07/05/13

VEDI NAPOLI

Illustrazione di Akab tratta da "Storia di una madre" (Alessandro Berardinelli Editore)
Qualche giorno fa si è svolta a Napoli l’edizione 2013 del Comicon, con l’assegnazione dei Premi Micheluzzi. Il premio più importante, cioè quello per il miglior fumetto, è stato attribuito, come ormai tutti sapranno, a “Un polpo alla gola” di Zerocalcare.

Devo ammettere che inizialmente la notizia mi ha un po’ sorpreso, perché ritengo quel libro un discreto prodotto di intrattenimento, ma niente di più. Anzi, per dirla tutta, credo sia anche meno riuscito del precedente, “La profezia dell’Armadillo”, senza contare che nella cinquina dei finalisti c’erano altri candidati molto più interessanti. Ma è solo una mia opinione, si capisce. Mi sono chiesto lo stesso, tuttavia, che bisogno ci fosse di far vincere un’opera già ampiamente premiata dal mercato, con le sue vendite da capogiro a 5 cifre. Pensavo, un po’ ingenuamente, che un festival dovesse portare all’attenzione del pubblico i lavori più originali e qualitativamente più eccelsi, ma non avevo fatto i conti con i presupposti che tengono in piedi queste manifestazioni e che, alla fine, danno un po’ di ossigeno a tutto il movimento, o almeno ad una sua grossa fetta. È innegabile, infatti, che premiare un campione di vendite, quello che è indubbiamente il personaggio del momento, sia positivo soprattutto per la stessa organizzazione che assegna il riconoscimento, che ne guadagna molto in termini di stampa, immagine e alla fine anche di biglietti staccati. Forse, e dico forse, il premio al buon Michele Rech è anche un premio al Napoli Comicon… e in effetti, a pensarci bene, il Festival di Sanremo l’ha vinto Marco Mengoni.
Parafrasando il suo illustre concittadino, il bis-presidente Napolitano, che proprio in quei giorni definiva come “inevitabile” l’incarico a Letta, anche Lello Arena avrebbe potuto definire a quel modo il premio a Zerocalcare.
Per quel che vale la mia opinione, io il premio l’avrei assegnato a “Storia di una madre” di Akab, ma questa è, per l’appunto, un’altra storia.

Alessio Bilotta

04/05/13

COMICA - London International Comics Festival

Avrei voluto cominciare questo post con una citazione riguardante la tendenza naturale degli italiani all'autodenigrazione, ma ho perso il foglietto su cui l'avevo scritta -sono davvero una pessima, pessima persona.
Un paio di settimane fa, spinto da legittima curiosità di Kalonauta del Pulcherrimo, ho deciso di fare un salto al COMICA, un festival del fumetto indipendente ospitato presso i locali del Central St.Martin College of Design di Londra, a un passo dalla stazione di King's Cross. Ne ho approfittato per visitare anche il binario 9 e 3/4 della stazione, da dove parte il binario per Hoghwarts, come tutti i lettori di Harry Potter ben sanno. Ebbene, benché circondato da pendolari esausti, turisti deficienti e guide turistiche inette, una volta al festival avrei poi ripensato alla visita ad un binario inesistente come l'esperienza di gran lunga più appassionante della giornata.
Il festival è stato promosso e pubblicizzato con enfasi da Paul Gravett (che proprio a Londra risiede) come IL festival del fumetto indipendente. Mentre girellavo tra i banchi di uno stanzone in cemento armato, spintonato a destra e colpito a sinistra, cercando di trovare un po' d'aria pura in tutto quell'odore stantio di adolescenza mal svezzata, ripensavo con nostalgia alle passeggiate in quel di Lucca, dove anche il più brutto prodotto della peggiore self area della più abominevole edizione del Comics and Games difficilmente potrebbe sfigurare davanti al dilettantismo ostentato dai cosiddetti "artisti" che popolano il sottobosco del fumetto autoprodotto inglese.
Non scherzo, gente.

