15/11/12

LA CLINICA DEI FUMETTI ep. 2

Un numero di Tex deturpato da un illustre scarabocchiatore, Napolitano in persona 
Pensavate che ci fossimo scordati di voi, inguaribili collezionisti di pezzi rarissimi e a volte malconci?
Niente affatto, e quindi ecco qui un'altra serie di utilissimi consigli generosamente elargiti dall'esimio prof. Magni, che stavolta si occupa di scarabocchi.
Buona lettura!


Ciao a tutti, avere per le mani un albo deturpato da una firma e/o scritte varie è uno dei problemi più comuni che si riscontrano fra i collezionisti. Le indicazioni che darò qui di seguito vanno adottate sempre con una certa cautela, se non vi sentite in grado di operare rivolgetevi a chi lo fa comunemente.
Cominciamo con i pennarelli, grosso modo ci sono due categorie, gli idrosolubili, comunemente definiti lavabili e gli indelebili, per intenderci quelli che vengono solitamente usati su CD e superfici rigide. Per il trattamento degli indelebili dovrei dire che non ci sono soluzioni, si può risolvere il problema se la base è lucida, meglio ancora se plastificata. Si imbeve leggermente un batuffolo di cotone con alcool e con cautela si comincia a rimuovere la scritta, il risultato è garantito sulle basi plastificate, su quelle lucide, il lucido è ottenuto con un colore trasparente in fase di stampa, si deve fare maggiore attenzione, di solito il risultato è comunque soddisfacente. Se il pennarello indelebile si trova, ahimè, nelle pagine interne non c’è niente da fare, l’uso dell’alcool potrebbe peggiorare il risultato. Infatti la porosità della carta creerebbe un effetto di diffusione del colore senza eliminarlo, quindi allargando il problema invece di circoscriverlo. Non provate ad usare altri solventi, tipo acetone o altro, l’acetone in particolare essendo molto aggressivo potrebbe avere un effetto disastroso anche sull’inchiostro di stampa. Per quanto riguarda i pennarelli idrosolubili, le operazioni comportano l’uso dell’indispensabile candeggina. Che la scritta incriminata sia in copertina o nelle pagine interne poco cambia. Con il classico cotton fioc leggermente imbevuto si tampona delicatamente una parte della scritta, si lascia asciugare e si ripete l’operazione. Se dopo tre o quattro tentativi la scritta non è sparita o si è schiarita fino a diventare quasi invisibile è bene non insistere, la scritta ve la tenete. Però nel 90% dei casi il risultato sarà ottimo. Per la biro, o meglio, le biro, inoltrarsi nel labirinto dei solventi serve solo a perdere tempo. Personalmente uso un metodo un po’ difficoltoso ma funzionale. La cosa più importante consiste nel fatto che la scritta non sia “selvaggia”, ovvero, reiterata, con segni pesanti che creano un vero e proprio solco sulle copertine e minano l’integrità della carta all’interno. Se sono semplici segni munitevi di: trincetto, gomma per cancellare morbida e aggiungerei anche carta abrasiva a grana finissima, indispensabile anche una lente d’ingrandimento. Usate il trincetto raschiando leggermente con la punta lungo la linea di scrittura, fate in modo di agire solo sulla superficie, lentamente la scritta tenderà a scomparire, ovviamente qualche piccola traccia d’inchiostro potrà ancora essere evidente, queste le potrete rimuovere usando con delicatezza la carta abrasiva e la gomma. Ripeto, è un lavoro lungo e faticoso, ma il risultato sarà davvero buono. Un’ultima raccomandazione, la carta su cui si opera non deve essere eccessivamente sottile, potrebbe verificarsi lo sfondamento e un foro che richiederebbe ulteriori interventi. La rimozione dalla copertina comporterà inevitabilmente la perdita del colore. Se ve la sentite con un buon set di matite acquerellabili e pennelli morbidi di dimensioni variabili risolverete anche questo problema. Alla prossima.

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