26/06/13

LE COSE SEMPLICI DI UNA VOLTA

Anche ai turchi piace la semplicità:
copertina del DVD di un vecchio film su Zagor, interpretato dal sosia di Little Tony
Ci sono cose che faccio davvero fatica a capire. Ad esempio, non sono ancora sicuro di aver capito bene perché alcuni fumetti italiani continuino ad essere così popolari e di successo. Mi riferisco a quei fumetti che, nel corso dei decenni, sono rimasti sostanzialmente uguali a se stessi, salvo piccoli aggiustamenti per non risultare troppo anacronistici. Mi riferisco, ad esempio, ad un fumetto come Zagor, ininterrottamente in edicola fin dal 1962, che può vantare 40.000 (!) copie vendute ogni mese, lettori in lieve ma costante crescita e addirittura un film documentario in uscita nelle sale il prossimo autunno.
Per cercare di capire meglio, sono anche intervenuto come spettatore all’incontro che c’è stato qualche giorno fa con Gallieno Ferri, 84enne creatore grafico del personaggio e autore di tutte le copertine dalla prima fino ad oggi, oltre che di un numero enorme di pagine disegnate. Persona, peraltro, che mi ha fatto una bella impressione, ricca com'era di fascino e nobile semplicità. La serata era ben organizzata e la location dell’evento splendida, ma mi ci è voluto un po’ per comprendere cosa stava succedendo, e chissà se ci sono riuscito davvero.
Credevo, infatti, che ci sarebbe stato più spazio per raccontare Gallieno Ferri come uomo, un personaggio interessante che alla sua bella età va ancora regolarmente in canoa, e invece si è parlato soprattutto di Zagor. Non credo che ci fossero soltanto motivi di carattere commerciale (l’occasione dell’incontro era la recente uscita di un albo speciale del nostro eroe), probabilmente si è data la precedenza a ciò che interessava di più ai numerosi convenuti, vale a dire dettagli, retroscena e curiosità sulla vita fittizia del cosiddetto “Spirito con la Scure”. Non a caso l’albo speciale di cui sopra è incentrato sulla storia della mamma di Zagor.
Stupore. Incredulità. Senso di smarrimento e di estraneità. Perché mai quelle persone, quasi tutti con la faccia da bravi ragazzi un po’ invecchiati, erano tanto interessati ad argomenti per me invece di così scarso significato e di pochissimo fascino? Perché non sono state approfondite altre tematiche, ad esempio sul linguaggio, sullo stile, o magari sul valore di icona pop che indubbiamente riveste un personaggio come Zagor?
Forse perché non era la sede giusta e non c’era poi molto da dire, o forse perché a questo tipo di lettori piacciono di più le cose semplici. Intendiamoci, non è una critica, ma solo una constatazione. Dopotutto, la semplicità ha il suo fascino: non richiede impegno, non abbisogna di sforzi intellettuali, non presuppone particolari conoscenze. Si tratta di storie costruite su elementi solidi e immutabili, almeno in una visione del mondo che privilegia la linearità e la tradizione, cioè, per dirla in un altro modo, che tiene sempre presenti i famigerati “sani principi”. Quindi il Bene, il Male e l’Avventura, ma senza troppi crucci, con un solo livello di lettura e pochi stimoli intellettuali a vantaggio di quelli emotivi, anche se si tratta di emozioni molto semplici, elementari, quasi innocue. Emozioni allo stesso tempo vecchie ed immature.
Si accennava, nel post precedente, al significato del “cartoon” nella comunicazione visuale: forse alcuni dei fumetti popolari italiani hanno fatto un percorso in qualche modo complementare, e la “semplificazione che diventa amplificazione”, sempre per citare McCloud, non sta nei disegni, sempre piuttosto realistici, ma nei contenuti, alleggeriti da qualunque genere di complessità o sfaccettatura e pronti per essere digeriti rapidamente.
Diventa arduo capire se sono i lettori a chiedere questo o se invece sono gli editori che non vogliono rischiare, però io sono sicuro che esiste anche un pubblico più esigente e curioso, che forse andrebbe soltanto stimolato e informato meglio.
Prossimamente, tutto sulla nonna di Cico.

Alessio Bilotta

PS: grazie all'amico Pitoff per i preziosi spunti alla base di questo pezzo.



4 commenti:

Mort Cinder ha detto...