Ma siccome non voglio perdere tempo, energie e byte a deridere il brutto, che in quello è bravissimo da solo, faccio un elenco puntato delle cose belle del festival (ahimè niente foto - avevo dimenticato di mettere in carica la batteria della Nikon - sono una pessima, pessima persona)
1 - è un festival di fumetto indipendente e autoprodotto, che se ci si pensa è davvero una robona: niente grandi case editrici, niente stand di pupazzetti, action figures, magliette di Naruto; solo artisti, collettivi di artisti, piccole case editrici, tutti insieme a farsi vedere (e vendere);
2 - c'è l'attenzione di una grande istituzione che si occupa di CULTURA, il London College of Arts, che mette a disposizione spazi e risorse;
3 - c'è l'appoggio di Paul Gravett (se si riesce a passare sopra il fatto che ha chiamato la pagina Facebook del festival "Comica Social Club 2012", ma tanto anche il sito web non è aggiornato...);
4 - le robe belle di Nobrow, presenti anche loro al COMICA, delle quali il Prez ha già parlato e io mi prefiggo di parlare ancora in seguito (ma sono una pessima, pessima ecc.);
5 - altre cose bellosissime della Atlantic Press, che avrei voluto tanto comprare in massa ma erano rimaste poche copie, l'uva era acerba e nel mio portafogli c'era l'eco;
6 - Elliott Baggott, che pare simpatico come una scoreggia in ascensore ma fa cose interessanti;
7 - Andy Poyiadgi, il cui bellissimo Teapot Therapy, stampato in formato A2, campeggia nella mia cucina;
8 - i curiosi esperimenti di John Miers.

Insomma, c'è del bello e del buono ovunque, basta cercarlo bene!

26/04/13

PUZZA DI NERD


Scribbly, aspirante fumettista e nerd ante litteram creato da Sheldon Mayer (1936)
E insomma, ma da che parte sta Slowcomix? Qual è il suo documento programmatico a medio termine? Siamo disposti ad un governo di larghe intese?
A questi e ad altri quesiti, che nessuno hai mai osato chiederci ma dei quali tutti vorrebbero conoscere le soluzioni, cercherò di rispondere con questo post.
Bisogna partire da lontano, e per la precisione da Benjamin Nugent, autore del saggio Storia naturale del nerd, secondo il quale questa tipologia umana sarebbe composta da persone che, fra le altre cose: "nutrono una passione per attività tecnicamente sofisticate che escludono il coinvolgimento emotivo o fisico, il sesso, il cibo, la bellezza"... cioè, come dire, attività che escludono la vita. Non posso che condividere questa definizione, e anzi consiglio di leggere il libro per maggiori approfondimenti.
Il fatto che molti nerd siano anche lettori di fumetti è un dato ormai conosciuto da tutti, il fatto che siano nerd anche molti autori invece è un'informazione nota perlopiù agli appassionati.

28/03/13

Cold Turkey - Kaja Saudek Museum, Praha CZ

Fa freddo a Praga. Un vento gelido ti taglia la faccia, passanti frettolosi si tirano su il bavero del cappotto. Un tram passa sferragliando sui binari, triste e vuoto. Il profilo del Castello, alto spra Mala Strana, si ritaglia contro il cielo nebuloso, sordo e grigio come un pezzo di ghisa. Il golem e rabbi Loew ti guardano da un vicolo e poi spariscono rapidi, lanciandoti uno sguardo sdegnoso. Basta! Ne hai abbastanza di teatro nero, concerti di musica classica, orologi astronomici. Tutte trappole per turisti: tu vuoi conoscere la vera Praga, la Praga Magica!

