante:


Si tratta, a ben vedere, dello stile tipico di tantissime produzioni italiane (e non solo), e sicuramente di molte fra quelle di maggior successo (e non solo). Uno stile che considera il lettore come uno spettatore, sebbene la cosiddetta "arte sequenziale" non abbia poi così tante cose in comune con il cinema, perché i personaggi disegnati non parlano, non si muovono e non hanno nemmeno una colonna sonora d'accompagnamento. Credo, inoltre, che il fascino di potersi identificare in un avatar, in un alias o in un cartoon, sia, oggi più che mai, un elemento molto forte, dal quale non si dovrebbe prescindere al momento di scegliere che tipo di risultato si vuole ottenere, o quale tipo di pubblico interessare.
Non so se siano proprio questi alcuni dei motivi dell'insuccesso di "Davvero", di sicuro io avrei preferito un altro tipo di approccio visuale e narrativo, magari più vicino proprio a quello adottato dagli shojo manga, che a suo tempo furono usati come metro di paragone per presentare la serie.
O magari sarebbe stato più utile e interessante prendere a modello il lavoro della grandissima Grazia Nidasio, mai ricordata e celebrata abbastanza.

Buon weekend a tutti, e specialmente a chi andrà al CRACK!.

Alessio Bilotta

PS: no, non ho potuto usare lo scanner.

11/06/13

CORSI, RICORSI E SCARABOCCHI



La prima volta che mi sono imbattuto nei lavori di Maicol&Mirco c'erano ancora le lire, e quell'albetto piccolo e smilzo, che si intitolava "Gli scarabocchi" (...proprio così...), ne costava 2000. Una pubblicazione antica che però conteneva già molti dei concetti che sarebbero stati sviluppati nel corso degli anni, e che mi colpì subito per quella sua peculiare e cupa freschezza. Istantanee brutali e personaggi abietti, campioni di una filosofia ferocemente pragmatica che però nasconde(va) sempre, a guardar bene, una sorprendente dolcezza e un umorismo salvifico. Mi colpì molto anche lo stile con cui erano disegnati i protagonisti, grovigli di graffi neri che però, in qualche modo bizzarro, mi richiamavano alla mente alcuni classici dell'animazione, come i Looney Tunes: del resto, anche in quei casi i personaggi morivano e resuscitavano in continuazione, facendoci ridere di loro, della violenza e della morte.
Si parla molto, negli ultimi tempi, dei cosiddetti "fumetti di realtà", che poi non sono altro che storie che raccontano di situazioni verosimili, biografie o reportage disegnati. Spesso lavori un po' tristi, anche se talvolta eccellenti, ma credo che niente sia più reale della malasorte, del dolore e della morte, e niente è più bello che riuscire a riderci sopra.

Conobbi personalmente Maicol solo qualche anno dopo, all'edizione 2009 di Lucca Comics. Fu uno dei primi ai quali esposi i progetti iniziali, all'epoca piuttosto confusi, di quel gruppetto di amici che di lì a pochissimo avrebbe fondato Slowcomix. E sempre Maicol fu di nuovo uno dei primi ad aderire al progetto "i Divi", la creatura di cui ancora andiamo più orgogliosi, realizzando un meraviglioso Craxi che rimane uno dei miei prodotti preferiti in assoluto.
Negli anni ci siamo incrociati molte volte alle fiere o alle presentazioni, e in ogni circostanza è stato piacevole scambiare delle idee sui fumetti in generale e sulle iniziative firmate da Maicol&Mirco in particolare, che nel tempo sono diventate sempre più numerose e interessanti: i Superamici, Hobby Comics, Orso Bimbo, le collaborazioni con XL, Hanchi, Pinchi e Panchi, il logo di BilBOlBul, gli Arcanoidi fino a Gli Scarabocchi animati, e sicuramente ho dimenticato qualcosa.
Sono molto felice, quindi, di partecipare, addirittura nella veste indegna di presentatore, all'incontro che Maicol farà domani alla fumetteria della mia città, nella quale, per chiudere idealmente il cerchio, nacque Slowcomix e dove spesi volentieri quelle 2000 lire.
Perciò non avete altra scelta: liberatevi da tutti i vostri impegni e venite a incontrare Maicol a Prato, in via Ser Lapo Mazzei 26, presso la libreria Mondi Paralleli. Ore 18, puntuali mi raccomando.

Alessio Bilotta