Mi permetto di intervenire un attimo sulle impressioni di Alessio perché lo scorso anno ho partecipato all'incontro con Fabio Civitelli, serata interessante anche quella, ma che soffriva degli stessi problemi di quella recente su Ferri, che poi è stata su Zagor. E' vero, certi lettori così "fissati" solo su banalità. Si parlò per una buona mezz' ora del bacio fra il figlio di Tex e una fanciulla. Fu imbarazzante assistere a questo spettacolo, ben poco e pochi si avventurarono sul terreno dell' analisi del lavoro di Civitelli, veramente notevole, graficamente uno dei Texoni più belli. Forse è stato lo stesso Sergio Bonelli ad abituare il lettore alla calm routine di personaggi che usano termini come satanasso, vecchio cammello, giuda ballerino, diavoli dell'inferno, Ayaaaaaaackh, il festival della monotonia. Non che manchi la professionalità, ma se si escludono un paio di personaggi, certamente manca la fantasia. Questo è il marchio Bonelli, un placido fiume che scorre perenne senza piene ne secche.

Slowcomix ha detto...

Ciao Mort,
grazie per il tuo contributo e complimenti per il nuovo alias. Pronti a pubblicare un tuo intervento su questo bellissimo personaggio, se ti va.

Come sai, non seguo molto le pubblicazioni Bonelli, e in genere tutto ciò che è seriale. Credo però che l'atteggiamento dei fan che abbiamo notato sia comune a tutte le produzioni, per così dire, "aziendali", siano esse fumetti di qualunque latitudine, serie televisive, canzoni ecc. ecc.
Di sicuro molti fumetti popolari italiani spiccano per il loro immobilismo stilistico e contenutistico, ma evidentemente questa scelta paga, o almeno ha pagato finora. C'è anche da dire che l'età media dei presenti all'incontro con Ferri mi sembrava piuttosto alta, tolti un paio di ragazzini erano tutti sopra i 35, forse è anche per questo che i cambiamenti sono così rari. Tuttavia, mi sembra difficile che un giovane lettore di manga possa poi passare a Zagor o Tex, e d'altro canto ci sono pochissime pubblicazioni dirette a ragazzi e bambini. Forse nessuna, a parte il Giornalino e la roba della Disney, se non sbaglio Garfield ha già chiuso.
Mi sembra anche difficile che un editore importante come Bonelli non sia interessato ad acquisire nuovi lettori, e in particolare fra i giovani, ma come detto prima, non seguo bene tutta la loro produzione.
Il mercato secondo me sta cambiando rapidamente, e il fumetto rischia di diventare una nicchia ancora più ristretta... speriamo di no!

Mort Cinder ha detto...

In questo senso riesco a spaziare a 360°, pur avendo una preferenza in assoluto per altri prodotti devo dire che la macchina Bonelli qualcosa di di9screto riesce a produrre. E' vero, ci sono personaggi che non digerisco, altri banalotti, ma nel complesso credo si debba dare atto all'editore di offrire un panorama abbastanza ampio in cui muoversi. Negli ultimi tempi purtroppo la qualità media si è un po' abbassata, però ogni tanto almeno sul solito Dylan Dog o Dampyr si raccolglie qualche piccola perla, per il resto il panorama è abbastanza monotono se non deludente. Spenderei due parole sulla serie "le storie" perché, pur nei limiti sopra indicati, attualmente mi sembra quella con la qualità media più alta. I problemi cominceranno quando si arriverà a superare un certo numero di uscite. La cadenza mensile impone un carico di lavoro notevole, non tanto per i disegnatori quanto per soggettisti e sceneggiatori, quest' ultimi non sono poi così tanti e le idee talvolta latitano. A presto.

Anonimo ha detto...

credo che dipenda dall'autore in questione.
Ricordo che con Ausonia l'incontro divenne una sorta di lezione sulla fabula, mercato e il ruolo dello spettatore. Invece Civitelli e immagino Ferri (non sono stato presente) abbiamo preso l'incontro come una serata tra amici. Ausonia a Mondi Paralleli ha parlato da tiranno di Atene. Non si sentiva che la sua voce. Non dipende sempre dal pubblico, a volte. Sul fatto che Zagor venda 40.000 fumetti... tra dieci anni saranno 10.000 e poi chissà ... oppure la Bonelli si inventa che Zagor è il clone di Magico Vento e si riconquista attualità. Chissà. Ieri sera ho visto Pacific Rim. Io l'ho trovato a tratti noioso ... chi era accanto a me l'ha definito il film che attendeva da quando aveva dieci anni. Eppure credo che abbiamo ragione entrambi ...

237/101.