Il Kaja Saudek Comics Museum è al numero 28 di Rijna 3, Nove Mesto, proprio di fronte alla stazione della metropolitana Mustek. Si entra dal bar Batalion, si paga il biglietto alla simpatica barista e si segue poi il simpatico giovinotto brufoloso ventenne in abito da grand'ammiraglio che vi farà da guida nei meandri del museo, locato al piano nobile sopra il bar e al quale si accede passando - non sto scherzando - da un condominio.
Il museo (piccola gallery fotografica qui) è decisamente piccolo, e interamente dedicato alla figura del più importante fumettista ceco, per l'appunto Kaja Saudek. Fratello del fotografo Jan Saudek, è stato più e più volte imprigionato sotto il regime comunista perché le sue opere erano ritenute diseducative, antipatriottiche e pornografiche (sento le antenne del presidente drizzarsi per l'interesse). Piccola nota: avete notato anche voi l'interesse che i regimi oppressivi hanno per i fumetti? Alla fin fine é sempre l'unico media che non viene utilizzato, strumentalizzato o piegato al potere, ma semplicemente bandito tout court.
La visita è stata un'esperienza decisamente interessante, complice il fatto di essere l'unico visitatore (!). Cosa espone il museo? Soprattutto tavole originali dei fumetti di Saudek (che amava lavorare in grandi formati) e locandine di film realizzate dall'artista, più una serie di tavole di artisti contemporanei che omaggiano il maestro. Da visitare se siete a Praga, per scoprire cosa si faceva durante la guerra fredda dall'altra parte della cortina. E per bersi una Staropramen al bar Batalion.
Esiste anche un piccolo shop, che però sembra essere più interessato a vendere magliette e stampe delle tavole di Saudek che fumetti. Peccato, una ristampa di PRIBEH! me la sarei comprata volentieri.
Per soddisfare la vostra scimmia da drogati di fumetti potete però visitare il grande centro commerciale Palladium, su Namesti Republiky: al piano interrato si trova Comics Point, una fumetteria sullo stile di Forbidden Planet, specializzata in albi di supereroi DC e Marvel (in inglese) ed action figures. Personalmente però mi sento di raccomandare di fare invece un salto alla caffetteria letteraria Gregor Samsa (Vodickova 30 Galleria U Novaku). Il servizio è ottimo ed, essendo una caffetteria letteraria, vendono libri! E hanno un'intera sezione di fumetti!
Cosa c'è di meglio allora, in un pomeriggio gelido, di sedersi a bere una cioccolata calda con in mano la vostra copia nuova fiammante di BOB FRIDL?

Approfondimenti su Kaja Saudek:
Kaja Saudek Comics Museum (la sezione in italiano è favolosa)
Lambiek Comiclopedia
Wikipedia
The Prague Post

20/03/13

PREFERISCO ESSERE UN PRINCIPE

Una tavola evocativa della mostra "Oltremai"


A volte, mentre gironzolo sui social network e sui blog dedicati al fumetto, mi assale lo sconforto. Ho come l’impressione che i lettori, ma spesso anche gli autori, ricerchino le emozioni non tanto nella storia o nei disegni, quanto piuttosto in altri ambiti, per così dire, “laterali”. Forse si ricerca solo un’incondizionata, per quanto relativa, gratificazione personale, o magari si vuole reclamizzare la propria appartenenza a qualche tipo di tribù, oppure si vuole entrare nel corteo adorante che sta dietro il santo del giorno. Credo sia capitato a tutti di notare, con sommo stupore, quanti “Mi piace” sono messi sotto a disegni che qualunque supervisore degno di questo nome dovrebbe invece indirizzare al cestino; oppure di notare le decine di commenti, apparentemente partecipati, che seguono alcune banalissime, eppure seriose, esternazioni pubblicate con una certa frequenza da autori più o meno famosi, più o meno bravi. Eh sì, perché spesso sembra che le capacità e la bravura non contino più: conta esserci, in qualunque modo, e conta rubare anche un solo secondo al famigerato quarto d’ora di celebrità (altrui).
Insomma, basta che un Ninì Stupendetti qualunque infesti la sua bacheca di anteprime discutibili, ché tutto il suo piccolo codazzo di invasati si eccita, sprecandosi in lodi altissime completamente fuori luogo e negandosi, in questo modo, la possibilità di essere partecipe di iniziative molto più meritevoli.